I media stranieri

Draghi al Colle o a Palazzo Chigi? Come si è schierata la stampa internazionale

Dall’Economist al Ft a Liberation e Faz, un filo rosso lega i commenti degli editorialisti europei: l’essenziale è che il premier resti in una delle due istituzioni

di Gerardo Pelosi

(LAPRESSE)

4' di lettura

Sono state le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi alla conferenza stampa di fine anno a dare libero sfogo alle ipotesi sui futuri assetti istituzionali che assegnano quasi tutte un ruolo chiave all'attuale premier. Dichiarazioni che sono state subito registrate dai media stranieri. Con un understatement un po' forzato Draghi ha infatti tenuto a precisare di “non avere alcuna ambizione personale” perché “i miei destini personali non contano assolutamente niente”. Sono solo “un nonno a servizio della Repubblica” ha aggiunto perché “a decidere è la politica”.

Draghi: raggiunti gli obiettivi del Governo

Eppure quasi tutti gli osservatori hanno interpretato le sue parole e soprattutto i suoi silenzi come segnale di una chiara volontà di un trasferimento al Colle. Draghi ha quasi fatto un bilancio conclusivo della sua azione di Governo ricordando di avere raggiunto tre obiettivi di fondo: essere riusciti ad essere il spese con il maggior numero di vaccinati, avere presentato il Pnrr in tempo e avere centrato tutti i 51 obiettivi concordati con la Commissione Ue previsti dal Nex Generation Ue per poter cominciare ad utilizzare la grande massa di finanziamenti europei. Il grosso del lavoro, ha detto in sostanza Draghi è stato fatto, ora il Governo indipendentemente da chi lo guiderà potrà proseguire il lavoro avviato. Draghi, se avesse voluto escludere del tutto un suo trasferimento al Quirinale, avrebbe parlato in prima persona dei compito che lo attendono il prossimo anno. Ma così non è stato.

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Reuters: Draghi fa capire di essere disponibile

A cogliere il punto soprattutto l'agenzia inglese Reuters secondo la quale il primo ministro italiano ha segnalato di essere “disponibile” a diventare Capo dello Stato quando la posizione si renderà disponibile nei primi mesi del prossimo anno dicendo che “il suo Governo di unità ha già quasi completato tutta la sua agenda”.

L'importante è che resti una figura di garanzia

Ma al di là di alcune sfumature, nella stampa internazionale si evidenzia l'auspicio che, indipendentemente dai ruoli che potrà ricoprire in futuro, Draghi resti comunque una figura di garanzia centrale per il nostro sistema politico istituzionale per il bene dell'economia italiana e dell'Unione europea. Un auspicio condiviso anche dai mercati che tifano per la permanenza di Draghi in un ruolo decisionale nel nostro Paese. che economica adeguata per il nostro paese. Per i mercati è indifferente che Draghi resti a Chigi o vada al Colle; basta che resti una figura chiave del nostro sistema politico istituzionale.

A Bruxelles si teme il Dopo Draghi per Pnrr

Poi naturalmente vi sono dei distinguo tutt'altro che secondari. Ad esempio nei palazzi delle istituzioni europee a Bruxelles si guarda con preoccupazione all'ipotesi che i negoziati sul Next Generation possano essere proseguiti con un capo dell'esecutivo diverso da Draghi o peggio che si vada ad elezioni anticipate aprendo quindi un periodo non prevedibile di relativa instabilità. Il mantra che si ascolta sempre più spesso nei corridoi della Commissione europea recita: . “È troppo presto per Draghi al posto di Mattarella. Il suo lavoro non può finire adesso».

Economist il primo ad aprire il dibattito

Ma il 16 dicembre pima dei giornali italiani è stato il settimanale inglese Economist ad affrontare la questione di Draghi al Colle incoronando il presidente del consiglio, come “premier competente e rispettato a livello internazionale”. Ma, ha avvertito l’Economist se Draghi andasse al Quirinale, “questa insolita esplosione di governance, potrebbe subire un’inversione”. Se il premier salisse al Colle - secondo l’Economist si tratterebbe di “un incarico più cerimoniale, lasciando il posto ad un premier meno competente”.

Per Liberation e FT Draghi favorito al Colle

Pro e contro di un trasloco di Draghi al Quirinale anche nell'analisi sul francese Liberation a firma di Eric Jozsef per il quale “per ora il favorito per il Quirinale è Draghi che guida il Paese da febbraio alla testa di un Governo di unità nazionale che va dall'estrema sinistra alla Lega con il rischio che una sua elezione interrompa la concordia nazionale e ridia fiato ai giochi politici e all'interruzione anticipata della legislatura”. Taglia corto invece il Financial Times del 21 dicembre secondo il quale “Draghi potrà servire meglio l’Italia diventando il prossimo Presidente della Repubblica”.

La Faz: Draghi non può salvare economia italiana

Più articolata l'analisi della trestata tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung che critica soprattutto la classe politica italiana. Secondo la Faz “Mario Draghi non basta a combattere la cultura ostile al cambiamento in Italia e da solo non potrà risolvere i problemi sistemici che affliggono l'economia italiana”. L'ex presidente della BCE secondo la Faz “non può essere la soluzione ad un'intera classe politica priva di qualsiasi volontà di riforma”. Per cui “credere che da solo Mario Draghi possa salvare l'economia italiana è un'illusione”.“Far quadrare il bilancio e diminuire il debito pubblico, riformare il sistema giudiziario e burocratico del Paese – aggiunge sempre la Faz -non sembrano preoccupare realmente la classe politica italiana. Gli stessi rappresentanti dei partiti della coalizione di Draghi si comportano come se il programma di riforme del primo ministro non fosse davvero affar loro.” La FAZ fa notare che al più tardi del 2023 sarà tempo di eleggere un nuovo governo. Non è una singola persona dunque a poter risolvere i problemi sistemici dell'Italia. Quello che si dovrebbe riformare è “una cultura riluttante al cambiamento”.


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