alimentare

Dopo Assica anche Mineracqua aderisce al contratto Unionfood e crea un suo strumento bilaterale

A Federalimentare, disponibile a riprendere il dialogo sul contratto, rimane il coordinamento di 8 delle 13 associazioni

di Cristina Casadei

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(IMAGOECONOMICA)

A Federalimentare, disponibile a riprendere il dialogo sul contratto, rimane il coordinamento di 8 delle 13 associazioni


3' di lettura

Dopo l’adesione di Assica (l’associazione che rappresenta l’industria delle carni e dei salumi) al contratto collettivo nazionale dell’alimentare, siglato a fine luglio da Unionfood, Ancit e Assobirra con Fai Cisl, Flai Cgil e Uila, arriva anche l’adesione di Mineracqua, la Federazione delle Industrie delle Acque Minerali.

Sul versante datoriale questo porta le adesioni complessive al contratto al di sopra del 50% della rappresentanza. Dal canto suo Federalimentare, a cui a questo punto resta il coordinamento di 8 associazioni, da tempo ha manifestato ai sindacati - ribadendolo nelle ultime ore - la volontà di riprendere il dialogo per raggiungere un contratto unico dell’alimentare che sia sostenibile e rispetti il Patto della fabbrica. Ma, evidentemente, non per adesione e tenuto conto del fatto che all’indomani della firma del contratto di Unionfood, Ancit e Assobirra, diverse associazioni si espressero contro l’intesa per ragioni economiche, ma anche associative.

Federalimentare, da statuto, ha infatti il ruolo di coordinamento sul contratto che sono poi le singole associazioni a firmare e, come rilevato in agosto da una missiva del vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro e alle Relazioni industriali, Maurizio Stirpe, il contratto firmato non era conforme al Patto della fabbrica ed essendo stato firmato da tre associazioni, non poteva rappresentare il contratto dell’industria alimentare.

L’adesione di Assica prima e di Mineracqua poi, adesso però spostano la rappresentanza del contratto. L’adesione di Mineracqua avviene tenuto conto della specificità del settore e porta con sè anche un protocollo specifico e uno strumento innovativo per governare questa fase di incertezza: un organismo bilaterale, preposto a monitorare congiuntamente i trend di mercato e ad individuare misure tempestive e condivise di intervento.

Per il vicepresidente di Mineracqua, Ettore Fortuna si tratta di «un importante accordo. Una piattaforma che riconosce e tiene conto delle criticità che interessano oggi l’industria delle acque minerali, come la preoccupante incertezza derivante dall'applicazione di tasse come quelle sulla plastica e sullo zucchero. E poi l’esigenza di garantire, nel rispetto dell’art.30 del vigente contratto collettivo, la flessibilità produttiva, “senza altre intese” in un settore che opera “just in time” e a cui il mercato richiede di dare seguito a picchi di domanda derivanti da stagionalità o da altri fattori estemporanei».

Infine, Fortuna sottolinea «l’importante sforzo, in termini organizzativi e di investimento, delle imprese nel garantire i massimi livelli di sicurezza sanitaria ai dipendenti, nel più rigoroso rispetto delle norme per il contenimento del contagio da Covid19».

Fai, Flai, Uila sottolineano che il Protocollo delle acque minerali individua nell’Organismo bilaterale acque minerali (Obam) la sede per affrontare e discutere temi e problemi specifici del settore. In particolare l’Obam svolgerà un monitoraggio annuale sull’andamento del comparto delle acque minerali anche nell’ottica di individuare soluzioni contrattuali da valutare nel prossimo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. Le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila, dopo la firma hanno deciso di revocare sia lo stato di agitazione sia le otto ore di sciopero già calendarizzate per il 9 novembre, in tutte le aziende aderenti a Mineracqua.

Sulla loro proteasta, i sindacati, in occasione della proclamazione dello sciopero di 4 ore del 9 ottobre, a cui hanno annunciato che ne seguirà un altro di 8 ore il 9 novembre, hanno spiegato che dal canto loro il contratto dell’industria alimentare è quello firmato in luglio ma che, come è già avvenuto in occasione della firma dell’accordo ponte, potrà essere considerata la sottoscrizione di protocolli che tengano conto delle specificità di settore, come è avvenuto nel caso di Mineracqua.

A questo punto, Giovanni de Angelis, direttore generale di Anicav (conservieri) ritiene che si debba arrivare a «un contratto quanto più inclusivo possibile che tenga conto delle specificità settoriali. È quindi giusto fare un primo tentativo di ripresa del negoziato sotto il coordinamento di Federalimentare, tenuto conto del ruolo di coordinamento della Federazione e che il contratto deve avere una cornice generale comune.

Ma poi è bene sottolineare le specificità dei singoli settori, come già è avvenuto per gli accordi dello scorso maggio. È però chiaro che bisogna ripartire dai temi che uniscono, non da quelli che dividono».

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