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Dora Maar, tra surrealismo e attivismo politico

Una grande retrospettiva offre un'immagine più completa e veritiera diell’artista che fu musa di Picasso

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Dora Maar era famosa molto prima di incontrare Pablo Picasso. Una grande retrospettiva alla Tate Modern ora punta a presentare un'immagine più completa e veritiera di un'artista troppo spesso considerata in modo riduttivo solo come la musa di Picasso.

Henriette Theodora Markovitch, nata nel 1907 e cresciuta tra la Francia e l'Argentina, voleva diventare pittrice ma era stata poi convinta a scegliere la fotografia dai suoi maestri che avevano notato il suo talento nello scegliere e scattare immagini.

Nel 1932 aveva aperto il suo primo studio fotografico con il nome d'arte Dora Maar ed era stato subito un grande successo. Le sue foto eleganti erano su tutte le riviste, per servizi di moda o pubblicitari. Lei però aveva un animo d'artista e una coscienza sociale che l'hanno portata a esplorare nuovi temi.

Fotografia
Ha aderito al movimento surrealista, sperimentando con la fotografia, creando collage, fotomontaggi e immagini che ancora adesso risultano inquietanti, come la mano che emerge dalla conchiglia o il “Ritratto di Ubu”, creatura anomala e difficile da identificare, che pare fosse il feto di un armadillo.

Ha portato la tecnica e l'ispirazione surrealista, e un certo senso dell'umorismo, anche nel suo lavoro di fotografa per riviste. Per una pubblicità di una crema antirughe ha sovrapposto una foto dello splendido viso di Nusch Eluard a una ragnatela, creando un'immagine inquietante più da arte surrealista che da rivista patinata.

Attivista politica di sinistra, ha girato per le strade di “la zone”, il quartiere più povero di Parigi, per le vie di Barcellona e per le periferie di Londra, fotografando senzatetto e gente disperata per documentare la depressione, scattando immagini nitide, memorabili e ricche di empatia, lontane anni luce dalla perfezione patinata delle foto di moda che le avevano dato fama e ricchezza.

Nel 1935 l'incontro con Picasso, di 26 anni più anziano di lei. Per otto anni fu la sua amante, ma anche la sua musa e la sua ispirazione. Una sala è dedicata alle foto che la Maar fece di Guernica nel 1937, documentando passo passo la creazione dell'opera più politica di Picasso, senz'altro influenzato dalla militanza politica della sua amante.

Un'altra sala raccoglie alcune delle opere realizzate negli anni passati insieme. C'è il celebre ritratto della Maar, la “Donna piangente” di Picasso, ma anche il quadro “La Conversazione” dipinto dalla Maar, che era tornata alla pittura, sua passione originale. L'artista appare di spalle, seduta accanto a una donna bionda vista di fronte, illuminata da una lampadina mentre l'oscurità avvolge la Maar. La donna è Marie-Thérèse Walter, amante di Picasso da molti anni e madre di una sua figlia, che la Maar aveva soppiantato ma che era rimasta molto presente nella vita dell'artista spagnolo.

Dopo la fine della storia con Picasso la Maar ha continuato a vivere tra Parigi e il sud della Francia, fotografando e soprattutto dipingendo paesaggi. La sua ultima mostra personale è stata a Londra nel 1958. Ha continuato a sperimentare, ad esempio facendo foto senza macchina fotografica, immagini create usando carta fotosensibile e che sono emerse solo dopo la morte dell'artista nel 2007, a 90 anni.

Ogni sala della mostra alla Tate rivela un lato nuovo della Maar, sottolineando quanto sia stata eclettica e imprevedibile. Senz'altro una musa, ma anche una pioniera coraggiosa e un'artista a pieno titolo.
Dora Maar
Fino al 15 marzo 2020
Tate Modern, Londra
@Tate #DoraMaar

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