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Doucal’s sceglie la via della «fabbrica diffusa» e accelera sul piano welfare

Il brand di calzature di lusso, che ha creato un microcosmo produttivo interconnesso in un antico borgo marchigiano, alla luce dell’epidemia ha attivato una polizza anti-Covid per tutti i collaboratori

di Giulia Crivelli

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Il brand di calzature di lusso, che ha creato un microcosmo produttivo interconnesso in un antico borgo marchigiano, alla luce dell’epidemia ha attivato una polizza anti-Covid per tutti i collaboratori


2' di lettura

«L’epidemia e poi pandemia di coronavirus ci ha colti tutti di sorpresa, per usare un eufemismo. Ha sconvolto le vite delle persone e delle aziende, forse le ha cambiate per sempre. Ma su un progetto non ci faremo fermare. Anzi, per certi versi si tratta di una scelta che guarda al futuro e che serve a superare l’orizzonte di breve periodo che il coronavirus ci ha imposto». Il progetto di cui parla Gianni Giannini, proprietario e direttore creativo di Doucal’s, riguarda aspetti centrali della vita di ogni azienda, il welfare e l’impatto sul territorio. Ancora più importanti per medie imprese come Doucal’s, fortemente legate alle tradizioni e alla cultura, in senso lato, della regione in cui si trovano. In questo caso le Marche, con il Dna artigianale che ha reso il distretto calzaturiero famoso nel mondo.

«Sono passati dodici mesi da quando il cda di Doucal’s approvò il piano welfare, con l’obiettivo di renderlo operativo nel corso del 2020 – sottolinea Giannini –. Sappiamo cosa è successo a partire da febbraio, ma le parole che scelsi allora per presentare il piano mi sembrano più attuali che mai: la tradizione sarà il nostro futuro». Le linee guida sul welfare vanno ben oltre le parole: con un sondaggio interno l’azienda ha definito una serie di benefit per i dipendenti, che potranno usufruire di servizi gratuiti a scelta libera che spaziano dalle visite mediche ai buoni per i libri scolastici. «Alla luce dell’epidemia, il panel dei servizi è stato allargato: abbiamo attivato una polizza anti-Covid per tutti i collaboratori prevedendo una diaria per i ricoveri e un’indennità per gli effetti maggiormente spiacevoli», aggiunge Gianni Giannini.

Ma welfare, che letteralmente, in inglese, significa “stare bene”, vuol dire anche lavorare in luoghi piacevoli. Da qui la scelta di creare una fabbrica diffusa, non capannoni industriali che da sempre stridono tra le colline marchigiane, come capita nelle aree rurali di moltissime altre regioni italiane. «L’ingresso dell’azienda è una casa colonica ottocentesca immersa nel verde. Tutt’intorno, sei edifici riqualificati, collegati tra loro e distanti circa 200 metri dal nucleo centrale. Ci piace definirlo il distretto Doucal’s – conclude Giannini –. Senza stravolgere l’impianto architettonico del borgo abbiamo ricreato un microcosmo aziendale, interconnesso e interdipendente. La superficie totale è di 4mila metri, ma potremmo ampliarci ancora, visto in particolare il successo delle collezioni da donna, introdotte da poche stagioni ma in crescita a doppia cifra».

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