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Draghi, la Bce e il nodo della popolarità al tempo dei populismi

Dalle elezioni europee all’attacco fallito alla Bce dei partiti anti-establishment. La popolarità di Francoforte e Bruxelles tra i paesi dell’area euro

di Mara Monti

Chi e' Mario Draghi

Dalle elezioni europee all’attacco fallito alla Bce dei partiti anti-establishment. La popolarità di Francoforte e Bruxelles tra i paesi dell’area euro


5' di lettura

Quando gli chiedevano che cosa pensasse dell’avanzata dei populisti in Europa, l’ex presidente della Bce Mario Draghi era solito rispondere: «Il nostro obiettivo è la stabilità dell’inflazione e abbiamo gli strumento per ottenerlo. Come possiamo contribuire alla stabilità e alla fiducia? Attraverso l’adempimento di questo mandato». Erano i giorni degli attacchi alle istituzioni europee da parte dei partiti anti-establishment diventati sempre più ingombranti dopo le elezioni europee del 2014 e del 2019. Alcuni di questi politici Mario Draghi li dovrà incontrare durante le consultazioni avviate per cercare di fare nascere un governo in Italia. Tra questi, Luigi di Maio e Matteo Salvini che ai tempi del governo giallo-verde più volte attaccarono il Presidente della Bce quando li richiamava sui rischi di un’accelerazione del costo del debito di fronte a politiche fiscali troppo lasche.

La retorica populista e i rischi per l’indipendenza della Bce

La retorica populista dell’uscita dall’euro e del divorzio dall’Europa sull’esempio inglese della Brexit, aveva attraversato i paesi dell’euro-zona dalla Francia con il partito di estrema destra di Marie Le Pen, alla Germania con Alternative fur Deutschland schierata contro le politiche monetarie di Francoforte, fino a varcare i confini europei: negli Usa, l’ex presidente Donald Trump appena eletto sostituì l’allora Presidente della Federal Reserve, Janet Yellen (oggi ministro del Tesoro sotto la presidenza Biden) dopo averla criticata per avere mantenuto i tassi di interesse troppo bassi. Dopo il referendum sulla Brexit, l’ex PM Theresa May aveva chiesto alla Banca Centrale d’Inghilterra di cambiare politica monetaria. Un attacco corale che mirava all’indipendenza delle banche centrali che, a differenza dei politici, non erano valutate dal voto popolare.

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Un’onda lunga che ha accompagnato gli otto anni del mandato di Draghi al vertice della Bce fino alle le ultime elezioni europee che hanno coinciso con l’ascesa ulteriore dei partiti populisti e di estrema destra. Se le politiche di austerity adottate in Europa durante gli anni della crisi finanziaria furono una delle cause della disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee, di certo è sotto la presidenza Draghi che vennero introdotti per la prima volta gli strumenti non convenzionali (Outright Monetary Transactions) a sostegno dei paesi più deboli, anticipati dal «whatever it takes» del 26 luglio 2012, le tre parole più potenti mai pronunciate da un banchiere e che rappresentarono il punto di svolta per il salvataggio della moneta unica, l’euro.

Le elezioni europee e l’ascesa degli Euroscettici

Alle ultime elezioni europee del 2019, un anno prima della crisi pandemica del 2020, i partiti euroscettici e nazionalisti sono arrivati ad occupare 134 seggi al Parlamento europeo su 751, da 103 seggi del precedente Parlamento del 2014. Il contributo consistente a questa ascesa è dato dai partiti italiani, con Lega e 5 Stelle che occupano il 35% dei seggi.

Le elezioni di un nuovo Parlamento, una nuova Presidenza e Commissione si aggiungono ai cambiamenti nella leadership della Banca Centrale Europea dove il 2019 ha rappresentato un anno critico, con 10 delle 25 nomine del Consiglio direttivo in scadenza, oltre al Presidente: quale peso avrebbero avuto i partiti anti-establishment su queste nomine? In gioco c’era l’indipendenza di Eurotower dal momento che il capo di ciascuna Banca centrale nazionale dei 19 paesi dell’euro-zona è membro del Consiglio direttivo che è responsabile per le decisioni sui tassi di interesse e sugli altri strumenti monetari.

Il caso dell’Austria fu il campanello d’allarme dello scenario che si stava configurando: gli euroscettici del primo governo del cancelliere Sebartian Kurz, conservatore e del Partito della Libertà di estrema destra, appena eletti si apprestarono a nominare il nuovo governatore della Banca d’Austria, Robert Holzman, sostituendo il professor Ewald Nowotny che era stato nominato dal precedente governo socialdemocratico. Per la prima volta nella storia della Bce, le nomine dei Governatori delle Banche nazionali potevano mettere a rischio l’indipendenza della stessa Bce.

La popolarità delle istituzioni europee nella zona euro

Quanto è stata popolare la Bce tra i cittadini europei rispetto ad altre istituzioni dell’Unione? Analizzando i dati di Eurobarometro (1999-2019) è stato calcolato come è cambiata nel tempo la percezione di Eurotower agli occhi della popolazione. La Banca centrale è percepita positivamente nella sua abilità di stabilizzare gli spread tra le aree core e perifery e in generale sui mercati finanziari. È sufficiente questo “successo di mercato” per farla diventare una istituzione popolare? Per cercare di dare una risposta, è stato analizzato il livello di fiducia nella Bce e nella Commissione europea tra i paesi dell’Europa centrale e tra quelli periferici dell'area dell'euro, prima e dopo la crisi del debito sovrano. Ciò che i dati ci hanno mostrato è che prima della crisi, la fiducia nella Bce era allo stesso livello in entrambe le aree, per poi calare in uguale misura durante la crisi.

Se questo risultato era prevedibile per i paesi periferici come Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo avendo sofferto di più durante la crisi, tuttavia il calo della popolarità è emerso anche in paesi core come Germania, Austria e, in misura minore, Francia, Belgio e Paesi Bassi. Se lo confrontiamo con la fiducia nelle istituzioni dell'Ue, il calo di fiducia verso Eurotower è maggiore di quello a sostegno della Ue , con un calo particolarmente marcato tra i paesi dell’area dell’Europa centrale dell’area euro.

Per l’area periferica questo risultato è facile da spiegare: Paesi che hanno ricevuto aiuti finanziari durante la crisi, come Grecia e Spagna, sono stati esautorati nelle decisioni sul bilancio nazionale prese esternamente dal Fmi, dalla Bce e dalla Commissione europea ovvero dalla Troika, limtando di fatto il ruolo delle istituzioni nazionali. Questo era stato l'argomento principale nella narrativa dei partiti populisti per l’uscita dall'Ue.

Passando ai Paesi dell’Europa centrale, il programma della Bce di acquisto di obbligazioni sovrane sul mercato secondario ha spinto i tassi di interesse delle obbligazioni in territorio negativo in paesi come la Germania e in generale nei paesi del Nord Europa con un inevitabile impatto sui risparmi e le pensioni di questi paesi, rendendo di conseguenza l’istituzione europea poco popolare: l'ex ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Sheuble, accusò Draghi e la sua politica monetaria di essere la causa della crescita del partito tedesco di estrema destra, Alternative for Deutschland.

La crisi pandemica iniziata nel 2020 ha rimescolato le carte e ha costretto le istituzioni europee a cambiare strategia: per la prima volta il Parlamento europeo presieduto da Ursula Von Der Leyen - votato da una larga maggioranza dal Centro sinistra ai 5 Stelle ai Popolari europei - ha fatto proprio il concetto di solidarietà tra i paesi europei attraverso l’istituzione del Recovery Fund mentre la Bce di Christine Lagarde ha confermato ed esteso a più riprese l’utilizzo degli strumenti monetari non convenzionali a sostegno dei paesi che hanno dovuto affrontare la crisi imprevista del coronavirus.

La pandemia sembra anche aver rafforzato il ruolo delle istituzioni, ma la minaccia populista resta, soprattutto alla luce di una pandemia che, nella sua peculiarità, spinge i Paesi a rinforzare gli interessi nazionali e ridurre gli spostamenti oltre confine. Un esempio, è la lotta per la gestione dei vaccini su scala globale, con interessi nazionalisti che vanno al di là delle mere questioni di produzione e distribuzione. Se la pandemia ha costretto le istituzioni a cambiare si tratterà di vedere se questo sarà sufficiente per ridare popolarità alle istituzioni europee. La crisi italiana sarà un test per capire se i populisti sono diventati più europei.

Questo articolo è tratto dal libro: «The European Central Bank between the Financial Crisis and Populisms».

Autori: Macchiarelli, C., Monti, M., Wiesner, C., Diessner, S. - Editore: Palgrave/MacMillan

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