la strategia

Draghi detta le quattro regole sull’inflazione ai «falchi» tedeschi

di Maximilian Cellino


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Mario Draghi con il vice Vitor Constancio (Afp)

2' di lettura

«Signor Draghi, se l’inflazione dovesse superare l’obiettivo che vi siete prefissati, per quanto tempo le permetterete di stare sopra quei livelli?». Non si può certo dire che la domanda posta durante la conferenza stampa dal corrispondente di Reuters da Francoforte abbia sorpreso Mario Draghi. Anzi, con tutta probabilità il presidente Bce non aspettava altro per rispondere al fuoco di fila di critiche (provenienti anche dai politici tedeschi, non ultimo il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble proprio qualche minuto prima) dettando non le sue, ma le regole stesse che la banca centrale si è posta per statuto, e non certo ieri.

Guardare il vero l’obiettivo
«La risposta risiede in ciò che definiamo come obiettivo», ha affermato con calma, scandendo bene le parole, ma anche con decisione Draghi, che ha quindi enumerato di seguito una dietro l’altra le quattro condizioni prima di poter abbassare la guardia e di assistere al cosiddetto «tapering» tanto invocato da Berlino e anche tanto temuto dagli investitori.

Il medio-lungo termine
Prima di tutto, ha ricordato Draghi, la Bce si pone in «un orizzonte di medio termine». Non guarda insomma tanto a quel tasso di inflazione balzato in Germania all’1,7% annuo a dicembre e verosimilmente in crescita anche oltre la soglia critica del 2% nei mesi a venire, ma si riferisce con tutta probabilità a quanto i mercati si aspettano nel medio-lungo termine appunto: quel «5y5y» che rappresenta le attese degli investitori sul tasso di inflazione fra 5 anni e per i successivi 5 che è sì in costante ascesa dai minimi dello scorso agosto, ma che resta ancora all’1,73%, livello coerente con l'obiettivo «vicino, ma inferiore al 2%».

Un effetto durevole...
La seconda condizione è che la «convergenza verso l’obiettivo deve essere durevole, non transitoria». E qui è chiaro il riferimento di Draghi al fatto che la fiammata attuale è legata in primo luogo ai prezzi dei prodotti derivati da petrolio e materie prime, che si vanno a confrontare con i minimi di un anno fa. L’inflazione core, quella che esclude le componenti più volatili come appunto l’energia e che interessa alla Bce, resta su un ben più modesto 0,9% e, secondo molti analisti, potrebbe non andare oltre l’1%-1,2% da qui al 2018.

... sostenibile...
Draghi però ha aggiunto anche che la traiettoria dell’inflazione deve essere anche «sostenibile»: deve cioè «rimanere su quei livelli anche quando il sostegno delle straordinarie politiche monetarie che stiamo attuando oggi non ci sarà più». Inutile, e soprattutto dannoso, sarebbe veder di nuovo rallentare pericolosamente la dinamica dei prezzi una volta terminato il «quantitative easing».

...e diffuso in tutta l’Eurozona
Ma la sua munizione più potente Draghi l’ha probabilmente tenuta in serbo per concludere il suo ragionamento: «L’obiettivo dell’inflazione è definito per l’Eurozona nel suo insieme». Non è sufficiente, in altre parole, un rialzo dei prezzi nella sola Germania per indurre il Consiglio all’azione: esistono anche gli altri Paesi, dove la dinamica inflattiva è ancora a rischio. Più chiaro di così, il messaggio per i «falchi» tedeschi difficilmente poteva essere.

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