dopo il manifesto di merita

Donne e ambiente, così il sud può competere

di Fabrizio Capua


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3' di lettura

Ho appreso con grande entusiasmo dell’iniziativa promossa dalla Associazione Merita – Meridione Italia e di un Manifesto che, con il prezioso contributo di circa duecento rappresentanti del mondo della cultura, dell’industria, dell’associazionismo e dell’università, punta a generare proposte per il rilancio del Sud.

“Cambia, cresce, merita”. Credo sia pienamente condivisibile ognuno di questi verbi proposti, e – da presidente di un’azienda fortemente radicata in Calabria, fin dalla sua nascita avvenuta 70 anni fa – mi permetto di aggiungerne ancora uno: “compete”. Le nostre imprese – come tutte, ovviamente – devono affermarsi sul mercato domestico, conquistare nuovi spazi commerciali internazionali, sperimentare innovazione, lanciare nuovi prodotti e servizi, generare indotto e ricadute positive per il territorio. Una sfida industriale sicuramente coinvolgente e appassionante, resa ancora più complessa per il contesto economico in cui ci si trova a operare, ma in cui – lo si tocca con mano quotidianamente – ogni imprenditore, dal fondatore di una startup all’azienda strutturata, lotta per contribuire alla causa comune del meridione, perché si tratta – come giustamente evidenziato dal promotore del Manifesto, Claudio De Vincenti – di una «rinascita che è condizione essenziale per la ripresa e lo sviluppo dell’intero Paese».

Ed è al contempo una rinascita che si inserisce nel più ampio ambito internazionale «un nuovo Sud in una nuova Europa»: un nuovo Sud che sa creare sistema con il proprio Paese e che sa farsi conoscere e apprezzare nel Mondo, espressione di un Made in Italy che ha un sapore di straordinaria eccellenza. Volendo sintetizzare, nel Sud Italia è più difficile fare impresa, ma, laddove ci si riesce, si generano dei campioni che sanno competere ovunque nel mondo.

Ritengo sia proprio la competizione un fattore estremamente positivo per – in alcuni casi – accelerare la crescita e lo sviluppo di germogli imprenditoriali, mentre – in altri casi – per consolidare esempi e storie di successo.

De Vincenti ricorre alla bellissima immagine delle «energie vive, che con impegno ostinato e lavoro quotidiano stanno aprendo la strada a un futuro migliore»: posso per esperienza affermare che tantissime energie di questo genere si trovino nelle ragazze e donne del sud.

L’attitudine alla cura, all’ascolto, all’empatia, alla collaborazione e le capacità di armonizzare le diversità che consentono a un nucleo famigliare e a una comunità di funzionare, sono doti manageriali di straordinario valore che, purtroppo, non si imparano nelle business school, ma fortemente presenti in modo particolare nel lavoro femminile. È fondamentale una leadership femminile – e penso a tantissime donne imprenditrici proprio delle nostre terre – che ha la capacità di generare competenze, sensibilità, costanza e determinazione che, antropologicamente, hanno maturato nei millenni e nella loro storia.

Altro elemento cruciale evidenziato da De Vincenti è quello delle ferite dell’ambiente, «in uno dei paesaggi di alcuni dei territori più belli al mondo»: le nostre aziende hanno la grande potenzialità di rendersi attrattive nei confronti di giovani, che dobbiamo trattenere, di professionisti stranieri ma anche di cervelli espatriati, desiderosi di rientrare in Italia. Dobbiamo tutelare l’ambiente mettendo la sostenibilità al centro delle politiche e delle strategie di sviluppo aziendali e introducendola nella formazione manageriale in ogni disciplina. Lo sviluppo sostenibile rappresenta un problema culturale che va risolto con un modello di economia circolare che rompa con il passato e che rispetti il patrimonio ambientale riportandolo a posizione di primato nel mondo.

Si tratta di competere, non per il gusto della sfida in quanto tale, ma per affermare quanto il Meridione d’Italia sa cambiare – affermando visioni e strategie imprenditoriali – crescere – aprendo nuove strade e opportunità – ma anche meritare una posizione di leadership: per riuscire in questo intento è fondamentale credere nelle forze e opportunità, che qui sono pulsanti, affinché – mi unisco all’auspicio dell’autore del Manifesto – il Mezzogiorno sia protagonista della difficile ma essenziale ricostruzione di una prospettiva di progresso economico e civile per l’Italia intera.

«Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni» ha scritto Giovanni Pascoli pensando ai nostri luoghi: sono le stesse voci e visioni da cui lasciarsi ispirare per vincere questa partita e ridare slancio al Meridione.

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