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Doppia sorpresa da Chanel: la maison ha una nuova ceo e non viene dal lusso, ma da Unilever

Leena Nair avrà la responsabilità della maison a livello globale, il co-proprietario Alain Wertheimer diventa global executive chairman

di Giulia Crivelli

2' di lettura

La maison del lusso forse più famosa al mondo, Chanel, ha un nuovo chief executive officer (ceo). Anzi, una nuova ceo, Leena Nair (nella foto). Ed è la prima sorpresa, perché il ruolo era stato ricoperto finora da Alain Wertheimer, 73 anni, proprietario, insieme al fratello Gerard, di Chanel, che aveva raccolto il testimone nel 2016 da Maureen Chiquet, manager americana. Wertheimer diventerà global executive chairman. La seconda sorpresa è che Leena Nair viene da Unilever, colosso del largo consumo, non dal mondo dell’alta gamma.

Trent’anni di carriera

Leena Nair, 52 anni, è nata in India ma vive negli Stati Uniti da molti anni: in Unilever ha ricoperto molti ruoli e attualmente era chief of human resources e membro dell’executive committee della società. Nel comunicato ufficiale si spiega che la manager inizierà a gennaio e che in Unilever aveva di fatto la responsabilità di 150mila dipendenti. Sotto la sua guida, il colosso americano ha raggiunto la parità di genere tra manager e sono stati migliorate moltissimo le condizioni di lavoro in tutti i settori e livelli aziendali. Nair è attualmente un non-executive board member di British Telecom e in passato è stata non-executive director del dipartimento britannico su energia e politiche industriali.

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L’asse Parigi-Londra

È dal 2018 che gli uffici che seguono la parte economica e finanziaria di Chanel sono stati spostati a Londra, che sarà anche la sede principale di lavoro di Leena Nair. A Parigi resterà l’ufficio creativo e ogni altra attività legata alla “direzione artistica” di Chanel. Contestualmente allo spostamento del “cuore finanziario” a Londra, la maison ha iniziato a pubblicare i dati di bilancio, confermando di essere uno dei primi tre marchi del lusso al mondo.

I precedenti

Per strano che possa sembrare, non è la prima volta che il top management dell’altissimo di gamma, potremmo dire, sceglie grandi protagonisti del largo consumo. Yves Carcelle, l’esempio più illustre, aveva iniziato a sua volta nel largo consumo. Scomparso a soli 66 anni nel 2014, Carcelle era stato di Louis Vuitton dal 1990 al 2012 trasformando la maison del gruppo Lvmh in uno dei maggiori marchi del lusso al mondo. Nel largo consumo aveva iniziato anche Pietro Beccari, oggi presidente e ceo di Dior. Un altro precedente illustre è la nomina di Robert Polet, anche lui top manager di Unilever, a ceo e presidente di Gucci: era il 2004 e lo scetticismo fu massimo. Ma nei sei anni successivi Polet fece crescere Gucci a doppia cifra e quando lasciò, nel 2011, il fatturato aveva superato i 4 miliardi di euro (dato 2010, in crescita del 18,3% sul 2009).

Il futuro di Chanel

Molto significative le parole di Wertheimer per accogliere la nuova ceo: «La nomina assicurerà a Chanel un successo di lungo periodo come azienda privata». Sono stati molti, specie nell’era post Covid, i rumor su una possibile vendita della maison o sull’ingresso di soci o ancora, appunto, sulla quotazione. Ma ancora una volta i rumor sembrano smentiti. In luglio Chanel aveva detto che per il 2021 si aspettata una «crescita a doppia cifra» rispetto ai dati del 2019, che si era chiuso con un fatturato di 12,3 miliardi di dollari.

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