il «paracadute finanziario»

Dopo il Mes, quali sono i prossimi passi per tutelare le banche europee?

Con la decisione assunta dall'Eurogruppo, e non appena sarà perfezionato l'iter di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali, si potrà porre un altro tassello in direzione del completamento dell'Unione bancaria, cui tuttora manca la gamba di un'assicurazione europea sui depositi

di Dino Pesole

(Comugnero Silvana - stock.adobe.com)

3' di lettura

L'intesa raggiunta lunedì 30 novembre dai ministri finanziari dell'Eurogruppo sulla riforma del Mes, ora al vaglio del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, contiene una novità assai rilevante, di cui si discute poco nel confuso dibattito politico nostrano. Si tratta di un tassello fondamentale per la tutela dell'intero sistema bancario europeo, ed è elemento non da poco se si pensa che nella crisi finanziaria del 2008-2009 proprio le banche (e l'Italia ne ha sofferto in modo rilevante) hanno rischiato di finire nell'occhio del ciclone. E qui la novità è duplice: viene introdotto il “Common Backstop”, in sostanza il dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico delle crisi bancarie inserito nel nuovo Mes (un paracadute finanziario rafforzato in poche parole), e il suo avvio viene anticipato dal 2024 al 2022.


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Verso il completamento dell'unione bancaria

L'eventuale ricorso alle risorse finanziarie del Mes per far fronte agli effetti di una crisi bancaria trasforma il salvataggio da problema in capo ai singoli paesi coinvolti in una soluzione europea. Per anni, in sede di Eurogruppo e di Ecofin il dossier si è arenato di fronte al dilemma (allora ritenuto insolubile) tra “condivisione” e “riduzione” del rischio (Risk sharing and risk reduction).È emersa una diffidenza palese rispetto a un paese come l'Italia percepito a lungo a rischio a causa dei bilanci delle banche, appesantiti dai crediti deteriorati e per il peso costituito dall'enorme debito pubblico. Il sospetto, più o meno palese, era che le proposte che venivano avanzate in quegli anni (2016-2017) dal governo italiano fossero strumentali a un allentamento della disciplina di bilancio, piuttosto che a un rafforzamento delle istituzioni europee. Barriera eretta soprattutto dai paesi del nord Europa, tradizionalmente più rigoristi, con l'implicito avallo della Germania. Nel marzo 2018 fu confezionata per l'occasione una missiva di otto paesi inviata alla Commissione Ue in cui si affermava esplicitamente il rifiuto a forme di condivisione del rischio, ad esempio sotto forma di un'assicurazione europea sui depositi bancari, fino a quando i paesi ritenuti fragili non avessero ridotto a sufficienza i loro rischi bancari. Con la decisione assunta dall'Eurogruppo, e non appena sarà perfezionato l'iter di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali (si tratta di modificare il Trattato istitutivo del Mes e dunque occorre l'unanimità), si potrà senz'altro porre un altro tassello in direzione del completamento dell'Unione bancaria, cui tuttora manca la gamba (anch'essa fondamentale) di un'assicurazione europea sui depositi. Le due “gambe” su cui si basa al momento l'unione bancaria risalgono – la prima - al marzo 2013 quando il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulla realizzazione del primo pilastro dell'Unione bancaria, il Meccanismo di vigilanza unico, operativo dal novembre 2014, che fa capo alla Bce ed è competente a esercitare la vigilanza diretta sulle banche di maggiori dimensioni e su quelle più significative, mentre le autorità di vigilanza nazionali continuano a esercitare la vigilanza su tutte le altre banche, sotto la responsabilità ultima della Bce. Nel marzo 2014 ha preso avvio il “secondo pilastro” con il Meccanismo di risoluzione unico delle crisi bancarie, divenuto pienamente operativo dal gennaio 2016.

I passaggi per determinare la “riduzione del rischio”

Stando a quanto ha sostenuto il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri nel corso della sua audizione in Parlamento del 30 novembre, la decisione sulla introduzione anticipata (a inizio 2022) del backstop prevede che sia effettuata preventivamente una valutazione sulla riduzione del rischio. Al riguardo, le Istituzioni competenti (Commissione, Banca Centrale Europea e Comitato di Risoluzione Unico) con un'analisi congiunta, hanno valutato la situazione rispetto alle esposizioni deteriorate (NPL) e alla capacità di assorbimento delle perdite. “I risultati, questo è molto importante, appaiono positivi. Si è registrata una significativa riduzione degli NPL in tutti i Paesi e un percorso di progressivo avvicinamento al requisito relativo all'assorbimento delle perdite che dovrà essere rispettato nel 2024”. Per quanto riguarda l'Italia, “ci si attende che il settore bancario, incluse le banche di minori dimensioni, registrerà un tasso medio lordo di NPL intorno al 5.3%”.


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