SALE IN ZUCCA

Draghi e il «whatever it takes» sui vaccini

Un cambiamento di direzione opportuno, quello italiano, come dimostra la vicenda AstraZeneca che si è rivelata un clamoroso “boomerang” per l’Unione

di Giancarlo Mazzuca

Draghi: produzione vaccini in Italia entro 3-4 mesi

2' di lettura

«Whatever it takes», ad ogni costo. Mario Draghi diventò SuperMario quando pronunciò la famosa frase che servì a battezzare la sua crociata al vertice della Banca centrale europea nel tentativo di frenare una recessione senza fine e di salvare l’economia della Grecia sull’orlo del “default”. Una crociata, la sua, che andò a buon fine, nonostante lo scetticismo dell’Unione ed in particolare dei “panzer” tedeschi che con la Merkel erano già pronti a sacrificare Atene pur di mettere al sicuro il resto dell’Europa.

Aver preso le distanze dalla cancelliera di ferro si rivelò una scelta vincente perché l’allora inquilino dell’Eurotower riuscì ad evitare il “de profundis” ellenico (e non solo). E adesso il presidente del Consiglio sta tentando di fare il bis con l’italianissimo «Vaccini a tutti i costi», il nuovo slogan del premier per tentare di dissociarsi dal resto dell’Europa dopo gli ultimi errori commessi da Bruxelles nella lotta alla pandemia. Una nuova battaglia che il premier sta combattendo pure sul fronte interno con le Regioni.

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Stiamo dunque assistendo all’ultimo colpo di reni di Supermario che, senza spezzare le reni a nessuno e senza tanti pianti greci, sta cercando di cambiar marcia anche al grido «Ingannati sui vaccini , no all’export». E Draghi non guarda in faccia a nessuno, neppure alla presidente Ue, Ursula Von der Layen, che da buona tedesca ha continuato a navigare sulla stessa rotta della Merkel. Un cambiamento di direzione opportuno, quello italiano, come dimostra la vicenda AstraZeneca che si è rivelata un clamoroso “boomerang” per l’Unione. Non è un caso che la stessa Merkel abbia dovuto fare ammenda dopo essere stata contestata dai connazionali e dall’autorevole “Der Spiegel” che si è chiesto se i tedeschi fossero diventati nuovamente incapaci.

A ben vedere, non c’è nulla di nuovo sotto il sole perché Draghi è sempre stato abituato ai colpi di scena quando era necessario.. Uno fra i tanti: ai tempi del governo Amato, quando lui era al Tesoro, fu il vero artefice delle privatizzazioni sotto la regia del Dottor Sottile riuscendo anche a noleggiare il “Britannia”, il panfilo della regina Elisabetta, per cercare di convincere i finanzieri internazionali ad investire nelle aziende italiane che stavano uscendo dalla galassia pubblica dell’Iri. Ma a far compiere a Draghi il vero salto di qualità era poi stato, appunto, quel “whatever it takes”. E adesso la battaglia dei vaccini: proprio il personaggio che gli americani chiamavano “the unitalian” perché il suo “look” sembrava così poco italiano si sta sempre più rivelando un italiano doc.

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