ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùPrima intervista del premier

Draghi: nel 2021 realizzati obiettivi previsti. Codice appalti, «la strada sembra spianata»

Sulla riforma del fisco, «l'atmosfera con il centrodestra, nell'incontro che abbiamo avuto, mi è sembrata positiva», ma «qualsiasi modifica dovrà andare bene anche al centrosinistra».

Draghi: “Vogliamo il condizionatore acceso o la pace?”

3' di lettura

«Nel 2021 abbiamo realizzato tutti gli obiettivi previsti dal Pnrr. Pochi giorni fa sono arrivati i primi 21 miliardi, che si aggiungono ai quasi 25 che abbiamo ricevuto l'anno scorso. C'è stata una visita della Commissione europea sugli obiettivi di questo semestre e le sue conclusioni sono state positive». Così il premier Mario Draghi in una intervista al Corriere della Sera - la prima dal suo insediamento a Palazzo Chigi - rispondendo a una domanda sul Pnrr.

«Ci sono alcune riforme - aggiunge Draghi - che dobbiamo ancora realizzare: concorrenza, Codice degli appalti, fisco e giustizia. Sul Codice degli appalti, che è in commissione, mi pare che la strada sia spianata. Sarà poi il Consiglio di Stato a scrivere i decreti delegati in tempi molto rapidi - e anche questa è una buona notizia. Le altre riforme sono in Parlamento e sono ancora fiducioso che possano essere approvate tutte abbastanza rapidamente. Sulla giustizia c’è la promessa di non mettere la fiducia e vale ancora. Sulla concorrenza restano pochi nodi. Sul fisco, l’atmosfera con il centrodestra, nell’incontro che abbiamo avuto, mi è sembrata positiva. Il centrodestra voleva confermare il sostegno al governo e da parte del governo si voleva ribadire che c’è qualche margine di trattativa, anche se gli elementi caratterizzanti della riforma restano. Ovviamente qualsiasi modifica dovrà andare bene anche al centrosinistra».

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L’esecutivo andrà avanti “fino in fondo”

«In un momento pieno di incertezze, di potenziali instabilità, di fragilità interne ed esterne, questo governo di unità nazionale continua a voler governare. Abbiamo fatto molto e lo abbiamo fatto insieme», aggiunge Draghi in un altro passaggio dell’intervista, nella quale ripete che l’esecutivo «va avanti fino in fondo» se riuscirà a fare le cose «che servono al Paese». Stiamo superando «la pandemia; sul fronte internazionale, l’Italia è tornata a pesare come è giusto che sia - aggiunge - sosteniamo l’Ucraina, lavoriamo per la pace; sul piano economico usciamo da un anno in cui abbiamo avuto una crescita del prodotto interno lordo del 6,6%. C’è ora un rallentamento, dovuto alla guerra. Il compito del governo è quello di sostenere lavoratori e imprese e rendere l’Italia più moderna, vivibile, giusta».

In Ucraina “sanzioni essenziali per indebolire l’aggressore”

Venendo al conflitto in Ucraina, il premier spiega che «ci siamo telefonati con il presidente Putin prima dell’inizio della guerra. Ci siamo lasciati con l’intesa che ci saremmo risentiti. Alcune settimane dopo però ha lanciato l’offensiva». Il premier è riuscito a parlare con il presidente russo qualche giorno fa, chiedendogli di trattare con Zelensky per il cessate il fuoco, ma Putin ha risposto di non reputare tempi ancora maturi. Finora l’obiettivo del leader russo è stato «il tentativo di annientare la resistenza ucraina - osserva Draghi - occupare il Paese e affidarlo a un governo amico. Noi resteremo accanto ai nostri amici ucraini» la cui resistenza «è eroica». Per Draghi ci aspetta «una guerra di resistenza, una violenza prolungata con distruzioni che continueranno». La linea «di tutti gli alleati resta quella di evitare un coinvolgimento diretto dell’Europa nella guerra». Le sanzioni «sono essenziali per indebolire l’aggressore, ma non riescono a fermare le truppe nel breve periodo. Per farlo, bisogna aiutare direttamente gli ucraini, ed è quello che stiamo facendo. Non farlo equivarrebbe a dire loro: arrendetevi, accettate schiavitù e sottomissione».

«Diversificare le fonti di energia e trovare nuovi fornitori»

La proposta italiana «di un tetto al prezzo del gas russo sta guadagnando consensi e sarà discussa al prossimo Consiglio europeo sulla base di un documento generale preparato dalla Commissione». Le sanzioni, per Draghi stanno funzionando, «ora ci stiamo chiedendo se dobbiamo fare di più». Per non dipendere più dal gas russo «bisogna diversificare le fonti di energia e trovare nuovi fornitori», sottolinea. Il governo «ha già approvato norme per sbloccare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Ne faremo altre a breve». Per abbassare le bollette «abbiamo già speso 20 miliardi ed è nostra intenzione fare di più per proteggere imprese e cittadini, soprattutto i più vulnerabili».

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