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Dopo S&P il governo guarda avanti. Pd: preoccupati per futuro degli italiani

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3' di lettura

Pericolo scampato, almeno per ora. La conferma del rating, anche se con outlook negativo, da parte dell'agenzia americana Standard and Poor's sulla sostenibilità finanziaria del sistema Italia fa tirare un sospiro di sollievo alla maggioranza. E se il presidente del Consiglio Conte parla di «giudizio corretto alla luce della solidità economica del Paese», il vicepremier Salvini liquida la questione con un giudizio («È un film già visto. Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? In Italia non saltano né banche né imprese»), il vicepremier Di Maio approfitta per lanciare una stoccata ai profeti di sventura. Le agenzie di rating, scrive a caldo su Twitter, «non misurano il benessere dei cittadini di un Paese, ma chi aspettava Standard & Poor's per continuare a remare contro il governo oggi ha avuto una brutta sorpresa: il rating dell'Italia è stato confermato. Andiamo avanti! Il cambiamento sta arrivando».

Salvini: andiamo avanti nonostante Moody's e commissari europei

Boccia: giudizio prevedibile, manovra debole su crescita
All’indomani del giudizio «prevedibile» dell’agenzia di rating il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia spiega che «il messaggio è chiaro». Per il leader degli industriali « c'è una debolezza nella manovra sul fronte della crescita, che dà incoerenza alle dichiarazioni del Governo, che dice che attraverso la crescita rende sostenibile questa manovra». A margine della Festa del Foglio in corso a Firenze Boccia invita la maggioranza a dialogare e a confrontarsi con l’Europa, alla quale «occorre far capire che sulla crescita ci si gioca una grande sfida, ma non si può dire che si accetta il dialogo ma non ci si muove su nulla, perché che dialogo è, se parti già con questo pregiudizio».

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Sciopero imprenditori? «Speriamo di non arrivarci mai»
A chi chiede se gli industriali potrebbero decidere di arrivare allo sciopero, Boccia risponde: «Sono tutte ipotesi possibili, il problema è l'alternativa. Se tutto questo serve a far cambiare idea, se ne può parlare. Ma non è che ci mettiamo a fare uno sciopero, per cosa, per fargli cambiare idea? Noi non è ci mettiamo a fare folklore per far contenta la pancia del sistema. Quando gli imprenditori scendono in piazza significa che è un giorno in cui c'è un declino totale del Paese, siamo alla frutta, speriamo di non arrivarci mai». «Se tra qualche mese la crescita non arriva e ci sarà anche meno occupazione, il Governo si giocherà una sua credibilità - aggiunge Boccia - non vorrei che si usasse sempre l'alibi delle colpe degli altri». «Prima di arrivare alla stretta del credito», suggerisce poi, «perché non eviti di realizzare questa pressione che viene solo dall'interno del Paese? Se invece partiamo da una logica di pregiudizi, cercando sempre le colpe, è evidente che qualche problema ce l'abbiamo».

Pd: preoccupati per il futuro degli italiani
L'opposizione, attenta a non passare per tifosi del declassamento, prende spunto dai voti S&P per evidenziare ancora una volta l'arroganza politica del Governo M5s-Lega e i rischi di una politica di bilancio di matrice populista. «La spocchia e l'arroganza delle prime risposte del vicepresidente Di Maio aumentano le nostre preoccupazioni per il futuro degli italiani. Nessun giudizio esterno è mai accettato da questa maggioranza, l'importante è trovare un nemico. A noi invece interessa difendere il futuro dell'Italia», dichiara Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd. Standard & Poor's «nei fatti, boccia le idee del #governodelcambiamento. Dispiace tanto che, in nome della propaganda, #Lega e #M5S stanno bruciando anni di sacrifici degli italiani», commenta su Twitter il senatore dem Ernesto Magorno.

Forza Italia: «Vengono prima gli italiani, non prima i sondaggi»
Pensare agli italiani e non insistere in misure propagandistiche che affossano i conti pubblici è quello che chiede al Governo anche Forza Italia. Per la vicepresidente della Camera Mara Carfagna il rating S&P è «un risultato atteso: abbiamo sperato che il giudizio potesse essere meno severo, ma le dimensioni e i contenuti della Manovra scritta da questo governo non lasciavano molto margine. Il problema - come sempre - non sono le agenzie di rating, ma gli effetti che una politica scellerata e incomprensibile sta scaricando sui conti delle famiglie e sulle imprese». E conclude con un appello perché «M5s e Lega si fermino: vengono prima gli italiani, non prima i sondaggi». «Non ci preoccupano i giudizi negativi delle agenzie di #rating» ma «l'atteggiamento di un governo che mette a rischio i risparmi degli italiani, che regala denari a chi sta sul divano, che gioca con i conti pubblici guardando solo alle prossime elezioni europee», sintetizza invece su Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo azzurro a Montecitorio.

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