RICERCA RANDSTAD

Dove sognano di lavorare gli italiani? Sul podio Ferrero, Bmw e Lamborghini


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La Ferrero è l’azienda dove sognano di lavorare gli italiani (Reuters)

2' di lettura

Le aziende «dei sogni» per gli italiani? Ferrero, Bmw e Lamborghini. Sono i tre gruppi che svettano nell’edizione 2019 del Randstad Employer Brand, la classifica redatta dall’omonima multinazionale delle risorse umane sulle imprese più appetibili per i professionisti italiani. Il gruppo ha intervistato un totale di 7.700 concittadini sul grado di attrattività attribuito a 150 società private, accomunate da un minimo di 1000 dipendenti e una sede operativa nella Penisola. Il focus sull’Italia rientra in un’indagine più ampia di Randstad, commissionata alla società di ricerca Kantar Tns su un campione di 200mila voci in oltre 30 paesi al mondo. Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia, spiega che le imprese devono spingere «sull’employer branding» (la valorizzazione del brand aziendale) per aumentare il proprio appeal sulla forza lavoro più qualificata.

Il resto della top 10, da Feltrinelli alla Rai
Il risultato è che la Ferrero spicca come azienda preferita dai lavoratori italiani con un indice di gradimento del 78,5%, seguita da Bmw (73,2% ) e, appunto, Automobili Lamborghini (72,6%). Il resto della top 10 vede sfilare Thales Alenia Space in Italia in quarta posizione, Feltrinelli in quinta e poi, nell’ordine, Maserati, Mondadori, RAI, Avio Aero e Coca-Cola Hbc Italia. Ranking a parte, cosa cercano i lavoratori italiani in un employer? L’indagine Randstad fa emergere che il primo fattore di valutazione è l'equilibrio fra vita professionale e privata (indicato dal 53% degli intervistati) seguito dall'atmosfera di lavoro piacevole (52%) e da buona retribuzione e benefits (47%), sicurezza del posto di lavoro (46%) e opportunità di carriera (37%). Un mix di fattori che spinge gli intervistati a prediligere la dimensione della multinazionale apprezzate dal 29% del campione per solidità finanziaria, opportunità di carriera e sicurezza del posto di lavoro. Al secondo posto (18%) ci sono le Pmi, premiate per «piacevole atmosfera di lavoro, work-life balance e flessibilità».

Come si cerca impiego (e perché cambiarlo)
Le modalità di ricerca lavoro spaziano dalle piattaforme online ai metodi più informali, incluse le conoscenze dirette. Lo scarto fra le due è dettato, anche, dal grado di successo di una certa indagine: chi è in fase di ricerca si rivolge al Web, chi ha avuto successo è passato da un rapporto personale. Sul primo fronte, chi cerca lavoro si rivolge a piattaforme come Infojobs (51%), agenzie per il lavoro (50%), altri portali di lavoro come Monster (48%), aziende (42%) e le conoscenze personali (40%), Google (34%) e i social media come LinkedIn (36%) e Facebook (22%). Chi ha già ottenuto un impiego deve ringraziare, invece, soprattutto conoscenze personali (38%) e le agenzie per il lavoro (21%). L’indagine affronta anche un’altra domanda scomoda, per alcuni lavoratori: perché si cambia impiego? La risposta più comune è, anche, fra le più prevedibili: uno stipendio troppo basso, indicato dal 47% del campione e seguito dsquilibrio fra vita privata e professionale (38%), dalle scarse opportunità di carriera (36%), dalla mancanza di premi o di riconoscimento professionale (34%) e carenza di sfide (30%)

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