intervista A Felice Delle Femine

«Dopo una cura di efficienza più vicini a pmi e famiglie»

Parla il dg della Banca di credito popolare di Torre del Greco: «È possibile crescere ancora, noi siamo un player regionale che investe dove raccoglie»

di Vera Viola

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Felice Delle Femine, da due anni alla guida dell'istituto vesuviano dopo aver diretto l'area Sud UniCredit

Parla il dg della Banca di credito popolare di Torre del Greco: «È possibile crescere ancora, noi siamo un player regionale che investe dove raccoglie»


2' di lettura

Un a Banca piccola e senza grandi gruppi creditizi alle spalle può resistere alla competizione? Una banca del territorio che cerca di coniugare qualità del credito e attenzione alle esigenze di famiglie e imprese ha margini per svolgere questo suo ruolo? È convinto di sì il dg della Banca di credito popolare di Torre del Greco, Felice Delle Femine, da due anni alla guida dell’istituto vesuviano, dopo che in UniCredit ha diretto l’area Sud. Al suo fianco nel ruolo di presidente del cda Mauro Ascione.

Sul territorio si combatte per resistere ed essere competitivi?
Non solo. Il lavoro da fare è arduo, le norme a cui attenersi sono severe e stringenti, il sistema bancario vive continui cambiamenti. Qui a Torre Del Greco ci siamo dati un piano industriale 2018-2020 ambizioso e lo stiamo attuando. Anzi, possiamo ancora crescere e svolgere quel ruolo di player di riferimento regionale che investe dove raccoglie, con centro decisionale sul territorio.

Cosa prevede il Piano?
Abbiamo lavorato al rafforzamento della Banca e al rilancio delle attività. È stato necessario modificare l’organizzazione interna per rendere l’istituto più dinamico e competitivo. Abbiamo scommesso su un modello organizzativo semplificato, peraltro condiviso dai nostri 534 dipendenti di 63 filiali organizzate in sette aree territoriali, tutte in Campania oltre a due nel Basso Lazio. E abbiamo seguito la strada della specializzazione formando nuove figure di gestori. Stiamo investendo in innovazione. Investiamo molto in responsabilità sociale, promuovendo educazione finanziaria, interventi per la tutela dell’ambiente, wellfare e anche altro.

Quanto al rilancio? In che modo e con quali strumenti?
Per una banca del territorio è necessario, pur nel rispetto delle regole europee, offrire massimo sostegno all’economia reale, alla clientela sia delle imprese, per lo più piccole ma anche medie, e delle famiglie. Proponendo un’ offerta di prodotti e servizi quasi tagliata su misura.

In poche parole al Sud si fa i conti con una maggiore rischiosità delle imprese, voi riuscite a sostenere anche quelle a cui le grandi banche non consentono accesso al credito?
Sia chiaro: la priorità va alla qualità del credito, non c’è dubbio. Ma operando a stretto contatto con i clienti, che conosciamo molto bene, possiamo anche permetterci di valutare i loro progetti nel merito. Se questi progetti sono sostenibili, noi li finanziamo. Utilizzando anche misure per mitigare il rischio: fondi di garanzia, confidi, aiuti regionali, facendo rete.

Con quali risultati?
Numeri interessanti ce ne sono. Nel 2019 abbiamo impegnato 300 milioni, con una crescita, per il secondo anno, del 2,5% rispetto all’anno precedente. Di questi impieghi il 50% è andato alle imprese e l’altra parte a famiglie e small business. Chiudiamo i nove mesi del 2019 con un utile netto di 6,8 milioni (+69%). È prevista la cessione di Npl per fine anno, in linea con le previsioni del Piano Industriale.

La Popolare nasce come banca dei corallari e oggi?
Oggi questa Popolare ha 5mila soci, è vicina a diversi settori produttivi, in primis il turismo, l’agroalimentare, tessile e moda. Ma il corallo è qualcosa di più: è un valore un grande progetto da rilanciare.

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