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Doppia spinta da 40 miliardi divisa tra manovra e fondi Ue

Nella serata del 30 settembre primo esame in Consiglio dei ministri della Nadef. Nei piani del governo crescita extra dello 0,9% del Pil con 20 miliardi di deficit in legge di bilancio e 20 di risorse europee

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Parte corsa alla manovra, 5 mld in piu' per i figli

Nella serata del 30 settembre primo esame in Consiglio dei ministri della Nadef. Nei piani del governo crescita extra dello 0,9% del Pil con 20 miliardi di deficit in legge di bilancio e 20 di risorse europee


3' di lettura

I numeri presentati in Consiglio dei ministri mercoledì 30 settembre dopo l’accordo serale di martedì nella maggioranza aprono la strada a un’espansione fiscale che l’anno prossimo viaggia intorno ai 40 miliardi di euro. Divisi più o meno a metà fra la manovra classica e la spinta dei fondi europei, dalla prima tranche dei sussidi della Recovery and Resilience Facility ai finanziamenti legati agli altri programmi comunitari, in particolare React-Eu e Just Transition Fund. Il primo si concentra su sanità, lavoro e welfare per i territori più deboli, il secondo guarda alla transizione ambientale. E soprattutto entrambi, essendo programmi già esistenti prima dell’accordo europeo del 21 luglio, viaggiano con un calendario più spedito, al riparo da molte delle incognite che ancora circondano il cammino della Facility.

Agenda complicata

La Nadef andrà ufficialmente sul tavolo del Consiglio dei ministri lunedì 5 ottobre, insieme alle modifiche sui decreti sicurezza se si troverà l’accordo nella maggioranza. Ed è attesa alle Camere il 14 ottobre, in un calendario complicato che nella stessa giornata prevede l’intervento del premier Conte per riferire sugli aiuti Ue e il giorno dopo l’invio del Documento programmatico di bilancio (Dpb) a Bruxelles.

Alla doppia espansione fiscale è affidato il compito di irrobustire la ripresa del prossimo anno: secondo i piani del governo, che la Nadef comincerà a indicare ma solo nel Dpb troveranno i dettagli, le misure che saranno adottate dovranno portare la crescita 2021 al 6%, contro il 5,1% che si raggiungerebbe lasciando le cose come stanno e affidandosi al solo rimbalzo tecnico. Dovranno, in pratica, aiutare a produrre circa 15 miliardi in più. Un obiettivo del genere non difetta di ambizione, perché in tempi ordinari alle manovre è attribuito un effetto espansivo di pochi decimali (due nella legge di bilancio 2019) e l’unico precedente rappresentato dalla manovra 2018, che nei piani del Conte-1 avrebbe dovuto produrre un punto di Pil, è stato travolto dalla realtà di un 2019 stagnante (+0,1%).

Manovra con disavanzo ampio

La prima leva per provare a tradurre in pratica il rilancio è appunto la manovra. Che grazie alla sospensione delle regole fiscali comunitarie potrà contare su oltre 20 miliardi di deficit aggiuntivo rispetto al tendenziale. Si tratta dell’1,3% del Pil, che fa passare il disavanzo 2021 dal 5,7 al 7% ed è stato “ottenuto” senza particolari negoziati con Bruxelles. Tutti gli organismi comunitari avevano infatti concordato sull’idea, confermata dalle ultime riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, di mantenere una politica espansiva per tutto il 2021, per evitare il rischio evocato da G20 ed Fmi di fermare troppo presto gli stimoli fiscali anticrisi.

Accoppiata Fisco-Famiglia

Ma questo non significa che sarà tutto facile. Il cuore della manovra, accanto a un elenco piuttosto nutrito di spese considerate «obbligate» che non si limita alle classiche uscite indifferibili ma spazia dagli ammortizzatori sociali (selettivi e concentrati sui settori in crisi) alla sanità, e guarda all’accoppiata rappresentata da fisco e famiglia. Un’accoppiata che nel primo anno varrebbe almeno 6 miliardi di euro, divisi fra decontribuzioni e avvio dell’assegno unico per i figli, a cui si affiancano gli almeno 2 miliardi necessari a replicare il taglio al cuneo fiscale per i dipendenti fino a 40mila euro di reddito avviato il 1° luglio (il costo complessivo è di 3 miliardi ma uno sarebbe recuperato da quest’anno).

La riforma fiscale vera e propria avrà invece tempi più lunghi e sarà regolata da una delega su cui le tensioni nella maggioranza tornano a riaccendersi: di fronte al riemergere periodico del modello tedesco della «progressività continua», studiato al Mef e apprezzato nel Pd e in Leu, Italia Viva ha voluto mettere a verbale con il presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin di non essere d’accordo: «Lo abbiamo detto in tutti i modi», ha rilevato, dal momento che Iv propone da mesi una riduzione di aliquote.

Il “raddoppio” della manovra è collegato ai finanziamenti europei. Che oltre ad avviare i progetti del Recovery Plan potranno appunto contare sugli altri programmi comunitari per tentare di accelerarne l’attuazione.

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