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Dombrovskis: «Misure temporanee e mirate nei bilanci, no a stimoli ampi»

Il vicepresidente della Commissione europea esorta i Paesi membri ad attuare politiche economiche equilibrate nel varo delle manovre finanziarie per il 2023

di Beda Romano

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4' di lettura

Incalzata da una instabile scena internazionale, la Commissione europea intende promuovere nuovi accordi commerciali a livello mondiale, ha annunciato in una intervista il vicepresidente Valdis Dombrovskis. L’obiettivo è «diversificare gli approvvigionamenti», «evitare nuove dipendenze» e sostituire i controversi mercati russi e cinesi. Mentre il governo Meloni prepara il bilancio 2023, l’uomo politico ha anche esortato a sostenere l’economia con «misure mirate e temporanee».

Un nuovo senso di urgenza

«Vi è da parte dei Ventisette un nuovo senso di urgenza e di importanza geopolitica ad accelerare gli accordi di libero scambio», ha affermato il vicepresidente Dombrovskis, 51 anni, parlando a un gruppo di quotidiani europei, tra cui Il Sole 24 Ore. «L’ultimo incontro ministeriale dedicato al commercio ha mostrato un ampio consenso su questo tema». In giugno, 15 Paesi, tra cui l’Italia e la Germania, hanno sostenuto questo obiettivo in una lettera inviata a Bruxelles.

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L’esecutivo comunitario ha raggiunto di recente un accordo politico con la Nuova Zelanda e si dice convinto che è vicina la firma di intese con il Cile e il Messico. Un accordo con l’Australia dovrebbe essere finalizzato nella prima parte del 2023. Negoziati sono in corso anche con l’India e l’Indonesia. «L’arrivo in Brasile di un nuovo governo (è stato appena eletto Lula alla presidenza del Paese, ndr) sarà l’occasione per fare il punto sull’intesa con il Mercosur», ha aggiunto l’ex premier lettone.

I difficili accordi commerciali

Proprio l’esempio del Mercosur rivela quanto negoziare, firmare e soprattutto ratificare accordi commerciali non sia sempre facile. Il trattato è chiuso dal 2019, ma non è mai stato ratificato per via delle scelte poco ambientaliste dell’amministrazione Bolsonaro, uscita sconfitta dalle urne. Pur in vigore temporaneamente, lo stesso accordo di libero scambio con il Canada (il Ceta firmato nel 2016) è alle prese con un lungo iter di ratifiche nazionali che si è dimostrato ricco di ostacoli e di imprevisti.

Nel 2021, l’Unione europea si è rivelata ancora una volta il più importante protagonista del commercio internazionale, con un import-export pari a oltre il 16% del commercio mondiale. I Ventisette sono legati da 46 accordi commerciali con 78 partner in giro per il mondo. Secondo la Commissione europea, le esportazioni europee danno lavoro in Europa a 38 milioni di persone, con un aumento di due terzi rispetto al 2000; più di 14 milioni di questi lavoratori sono donne.

Una politica economica equilibrata

Sul fronte più europeo, il vicepresidente Dombrovskis è tornato a esortare i Paesi membri ad avere una politica economica equilibrata: «Non crediamo che un ampio stimolo di bilancio nel 2023 sia giustificato. Siamo invece convinti che le misure in questo senso debbano essere temporanee e mirate (…) Un sostegno troppo generalizzato contribuirebbe all’inflazione, indurrebbe un aumento dei tassi d’interesse, riducendo di converso lo spazio di bilancio dei singoli Paesi».

«Finora – ha sottolineato l’uomo politico – il 70% delle misure decise dai governi non è stato né temporaneo né mirato (…) In buona sostanza, dobbiamo evitare che ci sia contraddizione tra la politica monetaria e la politica di bilancio». La presa di posizione giunge mentre il governo Meloni sta preparando la Finanziaria per il 2023, attesa a fine mese. Roma ha promesso politiche economiche prudenti, ma la perdurante guerra in Ucraina rende sempre difficile la quadratura del cerchio.

Meglio un approccio a due livelli

«Ridurre per tutti l’imposta sul valore aggiunto o le accise si traduce in un sostegno generalizzato all’economia ed elimina dal prezzo un valore segnaletico sempre utile – ha aggiunto l’ex premier lettone -. Preferisco l’approccio a due livelli.

Per esempio, nei confronti dei nuclei famigliari, lo Stato può decidere di sussidiare le bollette fino a un certo livello di prezzo e poi superato questo tetto far pagare ai privati il prezzo di mercato. È un meccanismo più facile da adottare e meno costoso per il bilancio».

La discriminazione dei prodotti europei

Tornando alle questioni commerciali, da settimane ormai Bruxelles sta facendo notare a Washington che il recente Inflation Reduction Act discrimina i prodotti europei perché, tra le altre cose, impone ai produttori di usare componentistica locale, in particolare nelle auto. L’obiettivo della legislazione non è solo di ridurre l’inflazione, ma anche di “rinverdire” l’economia, vale a dire renderla più rispettosa dell’ambiente.

«Abbiamo difficoltà in Europa ad accettare la scelta americana, tanto più che dai noi i sussidi alle auto verdi sono aperti a tutti: in settembre l’auto più venduta in Germania è stata una Tesla americana Modello Y – ha notato il vicepresidente –. Ne stiamo discutendo a livello bilaterale. Intanto, negli Usa si riflette se posporre l’entrata in vigore della misura di un anno perché sembra che nessuna automobile venduta nel Paese abbia nei fatti diritto ai crediti d’imposta previsti dall’Inflation Reduction Act».

L’incontro a Washington ai primi di dicembre

Del tema i dirigenti comunitari parleranno con i loro omologhi americani a Washington ai primi di dicembre. «Siamo alleati strategici e non vediamo le ragioni per una discriminazione di questo tipo, tanto più che Canada e Messico sono esentati da queste regole», ha concluso l’uomo politico.

Le parti ne approfitteranno per discutere anche dell’impatto negativo che i controlli americani sull’export high-tech verso la Cina sta avendo per i produttori europei nel Paese asiatico.

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