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Don McCullin, racconti di guerra e sofferenza

di Nicol Degli Innocenti

2' di lettura

Una mostra che è una lezione di storia, un viaggio attraverso le mille atrocità del Ventesimo secolo. Tate Britain dedica una grande retrospettiva a Don McCullin, considerato il più grande fotografo di guerra britannico. Lui stesso, che ora ha 83 anni, ha selezionato le 250 foto, tutte stampate da lui, scegliendo solo immagini in bianco e nero e separandole in 23 sale in ordine cronologico per raccontare una carriera che dura da oltre sessant'anni.

La prima immagine è del 1958: McCullin offre all'Observer le foto delle bande di ragazzi del quartiere dove era cresciuto e viene ingaggiato. Inizia a viaggiare, prima a Berlino per documentare la costruzione del muro poi a Cipro per raccontare la guerra civile.
Contagiato dalla frenesia e dall'intensità della guerra, si finge mercenario per entrare nella Repubblica del Congo e poi fa sedici viaggi in Vietnam per il Sunday Times. Le sue immagini colte in una frazione di secondo hanno l'intensità senza tempo di un quadro. Spesso c'è il prima e il dopo: in una foto un marine americano scaglia una granata in Vietnam nel 1968, nella successiva il braccio atletico del soldato è stato ridotto a un moncherino sanguinante da un proiettile.

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Don McCullin, racconti di guerra e   sofferenza

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In Vietnam McCullin ha scattato l'immagine forse più celebre tra le tante memorabili: il primo piano di un soldato americano che guarda fisso in avanti in stato di shock dopo una battaglia. Il fotografo racconta di averlo osservato per diversi minuti e non averlo mai visto sbattere le palpebre. L'immagine è diventata uno dei simboli dell'impatto devastante della guerra.
In una teca c'è una Nikon scalfita da un proiettile di un AK47, che McCullin conserva per ricordarsi della fortuna che ha avuto a non essere ucciso in tanti decenni di reportage di guerra dalla prima linea. In Cambogia era stato colpito da una bomba che aveva ucciso un soldato vicino a lui: resta la foto del soldato morente scattata da McCullin. Pochi secondi dopo essere stato ferito aveva ripreso in mano la sua macchina fotografica.
McCullin racconta tante altre sofferenze oltre la guerra: le carestie in Biafra, le epidemie in Bangladesh, i lebbrosi in India, le tensioni tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord, la devastazione causata dall'Aids in Africa, la distruzione dei monumenti storici da parte di Isis.
McCullin non ha bisogno di andare in terre lontane per trovare la sofferenza: alcune delle immagini più intense sono dei senzatetto nella East End di Londra. Il primo piano di un anziano irlandese a Spitafields con il volto nero di sporco dove spiccano gli occhi o l'immagine di una donna accovacciata a scaldarsi a un fuoco acceso per strada sono foto indimenticabili. “Ho sempre cercato di dare loro dignità”, ha detto parlando dei suoi soggetti.
La sala finale cambia registro, riunendo le foto della campagna inglese del Somerset dove vive, che sono diventati il soggetto preferito di McCullin negli ultimi anni. Non sono però paesaggi idilliaci, ma immagini scure e inquietanti. La serenità è stata perduta molto tempo fa. “I miei occhi – dichiara – ormai si sono abituati all'oscurità”.

Don McCullin
Fino al 6 maggio 2019
Tate Britain, Londra
www.tate.org.uk

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