non solo regionali

Dopo la manovra si apre la sfida per le Comunali: nel 2019 al voto 4mila città

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

2' di lettura

Dopo il via libera alla Manovra, l’attenzione dei partiti si volgerà al 2019. Un anno denso di appuntamenti elettorali: non solo le Europee e il voto in sei Regioni, ma a giugno saranno chiamati a rinnovare il sindaco circa 4milia città (la metà dei Comuni italiani). L’attenzione sarà soprattutto sulle metropoli: sono 25 i capoluoghi di provincia al voto. Nella maggior parte dei casi (19) si tratta di giunte di centrosinistra, mentre sono 5 i capoluoghi governati dal centrodestra. Solo uno (Livorno) è appannaggio del M5s.

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Il centrosinistra rischia di più
Tra i capoluoghi al voto spiccano, tra gli altri, Firenze, Bergamo, Prato, Pesaro, Perugia, Pavia, Cremona, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Ferrara, Pescara, Livorno e Bari. Quasi tutte città a guida Pd, che quindi, dato il trend nazionale in calo, è il partito che rischia di più. A Firenze, il sindaco dem Dario Nardella punta a un secondo mandato. Già vicesindaco quando a guidare la città era Matteo Renzi, Nardella è insidiato dal Carroccio, che qui come altrove farà da traino alla coalizione di centrodestra.

Obiettivo leghista: conquistare la Regione Toscana
Già nelle scorse amministrative 2018 il centrodestra a trazione leghista aveva strappato tre roccaforti del Pd (Siena, Pisa e Massa, governando già a Grosseto, Pistoia e Arezzo). Firenze sarebbe l’ultimo bastione sulla strada della conquista della Regione Toscana (al voto nel 2020), la prima fuori dall’arco del Nord Italia. Qui già si parla della candidatura a presidente di una salviniana di ferro: Susanna Ceccardi, eletta clamorosamente nel 2016 sindaco di Cascina (Pisa).

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Nel mirino leghista anche la Livorno “grillina”
La Lega punta al “colpaccio” anche a Livorno, dove molto probabilmente il sindaco M5s Filippo Nogarin non si candiderà, per correre alle Europee. Un sondaggio pubblicato dal Tirreno nei giorni scorsi dà il Carroccio primo partito nella città dove nel 1921 è nato il Pci e dove per anni il primo partito è stato il Pds-Ds e il secondo Rifondazione. Una vittoria qui del partito di Salvini sarebbe un cataclisma. Del resto già nel 2015 vedere il Pd cedere al M5s la sua storica roccaforte fece una certa impressione.

A rischio la pattuglia dei sindaci renziani
È già entrata nel vivo la campagna elettorale per le amministrative a Bergamo. Subito dopo l’annuncio della ricandidatura del dem Giorgio Gori (renziano della prima ora reduce dalla sconfitta alle regionali in Lombardia contro il leghista Attilio Fontana), Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda e deputato della Lega, ha rilanciato: «Da giugno Bergamo avrà il primo sindaco leghista della sua storia». Al primo mandato e potenzialmente ricandidabili i sindaci dem di Prato Matteo Biffoni (presidente dell’Anci Toscana), di Pesaro Matteo Ricci (renziano, responsabile degli Enti Locali del Pd), di Bari Antonio Decaro (presidente dell’Anci) e di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà (anche questi ultimi due già renziani).

COMUNI CAPOLUOGO AL VOTO NEL 2019 Dati provvisori
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