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Don Carraro (Cuamm): «Aumentiamo i vaccini, il Covid si sconfigge con l’Africa»

Condividere i brevetti e fornire i vaccini ai paesi sprovvisti: l’appello del direttore di Medici Con l’Africa: «è etico e serve anche a noi»

di Alessia Maccaferri

(Credit: Nica Berti)

4' di lettura

«Sapete qual è stato il primo caso di Covid nella Repubblica Centroafricana? Un missionario veneto rientrato dalle vacanze in Italia nel febbraio 2020. Il Covid ha dimostrato che le parti fanno presto a invertirsi e non ci sono barriere. Il futuro si costruisce necessariamente globale, assieme come esseri viventi, facenti parte dell’ecosistema» afferma Don Dante Carraro direttore di Medici con l’Africa (Cuamm), che lancia un appello per condividere i brevetti e aumentare le dosi di vaccino, anche redistribuendole da paesi che ne hanno fatto scorta a vantaggio dei paesi che hanno bisogno della prima dose.

Fondata nel 1950, la ong di Padova ha inviato oltre 1.600 persone in 41 paesi di intervento, soprattutto in Africa, per portare cure e servizi anche a chi vive nelle località più povere del mondo. Un’azione che vede l’organizzazione a fianco di medici e infermieri locali negli ospedali, nei distretti, nelle scuole e nelle università di Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

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Tutti uniti contro il Covid

«Il Covid ha dimostrato che siamo tutti sulla stessa barca come esseri umani, non ci sono barriere. Anche come esseri viventi siamo un tutt’uno nell’ambiente. Avevamo già visto con Ebola nel 2014-2015 in Sierra Leone quanto lo spillover fosse legato alla distruzione degli habitat naturali a seguito della deforestazione, liberando animali che portano con se il virus. Tra sfruttamento selvaggio e l’insorgere di malattie si instaura così un circolo vizioso a svantaggio di tutti e di tutto, economia compresa, come abbiamo visto. È evidente allora che ci si salva assieme. Nelle nostre 30 sedi universitarie abbiamo corsi in Global Health, sanità globale», racconta Don Carraro, medico cardiologo che dal 1995 fa la spola tra Africa e Italia. Dalla sua esperienza ha tratto insegnamenti raccolti nel libro «Quello che possiamo imparare in Africa. La salute come bene comune» scritto con Paolo di Paolo, edizioni Laterza (148 pp. 18 euro).

La campagna vaccinale

«Abbiamo lanciato una campagna vaccinale per due motivi: perché è giusto dare la stessa opportunità a tutte le persone e perché se non vacciniamo in Africa non ne veniamo fuori nemmeno noi a causa di nuove varianti che minano l’immunità di gregge» ha spiegato Don Dante alla presentazione del libro, su invito del Comune di Brusson (Aosta). «In Italia sono state inoculate 70 milioni di dosi, al 65-67% della popolazione. In Africa? Lo stesso numero: 70 milioni di dosi a beneficio di meno dell’1% della popolazione! Ora vanno subito aumentate le dosi e condivisi i brevetti e le tecnologie, altrimenti non ne usciamo». Il direttore del Cuamm ha denunciato inoltre l’iniquità di paesi come il Canada che ha a disposizione 210 milioni di dosi a fronte di 35 milioni di abitanti. «Noi ora siamo impegnati nel trasporto delle dosi fino all’ultimo miglio per raggiungere i distretti più remoti, nella fornitura dei generatori per i frigoriferi, nella formazione del personale locale, nella mobilitazione della comunità e nella registrazione delle vaccinazioni, non scontata laddove non esiste l’anagrafe». La campagna vaccinale punta a raggiungere 51 distretti di 6 paesi in cui è presente: Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Uganda, per una popolazione complessiva di circa 5 milioni di abitanti.

L’esperienza sul campo con gli africani

«Siete medici con l’Africa e non per l’Africa. E questo è importante» ha sottolineato Papa Francesco nell’udienza speciale con il Cuamm. Una marcatura a riconoscere l’impegno della ong. «Il nostro intento è quello di costruire insieme. Con gli africani firmiamo un agreement, un patto di alleanza dove ciascuno è chiamato a fare la propria parte» dice Don Carraro raccontando come si sia evoluto nei decenni il modello della cooperazione. «Esiste, ed è molto diffusa, la cooperazione dall’alto, una cooperazione fatta solo di documenti, di strategie, magari elaborate in un bell’ufficio, al fresco, seduti su una comodissima poltrona, il frutto di discussioni fatte a diecimila chilometri dal luogo di cui ci si occupa - scrive nel suo libro - Tutto rischia di ridursi a teoria, a discussione sui diversi modelli di approccio, ad adesione all’una o all’altra strategia di intervento. Qualcuno, per esempio, arriva a proporre una cooperazione fatta solo da un asettico trasferimento di denaro. Ma le risorse di denaro, da sole, non bastano. Manca appunto quel “con”, l’effettiva compromissione con la vita vera, mancano le occasioni per crescere insieme».

La lezione della pandemia: la salute è globale

La necessità di combattere assieme il Covid è stata ribadita più volte (qui il video dell’incontro di Mattarella con Cuamm). E per Don Carraro diventa un approccio globale alla salute come bene comune in cui si intrecciano sanità e giustizia sociale: «La salute è un bene comune globale e deve essere gestita come tale. Va trattata come una questione di interesse collettivo, da difendere e promuovere a ogni costo. Senza un efficiente servizio sanitario pubblico, che abbia a cuore tutti, anche i più poveri, non c’è salute e non c’è sviluppo neanche economico; siamo tutti più fragili e impreparati ad affrontare le grandi sfide, come ha dimostrato lo shock da Covid-19». Ora non resta che trarne lezione.

Riproduzione riservata ©

  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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