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Dopo lo skate pieghevole Linky guarda ora alle e-bike

di Michele Romano

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2' di lettura

«Vogliamo diventare il primo player italiano sulla micromobilità elettrica». È chiara la visione di Paolo Pipponzi, ingegnere meccanico con un passato in Ducati, dove ha fatto esperienza nel campo delle auto elettriche. È suo il meccanismo di chiusura applicato a uno skateboard elettrico che lo rende così maneggevole da essere contenuto in uno zaino; il resto lo fanno il peso, circa 5 chili, e il design. Linky è un prodotto di una start up fermana, Linky Innovation, lanciata da Ecapital, storica business plan competition promossa da Fondazione Marche: con i 20mila euro vinti, Pizzoni e due suoi inseparabili amici, Cristiano Nardi e Giovanni Laserra, hanno aperto la società e brevettato il sistema di piega.

Aperti al mercato e alle nuove opportunità, i soci hanno raccolto attraverso un’attività di crowdfunding le risorse per industrializzare il prodotto: finora sono stati venduti mille skateboard in tutto il mondo. È recentissimo il co-investimento da 250mila euro di Fondazione Marche e di Fabrizio Lunazzi, uno dei 20 business angel coinvolti da quella che è unanimemente riconosciuta come un’istituzione che promuove l’innovazione tecnologica e scientifica nella regione. «Unire finanza e managerialità è la nostra formula vincente – spiega il presidente Mario Pesaresi -: non è una questione di business plan, ma soprattutto di sintonia umana».

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Il futuro di Linky Innovation è già iniziato con un progetto di reshoring: niente più Cina, dove veniva assemblato lo skate e realizzato lo zainetto, ma tutto in Italia. «L’obiettivo è governare la catena della fornitura – spiega Lunazzi - e migliorare la qualità della tavola, che comunque continuerà a mantenere le sue caratteristiche, a cominciare dalla piega». A Falerone, borgo nel cratere del sisma del 2017, hanno affidato a Cartuccia&Associati di Ancona (quelli che hanno inventato, tra l’altro, l’antifurto Bullock, ndr.) la catena della subfornitura e avviato la riprogettazione del prodotto, che terrà conto dell’attività di profilazione dei clienti e di un benchmark sui principali competitor. «Una seconda versione del Linky sarà pronta al termine dell’estate», annuncia Lunazzi.

Proprio l’arrivo dei nuovi investitori darà sostegno alla società, consentendo l’inserimento di nuove risorse interne e il supporto continuativo di un team di consulenti esterni. E se Linky è una soluzione per la mobilità sostenibile soprattutto degli under 30, l’azienda vuol fare un salto di qualità anche sul mercato delle e-bike, oggi presidiato customerizzando prodotti realizzati da terzi, con una due ruote elettrica con design accattivante e tecnologia più avanzata (la batteria verrà nascosta nella sella, ndr.). Per gli over 30, invece, è in corso la progettazione di un monopattino elettrico in sinergia HP Composite, altra creatura di Fondazione Marche. «Un prodotto di nicchia, super compatto, molto leggero e sempre pieghevole – anticipa Pesaresi –, che mette insieme le esperienze meccaniche ed elettroniche maturate in Linky con la grande frontiera tecnologica dell’azienda Picena, che sta realizzando materiali compositi per le supercar di Ferrari e Maserati».

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