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Dopo Shanghai, Pechino: test di massa per valutare il lockdown estremo

La variante Omicron BA si sta diffondendo anche a Pechino: la capitale cinese domenica scorsa ha registrato 11 casi nel distretto di Chaoyang e, giocando d’anticipo sul potenziale scoppio di un nuovo focolaio, ha subito annunciato l’avvio di tre cicli di test di massa sui circa 3,5 milioni di residenti in quell’area

di Rita Fatiguso

Covid, test di massa a Pechino: panico e timore di un lockdown

2' di lettura

Oggi a Shanghai dovrebbero concludersi i test di massa sui 25 milioni di abitanti per verificare cosa succederà il mese prossimo, ovvero se il lockdown totale attivato dalla municipalità locale dal 28 marzo scorso sarà confermato oppure no.

Perché nel weekend i nuovi casi sono aumentati, la pressione per contenere l’epidemia non basta a bloccare la crescita di nuovi contagi, la città ha riportato oltre 19mila nuovi positivi e, purtroppo, anche 51 morti che - secondo voci diffuse - sarebbero solo una minima parte di quelli effettivi.

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Per di più la variante Omicron BA si sta diffondendo anche a Pechino: la capitale cinese domenica scorsa ha registrato 11 casi nel distretto di Chaoyang e, giocando d’anticipo sul potenziale scoppio di un nuovo focolaio, ha subito annunciato l’avvio di tre cicli di test di massa sui circa 3,5 milioni di residenti in quell’area. Un’area enorme, una città nella città.

La speranza è che la capitale venga risparmiata dalla quarantena feroce che sta piegando in due Shanghai, con interi gruppi condominiali transennati, la difficoltà di provvedere ai fabbisogni elementari della popolazione dal cibo ai medicinali all’acqua potabile alla mobilità azzerata. Non è possibile nemmeno lavorare negli orti intorno alla città, gli ortaggi marciscono nei campi mentre gli approvvigionamenti sono bloccati dal blackout del porto, il primo al mondo per volumi di traffico.

Shanghai, i prigionieri del Covid

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In realtà scene di panico si stanno verificando anche a Pechino, con code ai negozi e scene di isteria collettiva durante i test. Lo stesso copione già visto a Shanghai nelle scorse tre settimane anche perché lì le autorità hanno ulteriormente inasprito le restrizioni avvertendo che le misure rigorose sarebbero continuate fino alla completa eradicazione del Covid-19, “quartiere per quartiere”.

Chi è in lockdown è stato costretto a rimanere in casa per ricevere i beni grazie ai sistemi di delivery organizzati dal pubblico, mentre a chi vive in aree controllate è stato fatto divieto di uscire dalla propria comunità. Nelle aree sottoposte a un regime di prevenzione scattava il divieto di raduno. Di fatto Shanghai ha subìto in tre settimane uno stravolgimento dei suoi ritmi di vita atavici, anche a livello di brulicanti relazioni di vicinato.

Anche nel resto della Cina nelle ultime ore sono stati segnalati 1.566 nuovi casi, con altre 16 suddivisioni a livello provinciale colpite da nuovi focolai tra cui la provincia nordorientale di Jilin con 60 contagi e l’Heilongjiang con 26.

Nonostante questa situazione, Pechino non demorde e continua a perseverare nella politica Zero-Covid, l’unica, a detta dello stesso presidente Xi Jinping, in grado di garantire la salute dei cinesi, anche a discapito del benessere dell’economia.

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