titoli di stato

Domanda boom per i BTp ventennali: ecco le sei ragioni del vento in poppa

Il Tesoro colloca un BTp ventennale attraverso un gruppo di banche. La domanda degli investitori arriva a 84 miliardi. Ecco perché

di Morya Longo

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Illustrazione di Laura Cattaneo/Il Sole 24 Ore

Il Tesoro colloca un BTp ventennale attraverso un gruppo di banche. La domanda degli investitori arriva a 84 miliardi. Ecco perché


3' di lettura

Non è una sorpresa. Era evidente che l’appetito sul mercato per i titoli di Stato italiani ci fosse. Ma ugualmente il risultato è anche superiore alle aspettative: lunedì pomeriggio il Tesoro ha annunciato l’emissione di un nuovo BTp di durata ventennale e già martedì all’ora di pranzo le banche incaricate del collocamento (Credit Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo e Jp Morgan) avevano raccolto tra gli investitori una domanda pari a 84 miliardi di euro. Questo ha permesso al Tesoro di emettere un BTp ventennale per la cifra tonda di 10 miliardi, cioè più delle previsioni: sul mercato alla vigilia erano infatti attesi tra i 6 e gli 8 miliardi. E ha soprattutto permesso al Tesoro (dunque al Paese) di risparmiare in termini di interessi:  se di prima mattina si prevedeva un rendimento pari a 12 centesimi oltre quello di un altro BTp già esistente sul mercato (quello con scadenza il 3 gennaio 2040), nelle ore successive il premio è stato limato a 9 centesimi e alla fine a 7. Morale: alla fine il BTp ventennale è stato emesso con un tasso d’interesse annuo dell’1,82%.

Le sei ragioni dell’ottimismo sui BTp

Come detto non è una sorpresa che la domanda per questo BTp sia forte. Nei giorni scorsi sono infatti usciti non pochi studi di banche d’affari ed economisti che elencano almeno sei ragioni per guardare ai nostri titoli di debito pubblico con un certo ottimismo da qui a fine anno. Sei ragioni che portano JP Morgan (che è stata poi una delle banche incaricate del collocamento) a guardare con favore l’acquisto di BTp (soprattutto settennali) a scapito dei Bund tedeschi. O che portano Intermonte a prevedere che lo spread possa restringersi fino a 120 punti base entro fine anno.

La Bce interventista

La prima riguarda la Bce. Soprattutto ora che l’euro sale, anche a causa della svolta della Fed sulla politica monetaria che ha avuto l’effetto di indebolire il dollaro: «Le performance dell’euro stanno mettendo sotto pressione la Bce affinché assuma una politica più accomondante - osserva Darrell Delamaide, analista di it.investing.com -. Qualsiasi prospettiva di allentamento della politica monetaria è di supporto alla performance dei titoli di Stato dei Paesi periferici, come l’Italia». Non deve dunque impressionare il fatto che ad agosto la Bce abbia comprato “solo” 1,72 miliardi di BTp rispetto ai 7,78 del mese precedente con il Qe (escluso il programma pandemico Pepp). Il sostegno c’è. Anche se nell’incontro Bce di giovedì non sono attesi grandi annunci, nel medio termine il mercato crede che supporto - indiretto - possa aumentare.

Il basso rischio politico

Poi c’è il rischio politico. JP Morgan indica la caduta del Governo italiano come uno dei due fattori di pericolo per i titoli di Stato di tutta Europa (l’altro è una seconda ondata di Covid). Ma, dato che JP Morgan considera basse le probabilità che il Governo cada davvero, anche dopo il referendum del 20 e 21 settembre, questo rischio diventa anzi un elemento di sostegno per i BTp: «Un aumento dello spread a cavallo del voto a causa dell’aumento dell’incertezza politica - scrive la banca Usa - è un’opportunità per comprare». Con un’ottica simile JP Morgan indica un altro elemento di forza per i BTp: il Recovery Fund. Motivo? «Il Fondo riduce il rischio estremo di frammentazione dell’Europa, diminuendo il pericolo di Italexit ancora prezzato nei BTp».

I prestiti agevolati e il calendario

Poi ci sono altri elementi di supporto. Li segnala Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte. Presto, per esempio, la Bce collocherà nuovi fondi Tltro alle banche: «Soldi - osserva Cesarano - che in una prima fase saranno probabilmente investiti in BTp». Non solo: da qui fine anno scadranno BTp e CcT (cedole incluse) per circa 60 miliardi di euro: liquidità che il mercato potrà reinvestire, sostenendo la domanda. Poi arriveranno i fondi europei del Sure (27 miliardi) e - chissà - prima o poi anche quelli del Mes (36 miliardi): questo ridurrà la pressione sul Tesoro per emettere titoli. Tutto questo porta non pochi analisti a pensare che la fine dell’anno possa essere favorevole. Se sarà effettivamente così saranno i prossimi mesi a dirlo. Di certo ora il Tesoro ne può approfittare. Così ha fatto.

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