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Dopo la fuga, i primi rientri: gli studenti tornano a cercare casa

Il capoluogo si conferma la città più cara nonostante i prezzi siano fermi al 2019

di Laura Cavestri

Il capoluogo si conferma la città più cara nonostante i prezzi siano fermi al 2019


3' di lettura

Zaino in spalla. Riaprono gli atenei e tornano anche loro, gli studenti a cercar casa. Con quasi 2 mesi di ritardo – complici l’incertezza sul covid e le riaperture di scuola e università – a  Milano le agenzie iniziano a rilevare i primi contratti firmati da studenti in cerca di appartamenti, stanze singole e doppie.

«Fino a 2 settimane fa quasi nulla – ha detto Alessandro Urbani, fondatore di Roomie (che gestisce circa 700 appartamenti long rent a Milano). Poi, i primi di settembre le manifestazioni di interesse hanno inziato a trasformarsi in cobtratti. Questa settimane sono già decine al giorno. Un anno fa avevamo un tasso di occupazione di circa il 95%. Ad agosto eravamo al 50% di contratti ancora in piedi (l’altra metà era stata oggetto di recesso). Oggi la percentuale di sfitto che abbiamo è ancora al 35%. I primi a tornare sono stati gli studenti del Politecnico (che hanno una componente laboratoriale che non può essere soddisfatta dalla didattica a distanza). Poi, gli atenei stanno puntando sulla “presenza” delle matricole. A questo punto, chi si muove ora ha la possibilità di avere più scelta e firmare per la casa migliore. Più si attende, meno opzioni resteranno». A questo punto, se gli studenti rientrano i, punto interrogativo sono i lavoratori. «Il 30-40% dei nostri inquilini sono lavoratori. Il proseguimento dello smart working – ha concluso Urbani – fino all’autunno inoltrato, pone in dubbio il loro ritorno. Ma ora è prematuro fare stime».

«Didattica a distanza, smart working e South working hanno fatto registrare quest’anno un boom dell’offerta di stanze e posti letto che in alcuni casi, come a Milano, è risultata sinora quasi quadruplicata rispetto al 2019 – ha recentemente sottolineato Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it –. Studenti e lavoratori che sceglievano soluzioni abitative transitorie, hanno preferito abbandonare momentaneamente le città, per spazi più ampi e risparmi sull’affitto».

Vuote ma costose
In questi mesi, Milano è stata la città record per quanto riguarda la disponibilità di stanze: +290% su base annuale, seguita da Bologna (+270 per cento). Il capoluogo lombardo si conferma la città più cara in cui vivere da fuori sede, nonostante i prezzi delle singole siano rimasti praticamente fermi rispetto al 2019 (565 euro al mese) e quelli dei posti letto in doppia abbiano subito un ribasso del 7% (345 euro).

A questo punto , gli operatori ritengono che un crollo dei prezzi , soprattutto a Milano dove il mercato era diventato inarrivabile se comparato agli stipendi medi italiani, non è realistico.

Per Giordano sarebbe «auspicabile, ma un vero calo dei prezzi avverrà solo se ad autunno inoltrato, più o meno a novembre, non si troveranno inquilini». Insomma, con le università che stanno riaprendo in modalità blended, cioè alternando lezioni virtuali e in presenza, molti proprietari cercheranno di tenere duro.

Cosa vogliono gli studenti
Secondo un’analisi di SoloAffitti, gli studenti non cercano solo un appartamento, ma un contesto di servizi. Rimangono di primaria importanza la vicinanza dell’appartamento rispetto alla facoltà frequentata (73%) e la comodità ai mezzi pubblici (60%), oltre alla disponibilità della stanza singola invece che una doppia o una tripla (67%). Molto importante anche l’arredamento di buon livello (38%), così come ormai ritenuta imprescindibile è la presenza di wi-fi (23%), che, a dire il vero, è sempre più diffusa come dotazione standard. Infine, gli studenti, in gran parte, non rinunciano a “condividere” l’appartamento: quest’anno la ricerca di immobili non condivisi (mono o bilocali) è cresciuta solo dell’8% rispetto al 2019.

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