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Doriani Cashmere investe su Milano e cresce nelle località turistiche

A fine anno il negozio storico di Via Sant’Andrea verrà ampliato a 500 metri quadrati e sono in programma nuove aperture, anche nelle mete di vacanza, dove l’azienda sbarcò per la prima volta 20 anni fa con il negozio di Forte dei Marmi

di Marta Casadei


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3' di lettura

«Il nostro negozio monomarca di Portofino è stato chiuso per cinque mesi, dopo la mareggiata che l’autunno scorso aveva distrutto la strada di collegamento. Ora la strada è stata ricostruita e la stagione è iniziata in modo molto positivo: nel mese di giugno le vendite del negozio hanno fatto segnare un +50% rispetto al giugno dell’anno precedente».

Ci sono luoghi che non mai perdono appeal: è questo il concetto che si può estrapolare dalle parole di Gisberto Carlo Sassi , fondatore e amministratore delegato di Doriani Cashmere, azienda di abbigliamento fondata nel 1972 che oggi vende prodotti da uomo (principalmente in cashmere) e da donna in tutto il mondo. La scelta di location strategiche è sempre stata una componente essenziale nello sviluppo dell’azienda - che non rilascia dati di fatturato, ma «negli ultimi anni ha registrato un incremento annuo costante dei ricavi del 4 -5 per cento » - tra località di vacanza e città ad alto passaggio turistico.

Prima tra tutti, Milano, dove Doriani ha due negozi (uno in via Sant’Andrea, l’altro in via del Gesù) e un ristorante, aperto in via Solferino 12. E dove continuerà a investire: con un secondo ristorante (forse: «stiamo cercando una location con dehor o giardino, ma non è semplice», dice Sassi) e dove, questo di sicuro, a fine anno verrà ampliato il negozio di Via Sant’Andrea. «Possiedevamo già gli spazi sovrastanti il negozio e, essendo terminato il contratto d’affitto abbiamo scelto di ampliare il nostro punto vendita: oggi si preferiscono boutique più ampie, non tanto per aumentare i prodotti esposti, ma per dargli migliore visibilità», spiega Sassi. Il negozio è innanzitutto una vetrina internazionale: «Un tempo i clienti in negozio erano al 50% italiani, oggi la percentuale degli stranieri è salita al 70 per cento. Le nazionalità sono eterogenee, dipende dal momento: stanno diminuendo i russi, che erano la maggioranza, a favore degli orientali, come cinesi e coreani».

Gli stranieri sono, di fatto, i principali clienti di Doriani Cashmere: il 90% del fatturato, infatti, è realizzato oltre confine, complice una rete di 270 negozi multimarca che vendono il marchio in corner o shop in shop e alcune boutique monomarca, tra cui quella di Montecarlo e quella di Mosca (in franchising). «Il nostro primo mercato è ancora l’area ex Urss, ma se uniamo il mercato scandinavo al Benelux e alla Germania otteniamo un valore equivalente. I nordeuropei sono clienti evoluti e colti che apprezzano l’eleganza e la manifattura made in Italy».

I russi sono affezionati frequentatori di Forte dei Marmi, altra località marittima nella quale Doriani Cashmere è presente con una boutique. «L’abbiamo aperta nel 1999, esattamente vent’anni fa: è stato il primo esperimento di apertura in un luogo di vacanza e non ci ha deluso. Quest’anno, complice il tempo atmosferico non proprio clemente, l’andamento delle vendite è in linea con quello dell’anno scorso, ma l’influenza del clima fa parte del “pacchetto”: chi lavora in questo settore lo sa». Nel futuro di Doriani - che ha sette negozi di proprietà in Italia tra cui Venezia, Santa Margherita Ligure - potrebbero esserci altre aperture in località turistiche italiane, oltre a «nuovi negozi all’estero, magari con dei partner. Penso a Londra oppure al Benelux».

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