il ministro poletti: «il fenomeno va debellato»

Dossier dell’Arma: quadruplicate le indagini sul caporalato

di Manuela Perrone


default onloading pic

3' di lettura

Brucia ancora la morte di Paola Clemente, la bracciante pugliese morta nei campi mentre lavorava per due euro l’ora. La legge 199/2016 - riconoscono ora i Carabinieri - «ha meglio delineato gli elementi costitutivi del reato di caporalato, consentendo agli investigatori di superare i dubbi interpretativi preesistenti e individuare più agevolmente le condotte illecite». Risultato: le indagini sono passate dalle 13 del 2015 alle 10 del 2016 alle 39 del 2017 (25 durante l’estate), che hanno portato a 25 arresti (13 soltanto durante l’estate) e 74 denunciati per 396 lavoratori sfruttati (203 quelli scoperti nei soli mesi estivi). Sono questi i dati illustrati oggi a Roma dal comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e dal Comandante del Comando CC per la Tutela del Lavoro, il colonnello Nicodemo Macrì, alla presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nell’ambito della presentazione dei risultati della campagna “Estate sicura”.

Poletti: «Bene legge, ma caporalato va debellato»
Positivo il bilancio tracciato dal ministro del Lavoro: «A poco più di un anno dall’approvazione della nuova normativa di contrasto al caporalato questi dati ci dicono che questo strumento è oggi più efficace, ci consente di ottenere un migliore risultato e ci aiuta anche ad avere un’azione dissuasiva». Ma non si può abbassare la guardia. «Ci consegna anche una grave responsabilità», ha riconosciuto Poletti: «Dobbiamo lavorare, come stiamo facendo, per cambiare i contesti, fare in modo che non si producano queste situazioni. Il tema del caporalato non è un tema che vale un mese, nel periodo della raccolta, ma vale dodici mesi, anno dopo anno. Bisogna produrre una condizione ambientale, sociale, economica e d’impresa che debelli in maniera strutturale e definitiva questa situazione».

Caporalato, dati preoccupanti

Check su 10mila imprese: irregolarità nel 68%
È del 68% la percentuale di aziende (10.066 su 14.746 verificate nei primi nove mesi dell’anno) in cui sono state riscontrate irregolarità. Da gennaio a settembre i controlli dei Carabinieri hanno riguardato 43.685 lavoratori: 8.182 quelli in nero (il 18%), di cui ben 2.145 immigrati. I datori sospesi sono stati 1.879 i datori, le persone denunciate all’autorità giudiziaria sono 5.287 (di cui 38 arrestate). Rilevante il peso economico delle evasioni od omissioni accertate: 12 milioni di euro. A cui vanno aggiunti oltre 20 milioni di sanzioni amministrative contestate.

Su 25mila lavoratori il 22% è risultato in nero
Su 25.607 posizioni lavorative controllate dal 1° maggio al 30 settembre scorso, il 22% (5.593) è risultato in nero. È ancora il ricorso al lavoro nero la violazione più frequente. Una prassi, affermano i Carabinieri, che falsa il mercato ed espone i lavoratori a «gravi soprusi, lasciandoli in uno stato di costante incertezza». Ma colpisce anche la segnalazione che tavolta sono proprio gli stessi lavoratori a chiedere di essere assunti in nero, senza contratto e senza contributi. Il motivo? Spesso - spiegano i Carabinieri - sono «percettori di indennità da parte di istituti previdenziali (di disoccupazione, di maternità ecc.). Benefici che, evidentemente, perderebbero se fossero regolarmente assunti».

Sicurezza sul lavoro, quasi 3mila denunciati
Tante anche le violazioni sul fronte della sicurezza sui luoghi del lavoro, che - come ha sottolineato il generale Del Sette - «continua ad essere un aspetto dolente del mondo del lavoro». Le ispezioni effettuate nei primi nove mesi dell’anno sono state 2.557, di cui 1.165 nell’ambito di “Estate sicura”: i denunciati sono stati in tutto 2.946. Durante la campagna, infine, sono stati accertati anche 37 casi di truffa, per un importo di 7,5 milioni di euro: 260 le persone denunciate.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...