produzione dociaria

Dolfin, senza mercato 3milioni di uova pasquali

Ha prodotto più di tre milioni di uova di cioccolato pasquali per un totale di 670 tonnellate ma rischia di dover buttare tutto al macero

di Nino Amadore

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Ha prodotto più di tre milioni di uova di cioccolato pasquali per un totale di 670 tonnellate ma rischia di dover buttare tutto al macero


2' di lettura

Ha prodotto quest’anno poco più di tre milioni di uova di cioccolato pasquali per un totale di 670 tonnellate ma rischia, seriamente, di dover buttare tutto al macero. Parliamo in questo caso della Dolfin, azienda dolciaria di Riposto in provincia di Catania. Ma nelle stesse condizioni si trovano tutte le aziende del cosiddetto settore “ricorrenze”, ovvero quelle aziende che producono uova di Pasqua e colombe pasquali (in questo caso).

«Alla base c’è la chiusura dei grandi centri commerciali e di conseguenza la grande sofferenza degli ipermercati che vi si trovano all’interno - spiega il presidente di Dolfin Santi Finocchiaro -: il canale iper fino all’anno scorso valeva il 30% delle vendite pasquali. Vedendo diminuire l’utenza gli iper nelle scorse settimane hanno anche disdetto importanti commesse per le quali l’azienda aveva potenziato la produzione e si accingeva alla distribuzione nelle piattaforme della Grande distribuzione organizzata. I punti vendita più trafficati sono quelli di prossimità con la conseguenza che l’approvvigionamento è molto limitato». Insomma un bel guaio per un’azienda come la Dolfin che grazie agli investimenti su importanti licenze internazionali (dal fenomeno dei Me contro Te che spopolano a partire da YouTube all’intramontabile Barbie, al coniglietto Big) poteva contare a fine febbraio su un portafoglio ordini che registrava un incremento del 45% rispetto alla campagna pasquale dell’anno scorso.

Per l’azienda etnea, molto conosciuta per la produzione dei polaretti, il blocco delle vendite della campagna pasquale a causa del Coronavirus vale il 40% del fatturato complessivo (all’incirca 14 milioni)ma per «alcune aziende che non hanno i continuativi, ovvero i prodotti presenti tutto l’anno, questo periodo è l’unico momento in cui si mette a frutto il lavoro di un anno. Senza contare poi le altre filiere: gli artigiani, le pasticcerie» dice Finocchiaro. Insomma un intero comparto in ginocchio. Situazione talmente grave da spingere UnionFood, l’associazione di categoria, a chiedere aiuto al governo: il ministro per le risorse Agricole Teresa Bellanova, che nei giorni scorsi in un video ha lanciato l’hastag #iononrinuncioalletradizioni, «proprio in queste ore, ha ribadito di voler proseguire la campagna di comunicazione iniziata domenica scorsa - dice Finocchiaro -. Un intervento che punta a sensibilizzare la distribuzione assicurando nei negozi i prodotti della tradizione pasquale italiana». Iniziativa, quella del ministro, giudicata positivamente anche se l’appello degli imprenditori di questo comparto va direttamente alla Grande distribuzione organizzata che proprio in queste settimane ha avuto un boom di vendite di prodotti di prima necessità. E una ipotesi, sempre che la situazione a livello sanitario migliori, è di prolungare per quest’anno i festeggiamenti della Pasqua (che cade il 12 aprile) fino alla domenica successiva: è un modo, con la collaborazione della distribuzione organizzata e non solo, per tenere sugli scaffali le uova di cioccolato pasquali. Che altrimenti verrebbero restituiti, in quei casi in cui non è stato già fatto, ai produttori.

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