intervista

Dorothea Wierer: «Passione, fatica e mille ore di allenamento»

L’azzurra è in piena lotta per la Coppa del mondo contro la norvegese Tirl Eckhoff

di Tiziana Pikler


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(EPA)

3' di lettura

È una delle protagoniste più attese ai prossimi Mondiali di biathlon nella sua Anterselva (13-23 febbraio). Dorothea Wierer, classe ’90, prima italiana, tra uomini e donne, a vincere la Coppa del Mondo generale oltre all’oro mondiale nella mass start. Due successi ottenuti lo scorso anno, che hanno permesso all’azzurra di incrementare di circa il 30% sponsor e guadagni. Da poco entrata a far parte del team Red Bull Italia, l’atleta vanta sponsor come Adidas, Confidi, Heli Austria, Huawei, Joka, Livigno, Marlene, Oakley, One Way, Pinarello, Rizzoli Cucine, Rossignol e Sportful.

A 3 tappe dal termine della Coppa del Mondo, l’azzurra è in piena lotta per la conquista della seconda sfera di cristallo con la norvegese Tirl Eckhoff, dalla quale dista solo 15 lunghezze in classifica generale. La sfida si rinnoverà in Repubblica Ceca, a Nove Mesto, da giovedì 5 a domenica 8 marzo, dopo i Mondiali di casa. Prima di questi appuntamenti, Dorothea Wierer, 2 volte medaglia di bronzo nella staffetta mista alle Olimpiadi di Sochi 2014 e di Pyeongchang 2018, è stata protagonista di una sessione di Grid, un allenamento funzionale che in soli 45 minuti permette di lavorare su stabilità, equilibrio, resistenza e forza, nel Club Virgin Active Milano Cavour.

Quando ha iniziato a praticare il biathlon?
A 10 anni in una valle, quella di Anterselva, dove quasi tutti i ragazzini praticano il biathlon. Ho cominciato per imitare i miei fratelli.
La stessa valle dove si disputeranno i Mondiali. Sensazioni?
Il Mondiale di Anterselva sarà un evento importantissimo, per me perché si terrà sulle piste dove sono nata come atleta ma anche per tutta la Nazionale azzurra perché correremo davanti a tanti tifosi italiani.
Come si allenano due discipline come lo sci di fondo e il tiro?
È un lavoro duro, occorre tanto tempo da dedicare a entrambe. In un anno faccio circa 700 ore di allenamento per il fondo e 300 per il tiro. Non si può certo dire che il biathlon sia uno sport facile.
Esiste il doping nel suo sport?
In passato ci sono stati casi di doping. I controlli sono molto frequenti e sono contenta che ci siano perché tutelano gli atleti puliti. Comunque, non ci voglio pensare e spero che le mie avversarie lottino con me ad armi pari.
In questo periodo si parla molto di professionismo femminile. Cosa ne pensa?
Per fortuna anche nello sport si sta raggiungendo la parità con i colleghi uomini. Pure per noi c’è la possibilità, attraverso i corpi militari - per me la Guardia di Finanza - di poter praticare lo sport a livello esclusivo.
Un marito allenatore. Come si gestisce questo rapporto?
Per fortuna mio marito Stefano non è proprio il mio allenatore. Con me cerca di tenere l’ambito sportivo e quello familiare il più possibile distinti.
Spesso viene denominata la “Venere del biathlon”. Quanto è importante la bellezza?
Venere del biathlon mi sembra un po’ esagerato. Certo, mi fa piacere quando mi fanno i complimenti. Cerco di curare il mio aspetto fisico anche in gara, è vero. Perché non posso essere femminile pur essendo un’atleta che gareggia in uno sport di fatica?
In paesi europei come Germania e Russia, il biathlon riceve molta più attenzione mediatica di quanto non accada in Italia. Perché?
In quei paesi il biathlon è considerato come uno sport nazionale, quasi come il calcio, anche rispetto al pubblico presente alle gare e ai telespettatori in tv. In Italia stiamo facendo passi avanti. Non a caso la Rai trasmetterà in diretta tutti i mondiali di Anterselva.
Qual è il suo obiettivo in questa stagione?
Non mi sono mai posta obiettivi stagionali perché, caratterialmente, voglio fare bene in tutte le gare, essere sempre lì davanti a lottare per le posizioni che contano.
Ci sarà ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026?
Difficile. Però quelle Olimpiadi saranno un appuntamento fondamentale perché potrebbero lanciare definitivamente la disciplina del biathlon anche in Italia.
Il sogno nel cassetto di Dorothea Wierer?
Avere una bella casa per godermi la famiglia quando smetterò l’attività agonistica.

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