DECISIONE DELLA WADA

Doping, Russia bandita dalle competizioni: niente Olimpiadi di Tokyo e Mondiali Qatar

Mosca è accusata di doping di Stato: la decisione presa all’unanimità dall’Agenzia mondiale anti-doping. Il ministro degli Esteri Lavrov: un tentativo di mettere la Russia sulla difensiva ed emarginarla

di Antonella Scott


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(EPA)

2' di lettura

Anche le porte dei Mondiali di calcio in Qatar, in programma nel 2022, si sono chiuse. Almeno, non vi potrà partecipare una squadra in rappresentanza della Russia, nel caso in cui la sbornaja, la Nazionale, si qualificasse. La giornata di lunedì che da Parigi avrebbe dovuto lanciare un primo segnale distensivo tra russi e ucraini - al palazzo dell’Eliseo, ospiti di Emmanuel Macron e Angela Merkel, l’incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelenskiy potrebbe essere il primo passo di un lungo processo di distensione - è iniziata sotto un cattivo auspicio: la Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, ha annunciato la decisione unanime di bandire la Russia da tutte le grandi manifestazioni sportive. Per quattro anni. L’accusa è doping di Stato.

Quattro anni che comprendono le Olimpiadi di Tokyo del 2020 e i Giochi invernali di Pechino 2022; i Campionati mondiali in vari sport, e appunto la Coppa del mondo in Qatar nel 2022: a meno che la Fifa non riesca a istituire un meccanismo che permetta ai giocatori di competere in modo neutrale, non in rappresentanza del loro Paese.

È la punizione per aver manipolato i dati di laboratorio, costruito documentazioni false e cancellato files che avrebbero confermato test positivi, l’utilizzo di sostanze vietate dai regolamenti. Con tricolore e inno nazionale russo proibiti, sotto una bandiera “neutra” potranno competere gli atleti russi che avranno dimostrato di essere estranei a ogni violazione. Ma i loro dirigenti sportivi non potranno neppure assistere alle competizioni.

Il bando arriva dunque fino a Vladimir Putin. Serghej Lavrov, il ministro degli Esteri, ha attaccato la decisione e chi «vuole mettere la Russia sulla difensiva, accusandola di tutto in ogni sfera della vita internazionale: guerre,economia, energia, gasdotti, vendite di armi».

Rusada, l’Agenzia anti-doping russa, avrà 21 giorni di tempo per presentare appello a Losanna presso la Corte di arbitrato dello sport. In questa vicenda le prime accuse verso Mosca risalgono alle Olimpiadi invernali di Sochi del febbraio 2014. Dopo una sospensione di tre anni, l’anno scorso in settembre la Wada aveva riammesso Rusada, in attesa della consegna dei dati di laboratorio relativi al periodo 2012-2015, richiesti per poter attestare il rispetto del codice anti-doping. E tuttavia,il 25 novembre il Comitato Crc ha accusato la Russia di aver falsificato una parte dei risultati trasmessi dal laboratorio moscovita.I risultati presenterebbero delle «incongruenze». Sarebbero stati manipolati.

Jurij Ganus, responsabile di Rusada, ha definito la decisione «una tragedia» per lo sport russo, pur riconoscendo che migliaia di test erano stati effettivamente cancellati o manipolati: Ganus punta il dito su «atleti influenti». E già nei giorni scorsi diversi altri dirigenti sportivi russi erano intervenuti contro le accuse: secondo Dmitrij Svishchev, presidente della Federazione curling, stiamo parlando di problemi vecchi, per i quali i russi sono già stati puniti abbastanza: «La Russia ha fatto grossi progressi nella lotta al doping. Punire così severamente la nuova generazione è eccessivo».

Dal bando, fa sapere la Uefa, non dovrebbero rientrare le partite degli Europei 2020, che la Russia ospiterà a San Pietroburgo, così come la finale di Champions nel 2021.

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