al parlamento olandese

Draghi: le Borse non sono surriscaldate. Euro irrevocabile

di Riccardo Sorrentino

(REUTERS)

4' di lettura

Ripresa solida, rischi in calo, ma attenzione agli effetti collaterali. Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha ripetuto - in un discorso al Parlamento olandese - la diagnosi sull’economia di Eurolandia già formulata dopo la riunione del consiglio direttivo il 27 aprile. In questa occasione, Draghi ha però voluto rispondere ai timori sui costi della politica monetaria. Soprattutto ha segnalato l’assenza di segnali convincenti di un surriscaldamento dei mercati finanziari e immobiliari.

Lo scenario di fondo resta quello di un’Eurolandia in ripresa da quindici trimestri consecutivi (quasi quattro anni, quindi), che nel 2016 ha visto crescere il pil pro capite «più velocemente» che nelle altre grandi economie avanzate e ha creato 4,5 milioni di posti del lavoro in tre anni. L’inflazione - che è l’unico obiettivo della politica monetaria - lascia ancora a desiderare e quindi «è troppo presto per dichiarare vittoria». Anche perché manca l’aumento dei salari, «il fattore più importante per garantire un aumento durevole dell’inflazione», ha poi aggiunto in risposta a una domanda dei parlamentari. «Sulle politiche salariali - ha però precisato - non possiamo suggerire niente, è interamente nelle mani delle parti sociali».

Loading...

Ripresa e inflazione
In un paese del centro di Eurolandia, cresciuto del 2,2% nel 2016, con una disoccupazione al 5,1%, il presidente della Bce ha dovuto però affrontare altri temi e altre preoccupazioni. «La politica monetaria ha sempre effetti collaterali», ha ammesso: i tassi bassi colpiscono risparmiatori, pensionati, banche. Anche in questo caso, però, non tutto dipende dalla politica monetaria: «Anche se i tassi a breve restano bassi, non è detto che lo stesso valga per tutte le altre durate. Anzi, sono già aumentati e questo sarà sempre più visibile con il procedere della ripresa e con l’emergere dei primi segnali di aumento dell’inflazione core».

Effetti collaterali: le famiglie
I risparmiatori hanno avuto risultati nominali più bassi; ma «una politica accomodante sostiene la ripresa economica che a sua volta spinge occupazione, reddito, rendimenti sugli investimenti e entrate fiscale. Quindi beneficia le famiglie nei loro ruoli di lavoratori, imprenditori, investitori, debitori, e contribuenti».

Allo stesso tempo, i tassi bassi «aumentano il valore attuale dei debiti dei piani pensionistici», ma «è aumentato il valore dei portafogli finanziari». Inoltre, «la nostra politica monetaria sostiene i sistemi pensionistici indirettamente sostenendo la crescita dell’occupazione e quindi i contributi pensionistici».

Effetti collaterali: le banche e le sofferenze
Il basso costo “ufficiale” del credito «riduce anche i profitti delle banche, restringendo i margini netti di interesse», ma sostenendo la ripresa, «fa calare insolvenze e default, anche sui mutui». Una maggiore qualità sui crediti e volumi più alto di prestiti aiutano le banche - ha aggiunto - anche se le banche ricevono questi benefici in modo diseguale, «in dipendenza della forza dei loro bilanci». Senza contare il fatto che alcune aziende di credito non hanno sufficientemente diversificato le loro fonti di reddito.

Sul tema delle sofferenze, nel dibattito con i parlamentari, Draghi ha detto che le bad bank, come strumento per gestire i cattivi crediti, non sono necessarie anche se possono essere utili. «Ci sono molte idee, ma la cosa principale non è creare una bad bank o una scatola che possa accelerare la vendita degli Npl (non performing loans, crediti in sofferenza, ndr), questo potrebbe essere utile, ma non fondamentale, La cosa fondamentale è creare uno scenario dove si possa dare un prezzo e vendere gli Npl. In alcuni paesi c’è stato un accumulo di questo tipo di prestiti per la crisi, ma anche perché non ci sono le condizioni legali per valutarli e venderli».

Effetti collaterali: immobili e titoli finanziari
I mercati finanziari potrebbero risultare surriscaldati da una politica ultraespansiva, ma «attualmente non vediamo segnali convincenti di un’eccessiva valutazione degli assets a livello dell’area euro. Anche se in alcuni paesi la dinamica dell’immobiliare, o gli alti livelli di debito delle famiglie indicano il rischio di maggiori squilibri», e l’Olanda è una di queste economie. Sono fenomeni locali, però, e non richiedono modifiche nella politica monetaria, piuttosto l’introduzione di misure macroprudenziali.

La Bce, l’Italia e l’euro
Nel dibattito, Draghi ha anche dovuto rispondere all’accusa di essere considerato un eroe nei paesi ad alto debito, tra cui l’Italia, ma non in Olanda. «Non sono un eroe - ha risposto - non è il mio lavoro essere un eroe. Semplicemente perseguo il mio mandato che è la stabilità dei prezzi». Ha poi aggiunto - in risposta a una domanda sull’Italia - che spetta ai singoli paesi e non alla Banca centrale europea preparare il terreno adatto per assorbire gli effetti della fine del quantitative easing.

Nel discorso introduttivo, elencando le numerose riforme che Eurolandia deve varare per completare l’Unione monetaria e renderla più efficiente, il presidente della Bce aveva ricordato che la politica monetaria creano un’opportunità, mitigando per esempio «il costo di breve termine delle riforme strutturali», permettendo nello stesso tempo «c he i benefici di queste politiche si concretizzino più in fretta».

Draghi si è anche rifiutato di discutere sull’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’euro, sollevata da un parlamentare. «Si possono dare tutte le risposte tecniche che si vogliono - ha detto, facendo riferimento al deficit italiano sul Target2 - ma il punto è che l’euro è irrevocabile e non intendo speculare su ipotesi che non hanno la minima base». «Vedremo»■, ha risposto il deputato, «Staremo a vedere, certo», ha tagliato corto Draghi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti