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Dopo Renzi in arrivo altri gruppi: «tana libera tutti» in Parlamento

Per evitare di consegnare a ll’ex premier la «golden share» sul governo (a oggi i suoi 13 senatori sono decisivi), c’è già chi intravede la nascita al momento giusto di un drappello di «responsabili» a sostegno di Conte a cui si starebbe già lavorando dalle parti di Forza Italia e dintorni

di Barbara Fiammeri

La conta in Parlamento: dopo Renxit i nuovi equilibri al Senato

3' di lettura

Siamo solo all’inizio. L’addio di Matteo Renzi al Pd ha messo in moto un processo destinato a modificare drasticamente l’attuale assetto politico, dentro e fuori dal Parlamento. La nascita di Italia viva è una sorta di «tana libera tutti». Intanto perché legittima i cambiamenti di maggioranza, senza che questi si riflettano immediatamente sulla vita del governo e la durata della legislatura. Basta sentire le dichiarazioni di questi giorni, dove ad accompagnare frasi di circostanza di dem e pentastellati per la sorpresa partorita dal senatore di Rignano, sono altrettante e numerose rassicurazioni sulla solidità dell’esecutivo.

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E non è detto che Italia viva sia l’unico nuovo arrivo. Anzi, proprio per evitare di consegnare a Renzi la golden share sul governo (a oggi i suoi 13 senatori sono decisivi), c’è già chi intravede la nascita al momento giusto di un drappello di responsabili a sostegno di Conte a cui si starebbe già lavorando dalle parti di Forza Italia e dintorni. Attenzione: in ballo non c'è solo quello che i detrattori del nuovo governo bollano come “poltronismo”. Che certamente è un collante molto potente ma senza prospettive. E visto che l’attuale classe politica ha una età media di 45 anni (la più bassa di sempre) l’idea del pensionamento è ancora lontana.

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Si scalpita quindi un po' ovunque. Anche nel M5s dove la leadership di Luigi Di Maio è tutt’altro che solida e il suo principale competitor è proprio il premier, tanto dentro il Movimento che fuori tra gli elettori visto che Giuseppe Conte risulta al momento in cima al gradimento degli italiani, l'unico a potersela battere con Matteo Salvini. Se il passaggio a Palazzo Chigi risulterà fruttuoso, diventerà inevitabilmente anche il frontman anti Lega in campagna elettorale magari con la stessa maggioranza che lo sta sostenendo.

Meno Renzi, però. Che aspira allo stesso ruolo, guardando tuttavia più alla sua destra che alla sua sinistra. Perché l'obiettivo non dichiarato dell'ex segretario dem è quello di raccogliere l'eredità di Silvio Berlusconi. E non c'è da stupirsi. Lo pensava anche il Cavaliere che nel 2010 invitò ad Arcore il sindaco di Firenze anche allora impermeabile al critico scalpore dei suoi ex compagni di partito. Il warning lanciato dalla forzista Mara Carfagna e dai 50 parlamentari riuniti da lei a cena lo conferma. Con Salvini che proclama “porte aperte” a chi contrasta senza se e senza ma i giallorossi e Renzi aspirante leader del Centro, il rischio di finire completamente fagocitati diventa molto, molto concreto.

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I movimenti per ora sono ancora sotterranei, ma continui e verranno alla luce non appena si farà sul serio sulla legge elettorale. Per Renzi così come per il M5s e Forza Italia il ritorno a un proporzionale puro con sbarramento è la conditio sine qua non per rimanere protagonisti della partita anche in vista dell'elezione del Capo dello Stato. Non a caso, al contrario, Salvini sta puntando tutto sul referendum per resuscitare il maggioritario, sistema che impone all'elettore di schierarsi o di qua o di là perchè un terzo polo non è contemplato e dà ai partiti maggiori il potere di decidere le sorti dei propri alleati (quanti collegi riserverebbe Salvini ai forzisti e quali sarebbero i criteri di selezione...?). È questo il vero campo di guerra. Lo sanno tutti e su questo si deciderà il futuro assetto della politica italiana.

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