le quattro date clou

Dopo la Manovra si apre un gennaio di fuoco per il governo Conte

Si comincia il 12 gennaio, quando si saprà se ci sono le firme sufficienti per il referendum confermativo del taglio dei parlamentari

di Andrea Marini

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Si comincia il 12 gennaio, quando si saprà se ci sono le firme sufficienti per il referendum confermativo del taglio dei parlamentari


2' di lettura

La manovra si avvia ad avere il via libera definitivo dalla Camera il 23 dicembre, pronta per entrare in vigore il prossimo primo gennaio. Un iter travagliato che ha messo a dura prova la maggioranza. Ma a gennaio si apre un mese ancora più complicato per l’alleanza M5S-Pd: si parte con la decisione sul referendum confermativo del taglio dei parlamentari (12 gennaio). Tre giorni (15 gennaio) dopo sarà la volta della Consulta che dovrà esprimersi sull’ammissibilità del referendum leghista pro maggioritario. Il 20 gennaio ci sarà il voto sul caso Gregoretti e il 26 gennaio sarà la volta delle regionali in Emilia.

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12 gennaio: presentazione firme contro il taglio dei parlamentari
Entro il 12 gennaio scadrà il termine per presentare le firme dei parlamentari per chiedere il referendum confermativo della riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari a 600 (con una riduzione di 345 onorevoli). Al momento le 64 sottoscrizioni necessarie sembrano essere raggiunte. Se non ci saranno retromarce, il taglio a 600 degli onorevoli sarà sospeso in attesa del referendum da tenere in primavera. In questo caso si aprirebbe una finestra temporale (aprile-maggio) per poter andare alle elezioni politiche senza la sforbiciata: una tentazione per quei partiti che, sondaggi alla mano, con la riduzione dei parlamentari vedrebbero la propria pattuglia a Montecitorio e a Palazzo Madama ridotta all’osso.

15 gennaio: la Consulta sul referendum maggioritario
Il 15 gennaio ci sarà il pronunciamento della Consulta sul referendum della Lega sull’uninominale. Se la Corte dovesse ammetterlo, il sistema elettorale rischia di diventare dalla prossima primavera fortemente maggioritario, tagliando fuori i piccoli partiti: meglio andare a votare subito e con il Rosatellum (nel caso il referendum sarebbe posticipato di un anno).

20 gennaio: voto sul caso Gregoretti
Il 20 gennaio ci sarà il voto sul caso Gregoretti: la Giunta per le immunità di Palazzo Madama deciderà se dare il via libera alla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal tribunale dei ministri di Catania nei confronti del leader leghista Matteo Salvini. Si vedrà se la maggioranza sarà compatta, oppure se ci saranno defezioni di alcuni grillini o di Italia Viva.

26 gennaio: regionali in Emilia Romagna
Infine il 26 gennaio ci sono le regionali in Emilia Romagna. I sondaggi danno di fatto un testa a testa tra il presidente uscente Stefano Bonaccini e la leghista Lucia Borgonzoni. Se il centrodestra a trazione leghista dovesse riuscire a strappare la regione al centrosinistra si aprirebbe una doppia crisi nella maggioranza: da una parte il fuoco di fila del Pd contro i 5 stelle che, decidendo di correre da soli, avrebbero tolto voti a Bonaccini; dall’altra sarebbe la stessa figura di Nicola Zingaretti, segretario Pd, a risultare fortemente indebolita.

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