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Doppia beffa per gli «esodati dai ristori»: gli esclusi dal fondo perduto perdono il bonus affitti

Migliaia di imprese fuori dai criteri per gli indennizzi perché nel 2019 hanno investito nella propria attività

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Sostegni bis, ok definitivo al piano da 40 miliardi

2' di lettura

Il decreto bis sui sostegni ha allargato la platea dei destinatari degli aiuti a fondo perduto. Ha aggiornato le basi di calcolo, per tenere in considerazione gli effetti delle chiusure disposte con le misure anti-contagio nei primi mesi di quest’anno. E con questa mossa ha allungato di 370mila soggetti l’elenco delle partite Iva in attesa del contributo.

I criteri

Ma non ha cambiato di una virgola la pietra di paragone su cui si basa tutta l’architettura. Basata sul presupposto che il 2019 sia stato l’anno perfetto, la normalità rispetto alla quale va operato il confronto con i mesi successivi per misurare l’impatto effettivo della crisi. Lo stesso criterio guiderà l’integrazione «perequativa» di fine anno che guarderà alla redditività e non più al fatturato. Ma è stato proprio quel criterio a generare la nuova categoria che questo giornale ha battezzato gli «esodati dei ristori». Che ora sono anche «esodati dal bonus affitti».

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Parametro 2019 inutilizzabile

Ad alimentare l’esodo sono tanti fattori, tutti caratterizzati dal fatto di rendere il parametro 2019 inutilizzabile da chi voglia davvero pesare l’impatto del Covid. Perché molti, in quel 2019, sono rimasti fermi qualche mese, spesso proprio per investire nella loro attività, allargare il bar o il ristorante, riammodernare gli impianti o le stanze dell’albergo. Far crescere, insomma, il potenziale della propria attività. Altri invece si affacciavano proprio in quel periodo in una nuova avvenuta imprenditoriale, partita nella realtà con le prime fatture solo alcuni mesi dopo l’apertura della partita Iva e il completamento del percorso burocratico che in Italia accompagna fedelmente chi vuole avviare un’impresa.

Per tutti loro, svariate migliaia di soggetti, il 2019 è un anno monco. Per cui il 2020 non registra quella caduta del fatturato di almeno il 30% che apre le porte agli aiuti. Qualcuno è riuscito a ottenere il chip minimo, i mille euro garantiti a quelle che la normativa ha considerato “start up”. A molti, invece, non è arrivato nulla.

Il paradosso

La lunga catena degli aiuti a fondo perduto potrebbe averli abituati al paradosso, che dalla prima puntata scritta nel maggio del 2020 con il decreto 34 (intitolato al «Rilancio») si è poi ripetuta puntuale con i ristori bis, ter, quater e quinquies dello scorso autunno, riservati ai codici Ateco più direttamente colpiti dalle chiusure anti-Covid, ed è stata replicata anche dal primo sostegni.

Raggio d’azione limitato per il credito d’imposta affitti

Ma a questo tipo di paradossi, in verità, è difficile abituarsi. Anche perché il colpo è raddoppiato dal fatto che i confini della platea dei destinatari del fondo perduto limitano anche il raggio d’azione di altri aiuti: a partire dal credito d’imposta sugli affitti appena rilanciato per cinque mesi proprio dal sostegni-bis. Chi è fuori dal fondo perduto è fuori dal tax credit, anche se il canone d’affitto non ha nessun legame con l’andamento del fatturato.

Per aggiungere al doppio paradosso la beffa, il sostegni-1 ha imbarcato in parlamento un fondo sulla carta riservato proprio agli esodati. Ma ha un problema: è dotato di 20 milioni di euro. Una cifra simbolica. Che senza interventi rischia però di simboleggiare l’ennesima beffa a chi ha investito.

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