dopo le dimissioni di Di Maio

Dopo Di Maio, il Pd spera nel voto disgiunto degli M5s in Emilia Romagna

di Emilia Patta


Quale nome per il dopo Di Maio

3' di lettura

Le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del M5s e da capo delegazione dei pentastellati al governo trovano i democratici in una posizione di attesa. Tutto si deciderà tra le elezioni regionali di domenica in Emilia Romagna e gli stati generali del movimento di marzo.

Lo sguardo Pd: senza Di Maio più vicino il «campo largo riformista»
Da una parte c’è un misto di speranza e soddisfazione: il ministro degli Esteri era ed è il più fiero sostenitore dell’autonomia del M5s e del suo ruolo di ago della bilancia, e a Largo del Nazareno si spera naturalmente che la sua - almeno temporanea - uscita finirà per favorire tutta l’area del movimento, sulla carta maggioritaria, che punta alla collocazione stabile sotto l’egida del premier Giuseppe Conte nel campo largo riformista accanto al Pd e contro la destra sovranista di Matteo Salvini: dai ministri Stefano Patuanelli e Federico D’Incà al presidente della Camera Roberto Fico.

Vincere in Emilia è fondamentale per la strategia di Zingaretti
Dall’altra c’è però la consapevolezza che, a maggior ragione in un momento di forte ricomposizione del quadro politico, le elezioni di domenica in Emilia Romagna saranno dirimenti per l’alleanza strutturale tra Pd e M5s sulla quale Nicola Zingaretti ha puntato molto della sua strategia politica: una vittoria del centrosinistra e del governatore uscente Stefano Bonaccini rafforzerebbe non solo la ledership di Zingaretti in quello che è ormai il più grande partito di governo ma rafforzerebbe anche la sua linea dell’alleanza futura con un M5s senza più Di Maio leader nel «campo largo riformista». E la domanda ora è: come si comporteranno domenica gli elettori emiliani del M5s dopo la decisione presa proprio da Di Maio di correre da soli con un proprio candidato?

Ma in Regione il centrodestra è già maggioranza
Alle ultime europee del maggio scorso le forze del centrodestra hanno ottenuto in Emilia Romagna il 44,4% dei voti e quelle del centrosinistra il 37,7%, e la Lega ha compiuto il sorpasso storico sul Pd piazzandosi come primo partito con quasi 34% contro poco più del 31%. Per non parlare della conquista leghista di Ferrara dopo 71 anni di monocolore Pci-Ds-Pd. Questa la realtà che nei racconti politici e nei reportage giornalistici sulle elezioni regionali di domenica prossima sembra sia stata rimossa: il trend è tutto in favore del centrodestra a trazione leghista e se il governatore uscente Stefano Bonaccini dovesse farcela sarebbe di fatto una straordinaria rimonta.

I punti di forza del centrosinistra: città e giovani
Tre sono i residui punti di forza del centrosinistra e di Bonaccini: il primato, ancora, nelle aree urbane (alle ultime europee il 53,8% contro il 40,3% del centrodestra contro il 47% per il centrodestra e il 36% per il centrosinistra nelle aree minori, le cosiddette “periferie” della Regione); il possibile effetto trascinante del movimento delle Sardine sull’elettorato giovanile in favore di Bonaccini; il meccanismo del voto disgiunto.

Il voto disgiunto degli elettori M5s può fare la differenza
Ecco, ora a Largo del Nazareno si appigliano proprio al voto disgiunto: secondo le ultime analisi dei flussi elettorali gli elettori emiliani che sono rimasti nel M5s e non sono giù migrati verso la Lega si autocollocano, più di quanto avvenga nelle altre regioni del Paese, nel campo del centrosinistra. È dunque possibile che questa fetta di elettorato - tra i l 5 e il 6% secondo gli ultimi sondaggi pubblicati - voti per il “suo” partito nel voto di lista ma per Bonaccini nel voto per il presidente della Regione. Visto il pochissimo margine di vantaggio di Bonaccini secondo tutti gli ultimi sondaggi, vantaggio che si assottiglia fino quasi a invertirsi nel voto di lista, il voto disgiunto può fare la differenza. Non solo degli elettori pentastellati ma anche - come rilevato da alcuni sondaggisti tra cui quelli del M5s - da parte degli elettori per così dire senza partito: c’è una fetta di elettorato emiliano, infatti, che sembra disposta a votare Bonaccini per premiare il suo buon governo ma che non darà alcune preferenza di lista per profonda sfiducia nei partiti. Tutti.

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