l’intervista

Dondi (Nomisma): «Domanda forte, offerta cara e inadeguata»

Secondo l’ad del centro studi (che a Bologna ha la sua sede), valori immobiliari sopravvalutati rispetto alla domanda e una politica locale molto “conservativa” non riescono ad attrarre investimenti nel real estate e progetti di sviluppo ambiziosi

di L.Ca

2' di lettura

«L’anomalia è evidente da anni. Alla forza della manifattura, del suo export e della sua occupazione di qualità, a Bologna – nonostante i dati positivi del residenziale – non ha mai fatto da sponda la capacità di attrarre investimenti (anche dall’estero) sul fronte immobiliare. Né residenziale né direzionale. Né la capacità di avere progetti di sviluppo architettonico ambiziosi e di lungo respiro».

Secondo Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma (che sotto le Due Torri ha la sua sede da sempre), a Bologna cresce da anni una domanda residenziale di qualità che non trova risposta. «Oggi la qualità della vita, si misura con criteri ambientali e di servizi. Bologna è una città piccola, ricca, piena di storia, studenti e turisti, C’è una domanda importante di residenze smart, tecnologiche, sostenibili ma a prezzi accessibili. Invece, l’offerta è costosa e qualitativamente inadeguata (sia per il nuovo che per l’usato). Vale per il residenziale tradizionale ma anche per gli studentati: difficile far quadrare i valori alti delle aree con qualità d’offerta e canoni sostenibili». Non solo, spiega Dondi: «Poi c’è un altro aspetto. Nel centro storico, l’offerta di abitazioni si è ulteriormente contratta con la crescita del fenomeno degli affitti brevi».

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I motivi? «Da un alto, valori immobiliari sopravvalutati rispetto alla domanda e, dall’altro, una politica locale molto “conservativa” in termini sia di consumo di suolo sia di rigenerazione urbana. È stato appena approvato il Pug, il Piano urbanistico generale, e non credo che porterà a un cambio di passo. A parte il restyling di Università e stadio (che seguono tempi e percorsi propri) – conclude Dondi – nei prossimi anni, le uniche cose che si potrebbero muovere sono i progetti legati alla riqualificazione delle caserme: Ravone (di Fs), Mazzoni e Sani (rilevate da Cdp) per residenziale e altri usi, di cui si parla da anni e per i quali serviranno altri anni».

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