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Dop e Igp, fatturato oltre 19 miliardi (+16%) ed export a 10 miliardi

Dal rapporto 2022 emerge un sistema che coinvolge 198.842 operatori e 291 consorzi di tutela

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

Dopo la sostanziale tenuta nel corso della pandemia la Dop Economy ha ripreso a correre e nel 2021 il settore del food & wine di qualità italiano ha raggiunto il nuovo record di fatturato alla produzione con un valore di 19,1 miliardi di euro (+16,1% rispetto all'anno precedente) e un export di 10,7 miliardi (+12,8%). Cifre che portano il contributo del comparto Dop e Igp a una quota del 21% sul fatturato complessivo del settore agroalimentare italiano. Un sistema che coinvolge 198.842 operatori e 291 consorzi di tutela. E' quanto è emerso dal rapporto Ismea-Qualivita 2022 sui prodotti Dop e Igp italiani presentato questa mattina a Roma.

Nel fatturato complessivo il vino recita la parte del leone con un giro d'affari di 11,16 miliardi contro i 7,97 miliardi dei prodotti food. Lo stesso ordine di valori (e anche un analogo trend di crescita) si registra pure sul fronte delle esportazioni con il vino che ha raggiunto un valore all'estero di 6,29 miliardi (+13%) mentre il cibo ha toccato quota 4,41 miliardi (+12,5%).

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Risultati messi a segno in particolare grazie alla ripresa post pandemia dei mercati extra-Ue.Tra le singole categorie le migliori performance sui mercati esteri sono venute dai segmenti dei vini Dop (+16%) e degli spumanti (+25%) seguiti poi dai formaggi (+15%), dagli aceti balsamici (+11%), dai prodotti a base di carne.“Per quanto riguarda invece gli impatti economici delle filiere Dop e Igp, il 2021 – si legge nel rapporto Ismea-Qualivita – ha fatto registrare una crescita per 18 regioni su 20 con oltre la metà dei casi che hanno messo a segno variazioni percentuali in doppia cifra. In particolare, le quattro regioni del Nord Est hanno superato nel complesso e per la prima volta il valore dei 10 miliardi di euro. In crescita anche Nord Ovest (+10,8%), Centro (+15,5%) ma anche Sud e Isole (+13,2%)”.

Tra le singole categorie merceologiche al primo posto c'è il settore del vino che coinvolge 113.241 operatori, 124 consorzi autorizzati e 12 organismi di controllo. Nel 2021 – secondo quanto riportato da Ismea e Qualivita – sono stati 27 milioni gli ettolitri di vino imbottigliato (+10,9%). Sul valore complessivo del prodotto vino 3,85 miliardi (+19,1%) è stato il valore del prodotto sfuso quindi senza certificazione, mentre il valore del vino imbottigliato Dop e Igp ha superato gli 11,16 miliardi con una crescita del 21,2%. Una crescita che è attribuibile più ai vini Dop (+22%) che a quelli a marchio Igp (+16%).

L'export vitivinicolo ha toccato quota 6,29 miliardi (+13%). Complessivamente dal 2011 una crescita del fatturato all'estero è stata del 74%. In forte recupero nel 2021 i paesi extra-Ue con in prima fila gli Usa (prima destinazione del vino italiano con un giro d'affari di 1,57 miliardi, +17,6%), seguiti da Germania (940 milioni), Regno Unito (707 milioni), Svizzera (376 milioni) e Canada (362 milioni). In Italia dopo l'exploit nel corso della pandemia messo a segno dalla grande distribuzione organizzata che per il paniere Dop e Igp si era tradotto in un progresso del 6,4%, il 2021 e i primi nove mesi del 2022 stanno mostrando una sorprendente tenuta dei risultati sugli scaffali. Nel 2021 le vendite in valore di food & wine Dop e Igp hanno mostrato una leggera flessione dello 0,5% (su un anno record) che sta diventando un progresso (+0,7%) nel 2022. Il fatturato dei prodotti Dop e Igp nella grande distribuzione organizzata supera i 5 miliardi di euro.

«Tutelare le eccellenze agroalimentari del nostro territorio – ha detto stamani il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida - difendere la loro unicità e territorialità, affermare un modello centrato sulla qualità del prodotto e del lavoro sono al centro dell'impegno del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. L'analisi del XX Rapporto Ismea-Qualivita dimostra ancora una volta come grazie alla distintività e alla tradizione delle nostre produzioni il made in Italy si dimostri vincente in Italia e all'estero, con numeri in netta crescita rispetto agli scorsi anni. Proprio per questo siamo convinti che la difesa di un modello che mette al centro i produttori e i consumatori possa contribuire a valorizzare ancor di più il prezioso lavoro dei consorzi e promuovere la Dieta mediterranea, sinonimo di cibo salutare e sicuro. È mia ferma intenzione proteggere le nostre eccellenze, patrimonio della nostra comunità nazionale, e contrastare in ogni sede qualsiasi produzione che rischia di spezzare il legame millenario tra agricoltura e cibo, fino alle omologazioni alimentari, di cui il cibo sintetico rappresenta la forma più estrema».

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