ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùefFetto lockdown

Dop e Igp perdono 3,2 miliardi di ricavi, ai vini i danni maggiori

Le stime dei danni da Covid secondo il Rapporto Ismea-Qualivita

di Giorgio dell'Orefice

Domenico Raimondo: «L’emergenza ha frenato la nostra crescita, lo smart working non fa per il nostro settore»

2' di lettura

In tanti nei mesi scorsi hanno sottolineato come la chiusura di bar e ristoranti abbia penalizzato i prodotti agroalimentari di qualità che nel canale horeca vedono riconosciuto il proprio valore aggiunto. Il sospetto di molti è adesso certificato dai numeri. Nel corso della prima fase dell’emergenza Covid l’universo dei prodotti alimentari Dop e Igp italiani, compresi i vini, ha subito una perdita di 3,2 miliardi pari al 18,8% del proprio giro d'affari di 17 miliardi di euro. La stima è stata diffusa nel corso della presentazione della XVIII edizione del Rapporto Ismea-Qualivita sui prodotti alimentari Dop e Igp.

«La bolletta maggiore è toccata al vino – ha spiegato il ricercatore Ismea Fabio Del Bravo – che ha perso 1,5 miliardi a causa del lockdown dell'enoturismo, ha perso un altro miliardo di vendite nel canale horeca e circa 200 milioni di export. Ma tagli importanti, tra serrata della ristorazione e minori esportazioni, sono stati subiti anche dal comparto dei formaggi made in Italy (230 milioni), dei salumi (150 milioni) e delle carni fresche (10 milioni)».

Loading...

Una pesante battuta d'arresto per un segmento, quello della “DopEconomy”, che veniva da un decennio di successi «anni nei quali il giro d'affari è cresciuto del 46% e l'export dell'83% - ha aggiunto il direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati -. Numeri che hanno portato l'incidenza della DopEconomy sul totale agroalimentare dal 15 al 19%. Un peso testimoniato anche dal rilievo ‘geopolitico' delle Dop, ovvero dalla rilevanza del tema della tutela dei marchi Dop negli accordi commerciali internazionali dove non è più, come anni fa, un argomento residuale. Tuttavia non mancano le leve per ripartire a cominciare dal rafforzamento del ruolo dei consorzi e da una gestione strategica dei Big Data».

Molte preoccupazioni sono state sollevate nel corso del dibattito riguardo l'attuale congiuntura green dell'Unione europea e in particolare sulla possibilità che gli obiettivi di rafforzamento della produzione biologica e di riduzione dell'impatto ambientale possano drenare risorse ai prodotti Dop e Igp.

«Le produzioni di qualità – ha aggiunto la ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova – sono sempre state centrali nell'azione del mio ministero e lo saranno in futuro perché la qualità è un sistema di valori che ci rende riconoscibili nel mondo. Resto convinta che i marchi Dop e Igp possano rappresentare l'architrave della ripartenza del settore agroalimentare e per questo mi attiverò perché abbiano il giusto spazio nella futura riforma della Politica agricola comune».

«È vero che su Green Deal e Farm to Fork ci sono motivi di preoccupazione - ha aggiunto il membro della Commissione Agricoltura dell'Europarlamento, Paolo De Castro -. Condividiamo gli obiettivi ambientali Ue anche se restiamo convinti che non vada dimenticato l'equilibrio tra sostenibilità ambientale, economica e sociale. La Politica agricola comune è nata più di 50 anni fa con precisi compiti di tutela del reddito degli agricoltori che vanno garantiti anche in futuro. Gli obiettivi di riduzione di fitofarmaci e antibiotici vanno raggiunti insieme agli agricoltori che devono continuare a realizzare prodotti per le tavole dei consumatori europei».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti