L’intervento in parlamento

Draghi: sull’energia serve risposta europea. Giavazzi: valutare stop import gas

«Lo sforzo diplomatico potrà avere successo solo quando lo vorrà realmente Mosca», dice il premier in vista del Consiglio europeo

di Nicola Barone

6' di lettura

È necessaria una «risposta europea, serve una gestione comune del mercato dell’energia». È quanto sottolinea il presidente del Consiglio Mario Draghi nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo. Quanto alla crisi in Ucraina, il capo del Governo mette in evidenza che anche nelle sedi dei «vertici Nato e G7 la comunità euroatlantica intende ribadire unità e determinazione nel sostegno all’Ucraina e in un impegno comune per la pace, la sicurezza e la democrazia».

Secondo indiscrezioni davanti al permanere del conflitto armato si va verso nuove sanzioni a oltre 300 membri della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo. Ma «lo sforzo diplomatico potrà avere successo solo quando lo vorrà realmente Mosca», ammette con realismo il presidente del Consiglio.

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Putin non mostra interesse alla tregua per negoziare

Allo stato l’evidenza sul terreno non sembra consentire scatti in avanti. «Siamo impegnati insieme ai nostri partner europei per realizzare tregue umanitarie localizzate, per organizzare evacuazioni e portare beni di prima necessità. La nostra volontà di pace si scontra però con quella di Putin che non mostra interesse ad arrivare a una tregua che permetta ai negoziati di procedere con successo», dice il premier. Il disegno del leader russo «punta a guadagnare terreno dal punto di vista militare anche con bombardamenti a tappeto come a Mariupol. Per questo la comunità internazionale ha adottato sanzioni sempre più dure». Un atteggiamento risoluto che il premier rivendica nella sua replica davanti ai deputati. «L’Europa era all’inizio molto cauta, in particolare i Paesi più colpiti, nel disegnare le sanzioni. Ma questo era solo all’inizio. Poi ci si è resi conto che tipo di catastrofe si stava creando. E lì non ci sono state più esitazioni, l’avete visto anche nel vostro presidente del Consiglio. Non ci sono state più esitazioni, siamo andati dritti e abbiamo fatto moltissimo. Possiamo fare di più? Certo che possiamo fare di più. Lo faremo? Certo. Quando? Bisogna definire il quando e il come. E questo è un altro degli argomenti che devono essere discussi nei giorni futuri, anche al prossimo Consiglio europeo».

Dialogo con la Cina, non supporti Mosca

In vista di un superamento dell’impegno militare è comunque «fondamentale che l’Ue sia compatta nel mantenere spazi di dialogo con Pechino», ribadendo in particolar modo «l’aspettativa che si astenga da un supporto a Mosca e sostenga lo sforzo di pace». Tuttavia, è l’avvertimento di Draghi, «non dobbiamo commettere l’errore di avallare una contrapposizione fra occidente e Russia e alimentare così quello che è stato definito uno scontro di civiltà».

Italia sostiene ingresso Ucraina nell’Unione

Sul piano più generale «l’Italia sostiene il percorso dell’ingresso in Ue dell’Ucraina». In un ulteriore passaggio del suo intervento il presidente del Consiglio traccia con nettezza il convincimento del governo. «È un processo lungo e l’Unione ha già avviato la procedura», e il nostro Paese «è al fianco di Kiev». Intanto la crisi ha generato un massiccio flusso di profughi, che attualmente conta oltre tre milioni e 850mila persone. «Di fronte all’aumento quotidiano del numero di rifugiati sono essenziali un coordinamento europeo e un impegno finanziario adeguato. L’Unione europea deve garantire una puntuale attuazione negli Stati membri della direttiva per la protezione temporanea, approvata per la prima volta nella nostra storia». Ursula von der Leyen, ricorda il premier, ha proposto ieri di utilizzare i fondi europei con la massima flessibilità a sostegno di chi scappa dalla guerra in Ucraina, e di stanziare altri 3 miliardi di euro a favore degli Stati membri coinvolti nell’accoglienza. «L’Italia appoggia con convinzione la posizione della Commissione e continua a fare la sua parte con determinazione, altruismo, solidarietà».

Sviluppare capacità militari adeguate

«Nel percorso verso una difesa comune è essenziale sviluppare capacità adeguate per essere un fornitore di sicurezza credibile Ciò può avvenire soltanto se rafforziamo la nostra industria della difesa e la rendiamo più competitiva dal punto di vista tecnologico ma soprattutto meglio integrata a livello europeo», rileva il premier Mario Draghi nel corso delle comunicazioni alla Camera. «Abbiamo tutti da guadagnare da un miglior coordinamento anche nell’ambito della difesa».

Sull’energia servono altre misure, risposta sia europea

Il Consiglio europeo si confronterà sull’aumento dei prezzi energia, «ancora molto alti rispetto al livelli storici, più di cinque volte rispetto a un anno fa». Ricordato il pacchetto di misure varato dall’ultimo Consiglio dei ministri per famiglie e imprese, il premier si è detto «consapevole» della necessità di altri interventi e di una «risposta europea. «Serve un approccio condiviso sugli stoccaggi per rafforzare il potere contrattuale verso i fornitori, la creazione di un tetto Ue al prezzo del gas è al centro di un confronto con la presidente della Commissione. Vogliamo spezzare il legame tra prezzo del gas e ed elettricità, che è in parte prodotta da fonti alternative, il cui prezzo non ha nulla a che vedere con quello del gas».

Si discute anche di risposte più severe contro Mosca, come l’arma più estrema: lo stop alle importazioni di gas russo. «Andiamo verso i due mesi ’migliori’ dell’anno, aprile e maggio, quando l’Italia ha abbastanza energica idroelettrica e rinnovabile per ridurre a zero l’import di gas dalla Russia - ha detto Francesco Giavazzi, Consigliere economico di Palazzo Chigi - Naturalmente se lo facessimo smetteremmo di riempire gli stoccaggi necessari per l’inverno. E’ un problema politico delicato, ma è il miglior momento dell’anno e dunque penso che è ciò che dovremmo valutare».

Ambizione Ue passare a 20% quota mercato di microchip

Il rafforzamento dell’economia europea passa anche dalla tutela delle aree industriali strategiche, da sostenere con adeguati investimenti in innovazione e ricerca scientifica e tecnologica, secondo Draghi. «L’ambizione europea è aumentare la propria quota di mercato dal 10% al 20% della produzione globale di chip entro il 2030. Questo incremento ci permetterebbe di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a fronte di eventuali ritardi nelle importazioni. Il “Chips Act” della Commissione europea costituisce un importante passo in avanti per raggiungere questi obiettivi. Intendiamo aumentare gli investimenti nella ricerca, e sviluppare e rafforzare una capacità produttiva verticalmente integrata, che assicuri un’effettiva autonomia nella produzione e packaging dei microchip». Inoltre, bisogna «accelerare la realizzazione del secondo importante progetto di comune interesse europeo nella microelettronica. A livello nazionale - prosegue Draghi - il governo ha approvato a inizio mese la creazione di un fondo da oltre 4 miliardi per sviluppare l’industria e la ricerca sui semiconduttori e sulle tecnologie innovative. Dobbiamo rimanere aperti anche agli investimenti esteri, ma con un approccio coordinato fra Stati membri e norme che favoriscano le ricadute positive per l’intera industria europea».

Pnrr non va ripensato, ma tema costi da affrontare

«Un ripensamento del Pnrr? No, non occorre nelle sue scadenze e nei suoi obiettivi. Il piano è cruciale per aumentare la crescita permanentemente». Mario Draghi nelle repliche alla Camera in vista del Consiglio europeo tocca anche il tema della ripresa. «Ci sono alcuni aspetti del Pnrr che vanno affrontati», come «l’aumento costi» e dei «prezzi delle materie prime». È in corso su questo una «discussione in commissione Ue». Quanto al ruolo della politica «è già tornata, è la politica che ha deciso il Pnrr».

«Oggi incertezza e paura condizionano investimenti e consumi a livello globale. Si vede chiaramente dal turismo e dalle prenotazioni cancellate, la gente cancella investimenti programmati, basta aprire un giornale economico o comunque un qualsiasi giornale per vedere una serie di piani rinviati è una situazione di incertezza che colpisce più l’Ue che non il resto del mondo, anche se però è molto generale».

Draghi al Senato: richiesta rubli fa salire prezzo gas

Dopo la Camera, nel pomeriggio di mercoledì 23 marzo il capo del Governo interviene in aula al Senato. «Dopo i picchi raggiunti due settimane fa, i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono scesi nuovamente - mette in evidenza - . Il prezzo spot del gas sul mercato europeo - questa è purtroppo una notizia vecchia - è dimezzato rispetto alle punte di circa 200€/MWh raggiunte l’8 marzo». Ma «la richiesta di effettuare i pagamenti in rubli invece che in dollari o in euro, ha portato di nuovo il prezzo del gas a salire di circa 15 euro/MWh».

Regole aiuti di Stato da rivedere, intervento pubblico oggi necessario

Infine, il presidente del Consiglio nel dibattito successivo alle sue comunicazioni sul Vertice Ue al Senato interviene sul tema delle regole sugli aiuti di Stato: «Come si può pensare di attivare una transizione ecologica, energetica, una nuova politica di difesa senza intervento dello Stato? Sarà necessario, certi investimenti non potranno essere attuati interamente o parzialmente dal settore privato».

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