L’accordo con la Ue

Dopo la Brexit agli avvocati italiani serve il «supervisore» inglese

Caduto il riconoscimento delle qualifiche, l’attività nel Regno Unito possibile solo con l’assistenza di un solicitor. Esame ad hoc per contenzioso, immobili e successioni

di Nicol Degli Innocenti

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3' di lettura

Con l’accordo di libero scambio raggiunto in extremis tra Unione europea e Gran Bretagna alla vigilia di Natale il salto nel buio di un “no deal” è stato evitato, ma restano numerose questioni che l’accordo non affronta e i tanti problemi che non risolve. L’accordo commerciale ha puntato tutto sugli scambi di merci, trascurando i servizi, che restano nell’incertezza sulle regole future tutte da stabilire. Su 1.246 pagine di testo, l’accordo ne dedica solo qualche decina ai servizi. Ma tra queste spiccano i servizi giuridici, definiti come “servizi di consulenza legale, di arbitrato, conciliazione e mediazione legale”, ai quali viene dedicata una sezione a parte (Parte seconda, titolo 2, Capitolo 5, Sezione 7) con una normativa di base. Le professioni legali sono le uniche a essere riconosciute in questo modo.

«Il riferimento ai servizi legali nell’accordo è segno di forte riconoscimento della strategicità e criticità del settore, ritenuto prioritario rispetto a molti altri economicamente più rilevanti», spiega Marco Gubitosi, London Managing Partner di Legance.

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Questo stabilisce anche un precedente importante, secondo la Law Society, perché inserisce i servizi giuridici come parte integrante dei negoziati commerciali internazionali. Lo stesso Governo britannico ha dichiarato che «in alcune aree, e in particolare nei servizi giuridici, l’accordo è innovativo».

Le qualifiche

Ma il settore legale non è scampato a una delle conseguenze di Brexit: la fine del riconoscimento automatico e reciproco dei titoli, delle qualifiche e dell’esperienza professionale. Dal primo gennaio le direttive Ue in materia (2005/36/Ce, poi aggiornata da 2013/55/Ue) più le due direttive specifiche sul settore (98/5/Ce e 77/249/Cee) non sono applicabili nel Regno Unito. Un brusco allontanamento che porterà a un lavoro di riorganizzazione.

Un avvocato italiano o europeo, che finora poteva esercitare liberamente in Gran Bretagna registrandosi come european lawyer, ora da gennaio deve iscriversi all’albo dei foreign lawyer. Chi vuole esercitare attività legali riservate come contenzioso, vendite immobiliari o successioni dovrà sostenere l’esame di Stato di solicitor per ottenere la licenza.

«Un registered foreign lawyer non può svolgere attività di diritto inglese se non con la supervisione di un solicitor -, spiega Massimiliano Danusso, managing partner della sede di Londra di BonelliErede -. Saranno privilegiati gli avvocati italiani più lungimiranti che hanno pensato per tempo ad acquisire anche il titolo di solicitor e che potranno continuare a svolgere la loro attività come prima».

I più penalizzati sono gli avvocati inglesi in Europa, afferma Danusso, perché «saranno soggetti a 27 leggi nazionali diverse dei singoli Stati membri e inoltre potranno fornire consulenze solo sulla legge inglese, quindi per loro si prospetta una riduzione significativa dell’attività».

Assetto futuro ancora tutto da definire

«In diversi auspicavano un quadro chiaro e definitivo, invece è solo una cornice di riferimento -, spiega Gubitosi -. Siamo all’inizio di una nuova e ampia regolamentazione da creare. Nei prossimi mesi si andrà probabilmente anche ad affrontare il complesso tema delle qualifiche professionali».

Il nuovo regime inevitabilmente creerà difficoltà e barriere nuove. «Il sistema di regolamentazione renderà più complessi lo studio e lo svolgimento delle attività legali per alcuni operatori del settore -, afferma Gubitosi -. Sarà importante monitorare come istituzioni, università, studi legali e organizzazioni internazionali mitigheranno questa nuova fase con programmi di studio, di tirocinio e di pratica per giovani professionisti e studenti di legge».

La fine della libera circolazione, il mancato riconoscimento dei titoli e la stretta sull’immigrazione in Gran Bretagna penalizzeranno soprattutto i giovani. «Sia in termini di studi che di secondment di ragazzi italiani, prevedo una riduzione significativa degli scambi e anche delle posizioni -, afferma Danusso -. Londra aveva un’attrazione molto forte per i nostri giovani, ma ora offrirà meno possibilità. La Brexit è un danno significativo».

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