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Dossier Intel, per l’Italia c’è in gioco un piano sui chip da 11 miliardi

Piano potenziale sui chip da 7 miliardi di investimenti e 4 di gestione. In esame fondi pubblici tra 2,5 e 3 miliardi. La multinazionale: «Riprenderemo a lavorare con il governo Meloni» ma i tempi diventano più lunghi

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Si gioca sul sottile filo della diplomazia economica un progetto industriale da quasi 11 miliardi, potenzialmente una delle più grandi operazioni con capitali stranieri degli ultimi anni. È il dossier Intel, avviato dal governo Draghi con l’ex ministro dell’Innovazione tecnologica Vittorio Colao e finito sotto la regia di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy del governo Meloni. Dopo un’iniziale firma di una lettera d’intenti con obbligo di riservatezza, il cambio di esecutivo ha portato a una fase di impasse mentre le due regioni rimaste in lizza per ospitare l’investimento, il Veneto e il Piemonte, hanno continuato a lanciare alla multinazionale americana segnali di disponibilità.

L’investimento Intel

A marzo Intel annunciò un potenziale investimento in Italia fino a 4,5 miliardi per un impianto dedicato alla fase di back-end (microassemblaggio) del processo di fabbricazione dei chip, con la stima di 1.500 posti di lavoro diretti e 3.500 nell’indotto. In realtà, secondo quanto riportato da diverse fonti governative (mentre Intel non commenta questi aspetti), l’operazione sarebbe stata successivamente ridefinita al rialzo: potrebbe essere scalabile nel tempo per arrivare fino a circa 11 miliardi, di cui più o meno 7 di capex (investimenti) e 4 di opex (spesa operativa). Il punto è che per diverse settimane i contatti tra la multinazionale e il governo, che deve garantire finanziamenti pubblici e facilitazioni regolamentari, si sono interrotti o almeno affievoliti. Due settimane fa la posizione di Intel, riferita da un portavoce, era «attendiamo di riprendere a lavorare con il nuovo governo». Interpellata per un aggiornamento, Intel ha confermato che «prosegue il nostro piano di investire in Unione europea» aggiungendo che «riprenderemo a lavorare con il nuovo governo italiano».

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Primi contatti con il nuovo governo

Primi contatti sarebbero stati riallacciati, anche se il percorso resta abbastanza complesso, ha ancora tempi tecnici da considerare e ci sarebbero ancora valutazioni in corso da parte di Intel sul profilo industriale dell’operazione da effettuare in Italia in termini di organizzazione con il maxi-investimento da 17 miliardi programmato in Germania. C’è inoltre da definire il contributo pubblico che nell’ipotesi migliore dovrebbe coprire il 40% della parte capex, quindi tra 2,5 e 3 miliardi, tra quota statale e regionale. Il ministro Urso ha spiegato che lo Stato è pronto a partecipare con proprie risorse che però variano in funzione dell’apporto che arriverà dalla Regione prescelta e che «la scelta sulla sede dello stabilimento (secondo quanto trapelato il Veneto sarebbe comunque in vantaggio con il Piemonte in seconda fila, ndr) spetta all’azienda sulla base delle condizioni che riterrà più opportune».

Il sostegno pubblico e gli aspetti ancora da definire

Sugli stanziamenti pubblici occorre comunque almeno un nuovo provvedimento. A marzo, con il decreto energia, era stato creato un fondo da 4,15 miliardi fino al 2030 per lo sviluppo dei microprocessori, anche tramite l’insediamento di nuovi stabilimenti nel territorio nazionale, ma per renderlo operativo manca un Dpcm (doveva essere emanato entro gli inizi di aprile) che definisca ambiti di applicazione, criteri e modalità di riparto delle risorse. Tuttavia in considerazione dell’allungamento dei tempi la scansione originaria, che prevedeva di usare già 150 milioni per il 2022 e 500 milioni per il 2023, potrebbe ora dover essere rimodulata. Nelle interlocuzioni con il governo Draghi, dopo un primo allungamento dei tempi, si era ipotizzato l’inizio di dicembre per la conclusione del negoziato. Ma il traguardo finale, se tutti i punti aperti saranno risolti, potrebbe slittare ancora di alcuni mesi.

Il tentativo di arginare la burocrazia

Sotto il profilo della burocrazia, invece, il governo ha predisposto una cornice utile con l’articolo 32 del decreto Aiuti bis che prevede la creazione di «aree di interesse strategico nazionale» per la realizzazione di investimenti di grande taglia in settori rilevanti tra i quali la filiera «della microelettronica e dei semiconduttori». L’istituzione di queste aree equivale a dichiarazione di indifferibilità e urgenza delle opere necessarie, anche ai fini dell’espropriazione per pubblica utilità. Ma anche in questo caso servirà un Dpcm di attuazione.

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