lotta agli stereotipi

Dopo il caso Easyjet la provocazione dei pubblicitari: un’Authority a difesa del brand Italia

Per l’Adci (Art Directors Club italiano), associazione che da 35 anni riunisce professionisti del settore della pubblicità e della comunicazione, serve un Authority nazionale che lavori sull’immagine del brand Italia e sul marketing territoriale, in maniera consistente, coordinata e professionale

di Andrea Gagliardi

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Per l’Adci (Art Directors Club italiano), associazione che da 35 anni riunisce professionisti del settore della pubblicità e della comunicazione, serve un Authority nazionale che lavori sull’immagine del brand Italia e sul marketing territoriale, in maniera consistente, coordinata e professionale


3' di lettura

Il contestato post della compagnia low cost easyjet, che per tentare di promuovere la Calabria parla di una terra che «soffre di un'evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti» (immediate rettifica e scuse della compagnia a seguito dell'indignazione su social) è solo l'ultima di una lunga serie. A farlo notare è l’Adci (Art Directors Club italiano), associazione che da 35 anni riunisce professionisti del settore della pubblicità e della comunicazione, che ricorda alcune “gaffe” analoghe.

Come quando la rivista francese AutoMoto per dimostrare la capacità di carico di un Suv, vi stiva dentro un uomo incaprettato con tanto di colonna sonora de ‘Il Padrino', visto che il test-drive si stava svolgendo in Sicilia. Recentemente McDonald's Austria ha lanciato una campagna pubblicitaria con un gioco di assonanze il panino per veri mafiosi. Oppure in tempi di Covid lo Canal+ si è reso protagonista di uno spot sulla Pizza Coronavirus.

Il problema della “brand reputation”

«Grandi cadute di stile, ingenuità, o provocazioni non importa – commenta Vicky Gitto presidente dell'Adci Art Directors Club italiano -. È chiaro che tutto ciò ci penalizza, ma dovremmo iniziare, per una volta a non prendercela con gli altri e iniziare a pensare che sul tema, come Italia, abbiamo un serio e atavico problema di quella che si definisce la nostra brand reputation. Mettiamoci un punto e ragioniamo sull'ipotesi di una grande campagna di riabilitazione del brand Italia».

L’ipotesi di un’Authority a difesa del marchio Italia

«Sconfiggere questi luoghi comuni ritengo sia molto più che possibile, se lo si vuole – continua il presidente Adci - Ma facciamolo sul serio e in maniera organizzata, con un Authority nazionale che lavori sull’immagine del brand Italia e sul marketing territoriale, in maniera consistente, coordinata e professionale. Identifichiamo i pochi punti di debolezza del brand-Italia e lavoriamoci per modificarne il percepito in positivo; anche e soprattutto a livello internazionale».

Fiavet: necessario difendersi da preconcetti

«Fermo restando il costante e importantissimo lavoro di Enit, Agenzia Nazionale del Turismo, che si prodiga nel mondo per promuovere il turismo verso il nostro Paese, abbiamo veramente bisogno di difenderci da attacchi di immagine di questo tipo al “brand Italia”, una missione del tutto differente – commenta Ivana Jelinic, presidente Fiavet -. La chiusura mentale che è all'origine di questi preconcetti non può essere sconfitta se non attraverso una lunga evoluzione della cultura sociale. Certe battute generano cali in borsa, cali di afflussi turistici, insicurezze negli acquisti di viaggio, crollo di relazioni con i nostri corrispondenti all'estero. Insomma, perdite di denaro. Quindi non guasterebbe avere un'Authority a garanzia del rispetto del ‘marchio Italia', perché quando ci sono perdite economiche per una ‘boutade' occorre che ci siano sanzioni economiche per correggerla» conclude Jelinic.

Federturismo: fondamentale la difesa del Made in Italy

Per Federturismo Confindustria purtroppo l’immagine del nostro Paese agli occhi di uno straniero è spesso accompagnata da stereotipi e pregiudizi di cui siamo sovente responsabili, ma di cui dobbiamo liberarci. «È fondamentale riabilitare il brand Italia - si legge in una nota - e dobbiamo farlo con un lavoro sinergico che ci veda tutti coinvolti e compatti. L’Italia è ricca di arte, cultura, paesaggio, bellezza, enogastronomia: dobbiamo imparare a comunicarlo in modo corretto, promuoverci come meta sicura, pensando ad un grande lavoro integrato su turismo e cultura come fattori trainanti per la ripresa anche del Made in Italy».

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