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Dominic Raab, l’ultrà della Brexit catapultato a Downing Street

di Nicol Degli Innocenti

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Dominic Raab, ministro degli Esteri britannico che in queste ore fa le veci di Boris Johnson a Downing Street (Afp)


3' di lettura

LONDRA - Dominic Raab è stato catapultato a Downing Street nel pieno dell'emergenza coronavirus. L'aggravarsi delle condizioni di Boris Johnson, ricoverato in ospedale in terapia intensiva, ha reso il ministro degli Esteri e primo segretario di Stato premier de facto in uno dei momenti più difficili della storia britannica.

L'ufficio di Johnson ha confermato che Raab «farà le veci del premier quando è necessario», presiedendo alle riunioni, per ora virtuali, del Governo e alle riunioni quotidiane del Cobra, il comitato di emergenza. Secondo gli esperti medici, ci vorranno settimane prima che Johnson sia in condizioni di tornare a lavorare.

Svolta imprevista
È una svolta imprevista e improvvisa per un politico estremamente ambizioso ma che finora non si è trovato in prima linea e che anche in Gran Bretagna è conosciuto soprattutto come un ardente sostenitore di Brexit.

Figlio di un rifugiato ebreo
Raab, 46 anni, è il figlio di un rifugiato ebreo cecoslovacco che era fuggito dai nazisti nel 1938. Dopo la laurea in legge a Oxford e un Master a Cambridge ha lavorato come avvocato prima nel settore privato e poi al ministero degli Esteri, specializzandosi nelle cause contro i criminali di guerra al tribunale dell'Aja.

È entrato in politica nel 2010, eletto deputato per la circoscrizione di Esher and Walton, un ricco sobborgo alle porte di Londra, alle elezioni che avevano segnato una grande vittoria per il partito conservatore guidato da David Cameron.
In Parlamento Raab si è rapidamente conquistato la reputazione di “duro”, ferocemente contrario all'Unione Europea e schierato alla destra del partito.

Aveva suscitato l'ira dell'allora ministro dell'Interno Theresa May per avere descritto le femministe come«odiose bigotte» affermando che erano gli uomini a essere trattati ingiustamente. È un “duro” anche nella vita privata, orgoglioso della sua cintura nera di karatè. Sposato con una brasiliana, dirigente di una società di marketing, ha due figli.

Ultrà della Brexit
La sua entusiastica partecipazione alla campagna anti-Ue prima del referendum del 2016 lo aveva portato in stretto contatto con Johnson. Nel luglio 2018 la premier May lo aveva scelto come responsabile di Brexit dopo le dimissioni di David Davis, ma era durato solo quattro mesi. In novembre aveva lasciato l'incarico per protestare contro l'accordo di recesso proposto dalla May, che secondo lui offriva troppe concessioni a Bruxelles.

Schierandosi contro la linea troppo morbida della May verso la Ue, Raab si è conquistato la fiducia di Johnson. Lo scorso anno dopo le dimissioni della May si era lanciato nella corsa a diventare premier, presentandosi come il più radicale dei sostenitori di Brexit, favorevole a un “no deal”. Quando era stato eliminato prima dell'ultimo round di votazioni aveva espresso il suo sostegno per Johnson.

Johnson lo nomina ministro degli Esteri
Johnson, diventato premier nel luglio 2019, lo aveva scelto come ministro degli Esteri e primo segretario di Stato, di fatto vice-premier, e lo aveva confermato nell'incarico anche nel rimpasto di Governo dopo la vittoria elettorale di dicembre che aveva concesso una solida maggioranza al partito conservatore.
Raab gli ha assicurato pieno sostegno nella sua battaglia con la Ue, schierandosi a favore della sospensione del Parlamento e di una linea dura verso Bruxelles.

Negli ultimi mesi Raab non è stato in prima linea ma ha lavorato dietro le quinte. Anche in queste settimane di crescente crisi non ha partecipato alla gestione quotidiana dell'emergenza sanitaria, ma si è dedicato alla complessa organizzazione del rimpatrio di migliaia di cittadini britannici bloccati in vari Paesi del mondo a causa delle restrizioni ai voli dovute all'epidemia.

Brexit dura e pura
L'emergenza coronavirus ha fatto passare Brexit in secondo piano, ma i negoziati per definire un accordo commerciale e i futuri rapporti con la Ue continuano via video-conferenza. Il Governo britannico dovrà decidere entro giugno se chiedere un'estensione del periodo di transizione oltre il 31 dicembre. Raab sicuramente intende seguire la linea dura di Johnson, che aveva categoricamente escluso di rinviare la data di uscita definitiva della Gran Bretagna dalla Ue. Con Raab al comando, si profila la più dura delle Brexit possibili.

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