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Dopo FaceApp arriva l’app Zao. La privacy è sempre più sopravvalutata 

di L.Tre.


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3' di lettura

Si chiama Zao, ha già conquistato milioni di cinesi e sta diventando un caso mondiale. L'app cinese permette agli utenti lo scambio dei volti con le celebrities. Funziona e ricorda molto anche sotto il profilo mediatico il caso FaceApp, l’app che invecchia i volti diventata virale quest’estate. Basta scattare un selfie, caricarlo sulla piattaforma dal nostro smartphone e il sistema sostituisce il nostro volto a quello dell'attore protagonista del nostro film preferito. L’applicazione ha funzionato talmente bene da inondare il web di foto e fotine di ogni genere. Tanto che WeChat, il corrispondente cinese di WhatsApp, ha bloccato Zao. Cioè si possono condividere i video creati con l'applicazione ma non si possono invitare i propri contatti a utilizzare Zao tanto che appare un messaggio: “l'accesso a questa pagina è stato bloccato poichè contiene molti rischi sulla sicurezza”. Secondo quanto emerge, il problema principale dell'applicazione riguarda le politiche sulla gestione dei dati personali: una volta accettati i Termini e le condizioni di utilizzo dell'app, l'utente cede a Zao tutti i diritti riguardo l'utilizzo dell'immagine del proprio volto. La società prorietaria di Zao ha chiarito che le immagini fornite dagli utenti saranno impiegate esclusivamente per migliorare l'applicazione, e non saranno offerte a terzi. La società, che secondo quanto risulta a Bloombeg, appartiere al grupo cinese di servizi online Momo, si è anche impegnata a eliminare i dati degli utenti quando questi decidono di cancellarsi.

Il nodo della privacy. Come è accaduto per FaceApp anche per Zao le proteste in rete sono sempre le solite e purtroppo servono a poco o nulla. Basterebbe leggere bene le condizioni d’uso per sapere che è dall’inizio della nascita del web che nel digitale”non esistono pasti gratis”. A differenza di FaceApp, Zao dimostra due cose. La prima è il primato cinese nell’uso dei software di riconoscimento faciale. Le tecniche di manipolazione dei video (deepfake) si sono evolute a tal punto da produrre risultati sempre più verosimili e di facile urtlizzo. La seconda è la vittoria commerciale di questi sistemi che in cambio di un gioco fotografico utilizzano immagini e dati considerati sensibili per la privacy. Non sappiamo per quali altri scopi verranno utilizzate queste immagini. Ci immaginiamo che andranno a migliorare gli algoritmi di riconoscimento del volto. Possiamo anche sospettare forme di sfruttamento commerciale. Ma il dato di fondo è che per ora è presto per comprendere le conseguenze di queste pratiche. Sempre ammesso che ci possano essere delle conseguenze. Va ricordato, comunque, che prima di Zao moltissimi altre servizi e piattaforme digitali come ad esempio Facebook hanno qualcosa di analogo.

In Cina boom dei pagamenti col riconoscimento facciale

Di cosa stiamo parlando. Zao è un'applicazione per iOS, il sistema operativo di Apple per i dispositivi mobili, sviluppata dalla società cinese Momo. E' stata lanciata venerdì solo in Cina, e in poche ore ha scalato le classifiche dei download. Permette di creare video in cui gli utenti possono sostituire i volti delle celebrità in scene di film, spettacoli e video musicali popolari, semplicemente caricando un selfie. La tecnica usata per realizzare i video è quella del 'deepfake', che sovrappone un'immagine data all'utente a quella del video esistente, smussando i contorni come succede nei fotomontaggi. E' sufficiente fornire un selfie e Zao fa il resto, all'utente basterà poi scegliere lo spezzone di cui desidera diventare parte. Per aumentare l'effetto realistico, basta poi fornire alcuni mini-video con il volto impegnato in qualche smorfia (occhiolino, sorriso etc.). Maggiore è il numero di 'contributi' forniti dall'utente migliore sarà il risultato.

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