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Dove si può ancora guadagnare con il risparmio gestito

Le società si sono dimostrate resilienti al contesto difficile e hanno compensato i deflussi con altre attività; secondo Mediobanca Securities con prezzi ridimensionati ci sono alcune opportunità

di Lucilla Incorvati

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(Adobe Stock)

Le società si sono dimostrate resilienti al contesto difficile e hanno compensato i deflussi con altre attività; secondo Mediobanca Securities con prezzi ridimensionati ci sono alcune opportunità


5' di lettura

Che il risparmio delle famiglie italiane sia il petrolio dell’Italia lo si vede dai titoli delle società di risparmio gestito quotate a Piazza Affari, settore che potrebbe continuare a riservare opportunità anche in questa fase di volatilità dei mercati. «All'interno dell'universo dei finanziari il mondo degli asset gatherers ha dato prova di resilienza e di adattamento ad un mondo che cambia - sottolinea Gian Luca Ferrari di Mediobanca Securities che nel suo ultimo lavoro individua questo settore come uno al quale guardare e che può riservare delle buone opportunità per gli investitori. - Ogni società in diverso modo ha dimostrato capacità reattiva forte in un contesto in cui pochi si sono salvati. Merito di business model ben pensati ma anche di strategie tattiche ben riuscite e per programmate»

Alla conquista della liquidità. Mentre sulle banche la visibilità sugli utili è è scarsa e anche il mondo delle assicurazioni sembra molto compromesso dgli effetti del Covid (meno le compagnie italiane rispetto a quelle internazionali sul fronte delle corporate ai grandi rischi) , chi gestisce risparmi dopo la fase più violenta dimostra già di essersi rimesso in piedi. Se è vero che nel primo trimestre il sistema fondi ha pagato un prezzo elevato con un saldo negativo di quasi 15 miliardi (-10, 8 solo a marzo) e i titoli del comparto (Azimut, Anima, Banca Generali, Banca Mediolanum e PosteItaliane) ne hanno risentito, gli oltre 1.300 miliardi di risparmi oggi “liquidi” (inclusi i 400 miliardi custoditi nei forzieri di Poste Italiane secondo Prometeia) sono un potenziale più aggredibile da quei soggetti che riescono a posizionarsi meglio nella “sfida” della gestione dei risparmi. Non solo. In uno scenario difficile (deflussi e performance negative dei listini, i due fattori che più pesano sul conto economico) queste società sono riuscite in parte a compensare le perdite grazie a strategie rapide ed efficaci oppure a un modello industriale più flessibile.

La conferma arriva dai dati delle trimestrali e da quelli di aprile, pur se con qualche distinguo. In molti casi il sostegno maggiore è arrivato dall’avere reti di consulenti finanziari che già ad aprile in pieno lockdown hanno dimostato un attivismo anche dal proprio divano. Qualche giorno fa Alessandro Foti, ad di Fineco nel presentare la trimestrale, ricordava che da marzo sono arrivati numerosi nuovi clienti di buona qualità, spesso delusi dalle proprie banche, meno aperte al dialogo e alle tecnologie digitali. Con la pandemia, insomma Fineco ha guadagnato come non era mai avvenuto in passato e nata digitale è quella meglio posizionata nell’assecondare questo trend crescente.

La forza delle reti. Anche le reti hanno perso ma meno del resto del sistema. A fine marzo la valorizzazione dei prodotti finanziari e dei servizi di investimento distribuiti con i consulenti finanziari, è stata pari a 570,5 miliardi, attestandosi ai livelli di marzo 2019 e registrando una flessione dell'8,0% rispetto a dicembre. In particolare, scende la componente dei prodotti del risparmio gestito (era a fine marzo di 393,6 miliardi per effetto della caduta dei fondi comuni) e quella del risparmio amministrato, (era di 71,6 miliardi), a vantaggio della componente di liquidità, alimentata dai disinvestimenti sulle altre componenti del portafoglio e, soprattutto, dall'afflusso di nuove risorse nell'intero.

CONSISTENZE PATRIMONIALI
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Trimestrali sotto la lente. L’unica che non beneficia del fatto di avere una rete di consulenti è Anima, gestore puro sul quale qualche settimana è caduta l’attenzione di molti, sulla scia dei possibili rumors per una possibile acquisizione. I conti del primo trimestre con risultati positivi e sopra le attese e la strategia difensiva adottata da alcuni distributori tra cui Bpm hanno portato buoni risultati sulla raccolta di aprile. Inoltre, rispetto ad altri che essendo banche non hanno potuto pagare dividendo (Fineco, BG e Banca Mediolanum), Anima non è venuta meno a questo impegno, fattore interessante per un investitore cassettista. Impegno che mantiene come Poste Italiane, società finanziariamente molto solida e che è riuscita, grazie ad un business molto diversificato, a portare a casa ricavi grazie al boom dell’ecommerce, letteralmente esploso durante la pandemia con evidenti risultati economici.

Banca Mediolanum, anch’essa con un bilancio trimestrale superiore alle attese a livello operativo, ha potuto contare sul fatto che gli effetti di mercato sono stati mitigati dalla sostenuta raccolta netta totale, positiva per 3.294 milioni, di cui 2.890 milioni relativi alla componente amministrata, per larga parte ottenuta grazie alla promozione sulla nuova liquidità portata dai clienti e vincolata per 6 mesi al tasso del 2% annuo.

I risultati della trimestrale non hanno smentito neppure Banca Generali che ha consegnato al mercato un primo trimestre dell'anno con un utile netto di 79,1 milioni (+19% rispetto allo stesso periodo del 2019), con ricavi totali per 168,8 milioni (+26%). Qui l’aiuto è arrivato grazie all’attività di trading con la piattaforma di SaxoBank che continuerà a portare nuova linfa insieme all’annuncio di uno sviluppo del business in Svizzera dove i clienti italiani che vorranno diversificare per limitare il rischio paese potranno ottenere una consulenza personalizzata anche se hanno risparmi presso altri intermediari. In Svizzera poi continua la ricerca di un partner per avere la licenza bancaria.

Azimut ha registrato ricavi in ​​aumento del 2% grazie a commissioni di performance aggiuntive di 2 milioni e una solida performance dell'assicurazione sulla vita. Le commissioni di gestione sono state leggermente inferiori ( 193 milioni contro 196 milioni ). L'utile operativo è stato del 3% superiore alle aspettative, ma un MtM negativo sulla liquidità investita ha portato a imposte al lordo delle aspettative.

Fineco chiude il primo trimestre con utile netto rettificato a 92,2 milioni, in crescita del 45,4% anno su anno. I ricavi ammontano a 201,3 milioni, (+27,2% anno su anno) trainati dal Brokerage (+110,1% anno su anno), grazie all'effetto combinato dell'alta volatilità di mercato e alla rivisitazione dell'offerta, e dall'area investing (+12,4% anno su anno), al contributo di Fineco Asset Management e alla maggiore incidenza dei Guided Products and Services. Confermato il contributo positivo dell'area Banking (+3,5% anno su anno). La raccolta è stata pari a 2.115 milioni (+23,6% anno su anno).

In Borsa. Dopo la debacle di marzo a Piazza Affari aprile ha segnato un decisivo recupero per questi titoli (Banca Generali 19.83%, Azimut 22.58%, Anima 29.85%, B.Mediolanum 20.15%, Poste Italiane 4.87%, Fineco 22.4%), anche se da inizio anno tutti continuano a segnare risultati negativi, in alcuni casi peggiori del FsteMib che segna un - 28,24% ( - 23,27% per Banca Generali, -29,53% per Azimut, -29,51% per Anima, -37,% per Mediolanum, - 27,8% per , Postee - 7,18% per Fineco). Ma nei prossimi mesi potranno continuare a recuperare? Difficile fare previsioni in un contesto ancora dominato dall’incertezza e dove comunque per un investitore il fattore prezzo ha la sua importanza come fondo americano e inglese, tradizionalmente interessati a queste società.

Multipli ridimensionati. Rispetto ai livelli di picco raggiunti a gennaio-febbraio i multipli di queste società si sono ridimensionati. «In termini relativi, la nostra mappa del valore (R2: 76%) mostra uno sconto relativo per Azimut ( 11x2020 e 10,6x2021E) e Banca Mediolanum (13x2020 e 10,9x2021) - aggiunge Gian Luca Ferrari di Mediobanca Securities - che riflette la maggiore esposizione azionaria di queste società rispetto ai competitor, mentre il mercato valuta maggiormente Fineco per via del valore dato dall'alta qualità dei servizi bancari e delle piattaforme di brokeraggio»

Fineco presenta secondo Mediobanca un P/e 20,5x2020E e 21,7x2021E a fronte di un 13.4x2020E e 12.7x2021E di BancaGenerali , di 6.6 x2020 e 7.2x2021E di Anima e di Poste Italiane 8,6x2021. Le valutazioni sono scese rispetto al picco dei mesi scorsi (Fineco prezzava 24,5, Banca Generali 20,7, Banca Mediolanum19,8, Azimut 13,2, Anima 15,7, Poste 10,9) e l’attuale PE a 2 anni sembra abbastanza in linea con i valori medi su tutto il ciclo per quasi tutte le azioni, fatta eccezione per Anima e Poste che sono invece sono nella parte bassa del ciclo. Mentre tutte le altre società al momento stanno trattando con valori in linea o sotto la media storica .

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