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Dopo il Mondiale dei cammelli torna la serie A degli asinelli: c’è Inter-Napoli

Al termine dei due mesi di sospensione per Qatar 2022, riparte il campionato di calcio: ecco chi ha più chance di vincerlo

di Dario Ceccarelli

(ANSA)

6' di lettura

È come svegliarsi da un grande sonno. E chiedersi: dove siamo? Che anno è? È finito il mondiale dei cammelli? È ricominciato il nostro campionato degli asinelli? Ma è vero che riapre il calcio mercato? Ma non l’avevamo appena chiuso?
E la Juventus? È vero che son scappati tutti ed è rimasto solo Max Allegri? Ma è uno scherzo? Un incubo? Ci state prendendo in giro? Ci manca solo che qualcuno dica che i cinesi hanno di nuovo riportato il covid e che Ronaldo, umiliato in Qatar, intascherà un miliardo per giocare in Arabia Saudita e ci arrendiamo. Anzi, ci viene perfino voglia di tornare nel 2022: che è tutto dire…

Sapessi come è strano ritrovarsi questo lunedì 2 gennaio 2023 a riparlare di un campionato lasciato in sospeso quasi due mesi fa e che ora, dopo tutto quello che è successo, ricomincia come nulla fosse. Va bene che il mondo è rovesciato, ci si tuffa in mare a gennaio e si scia in estate nel deserto del Gobi, però viene quasi il capogiro. Dire che il nostro campionato ci è mancato, è una bella bugia. Dopo le magie di Messi, e le percussioni di Mbappè, non sarà facile riabituarci a sfide più caserecce come Sassuolo-Sampdoria o Spezia-Atalanta.

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Anche Salernitana-Milan, la prima delle partite di mercoledì 4 gennaio, suona un po’ così pensando alla finale tra Argentina e Francia. Vero che i rossoneri sono secondi in classifica però il salto, senza offesa per nessuno, è davvero clamoroso. Come se da un concerto di Vasco Rossi o dei Rolling Stones, si dovesse passare a un’altra serata con Iva Zanicchi, che ormai ci insegue anche ai gabinetti dell’autogrill. Ridateci almeno i Maneskin o Jovanotti…Insomma, passate le Feste, gabbato lo santo: niente più caviale e champagne, ma solo il rustico pane e salame del nostro patriottico vecchio torneo.

Qualche novità comunque c’è

Chi l’avrebbe mai detto, per esempio, che, dopo 15 giornate, il Napoli sarebbe stato in testa con ben otto punti sul Milan, dieci sulla Juventus, undici su Lazio e Inter? Nessuno, soprattutto l’estate scorsa. Quasi tutti gli opinionisti, soprattutto quelli televisivi, scommettevano ancora sull’Inter che pure, nel gran finale dello scorso anno, si era fatta beffare dal Milan di Pioli.

È un destino amaro quello della squadra di Inzaghi: piace soprattutto in estate, quando si va in vacanza. Un po’ come la Ferrari: sempre in pole position alla partenza, ma alla fine la spunta la Red Bull di Max Verstappen. Nulla è perduto, comunque. In Italia tutti hanno diritto a una seconda opportunità. Se si è riposizionato alla grande Giuseppe Conte, può farcela anche Inzaghi.

Tra l’altro, dopo la lunga pausa, i nerazzurri ritrovano a San Siro proprio il Napoli di Spalletti. Quale miglior occasione? Battere subito i partenopei, vorrebbe dire scagliare un bel sasso nella vetrina della capolista. Più facile a dirsi che a farsi, però. Il Napoli infatti, almeno sulla carta, esce senza affanni da questi 47 giorni di pausa. Tre suoi nazionali hanno chiuso l’avventura ai mondiali fermandosi ai gironi (Anguissa, Olivera e Lozano) e due sono tornati a casa dopo gli ottavi (Zielinski e Kim).

L’unico acciaccato, ma prima del mondiale, era Kvrara, il georgiano imprendibile, l’unica vera rivelazione del nostro torneo. Il suo mal di schiena sembra guarito. E con Osimhen diventa travolgente. Spalletti potrà quindi contare su una rosa quasi completa. Inoltre questo primo incrocio con il Napoli è più impegnativo per l’Inter. Le serve una vittoria, per dare un segno di discontinuità. Altrimenti è un’altra occasione persa.

Ma facciamo un po’ le carte alle big, partendo proprio dal Napoli.

NAPOLI (9)

Se riprende la sua corsa come prima del Mondiale, gli inseguitori son fritti. Tra 4 giornate si arriva al giro di boa e si assegna lo scudetto d’inverno: difficile che possa sfuggire ai partenopei. Vero che questo è un anno speciale, vero che una pausa invernale così lunga non c’è mai stata, vero perfino che le squadre di Spalletti in questo periodo di solito perdono colpi. Ma in realtà la squadra meno stressata dal Mondiale è proprio il Napoli.

Il primo test lo avrà mercoledì con l’Inter. Le altre quattro partite saranno in casa con la Juventus e la Roma, e due trasferte con la Sampdoria e la Salernitana. Se questa cinquina verrà superata senza scossoni, allora Spalletti, incrociando le dita, potrà dire che la fuga verso il tricolore è davvero quella buona. Rimane, certo, l’incognita De Laurentiis.
Qualche sua intemerata, qualche suo colpo di testa quando vanno tutti d’amore e d’accordo, è sempre dietro l’angolo. Ma anche il presidente tace. E chi tace, acconsente.

MILAN (7)

Otto punti dalla capolista, non sono pochi. Tutto è possibile, Pioli l’ha già dimostrato l’anno scorso vincendo uno scudetto su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Il Milan però non è al top. L’infermeria è ancora piena come al pronto soccorso dopo i botti della notte di Capodanno. Rebic, dopo l’amichevole col Psv, ha riportato una lesione alla coscia sinistra. Ballo Tourè dovrà subire un piccolo intervento alla spalla destra. Il Diavolo dovrebbe ripartire a tutto gas. Ma Il portiere Maignan è ancora fermo e il nuovo acquisto, il colombiano Davis Vasquez, è solo un investimento per il futuro.

L’attacco è scricchiolante e Giroud non è al massimo. Solo Leao, praticamente in vacanza ai Mondiali, sembra fresco come una rosa. Quanto a De Ketelaere, ancora non si capisce. Deve ancora svezzarsi o è davvero un flop? Va poi ricordato che i rossoneri, oltre all’impegno di Champions, avranno la finale di Super Coppa il 18 gennaio In Arabia Saudita contro l’Inter. Un bel test, ancora tra oasi e cammelli, che potrebbe pesare sulle due milanesi.

JUVENTUS (6,5)

Un bel rebus dare un voto ai bianconeri. D’accordo: nelle ultime sei partite la Juve ha sempre vinto. Ma prima? Quanti giocatori ha bruciato? E poi come si fa a separare il discorso tecnico da quello societario? In attesa che il nuovo Cda sia operativo, l’unico rimasto in vetrina è proprio Allegri, cioè l’allenatore che a novembre tutti davano per bollito. Una rivincita diabolica, quella di Max, ma questa Juve è in grado di dar la caccia al Napoli? Dieci punti non sono un abisso, però pesano.

La buona notizia è che contro la Cremonese ritorna Chiesa. E che Di Maria fa ben sperare dopo gli exploit con l’Argentina. Il resto però è tutto da vedere. Vlahovic ha ancora la pubalgia. Paredes non sembra determinante. E Pogba? Le sue vacanze sulla neve hanno scatenato le ire dei tifosi. Certo con il vecchio Boniperti queste cose non succedevano...

INTER (6)

Quarta a pari merito con la Lazio, a undici punti dal Napoli, la squadra di Inzaghi deve capire cosa vuol fare da grande. Finora non si è capito. Inzaghi confida sul rientro di Lukaku? Mah… Ai Mondiali non ne ha messa dentro una. Ad essere buoni diciamo che è una incognita. O un bel ricordo. Chiaro che Lukaku assieme a Lautaro fanno una coppia esplosiva. Lo hanno dimostrato due anni fa. Ma è ancora così?

Lo stesso Lautaro, con una caviglia dolorante, non ha fatto faville in Qatar. È stato decisivo ai rigori, ma come goleador non ha brillato. Tanti errori, tanta imprecisione. Questa ripartenza per Inzaghi non sarà una passeggiata. Ha solo un vantaggio: che ora nessuno darà più l’Inter per favorita….

LAZIO (6)

È un’altra incognita. Quando gioca, la squadra di Sarri è un gioiellino. Ma quante pause, quanti cortocircuiti. Ritornerà Immobile e questo sarà un vantaggio. Per il resto una rimonta sul Napoli non sembra nei suoi programmi. In più la Lazio, come la Fiorentina, è attesa ai playoff di Conference League.

ROMA (6)

Cosa farà la squadra di Mourinho? Questa sì che è una bella domanda. Ora come ora i giallorossi, come gli atalantini, sono a 14 punti dal Napoli. Un bel distacco, chiaro. In più, diciamolo, finiti gli effetti speciali, il Grande Pifferaio deve inventarsi qualcosa di concreto. Non si può sempre vivere di speranze e illusioni, di proclami e di polemiche.

A meno che… A meno che ci si aggrappi a un nuovo salvatore della patria capitolina. Che potrebbe essere Paulo Dybala, tornato in grande spolvero (mediatico) dai mondiali in Qatar. In realtà di grandioso, a parte un rigore decisivo, ha fatto poco. Ma nella vita, e soprattutto nel calcio, bisogna avere una speranza a portata di mano. O di piede.

ATALANTA (6)

Un’altra incognita. La squadra di Gasperini è sempre un cantiere aperto. Una stazione con tanti arrivi e tante partenze. È la sua forza e la sua debolezza. Però sempre da tenere d’occhio.

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