Lotta alla pandemia

Draghi: «Senza vaccinazione si deve chiudere tutto di nuovo»

Dopo la cabina di regia approvate in Consiglio dei ministri le nuove norme di contrasto al Covid

di Nicola Barone

(AFP)

I punti chiave

  • «Green pass è misura che dà serenità, non la toglie»
  • «Appello a non vaccinarsi è appello a morire»
  • «Obbligo per i lavoratori? Ci stiamo pensando»
  • «Faremo tutto per inizio scuola in presenza»
  • «Sulla giustizia aperti a miglioramenti tecnici»

3' di lettura

«Gli italiani si vaccinino, devono proteggere se stessi e le loro famiglie». L’invito è di Mario Draghi che in conferenza stampa ha fatto il punto della situazione dopo il Consiglio dei ministri, chiarendo che il green pass non è «arbitrio» ma una condizione per non chiudere le attività produttive. A oggi, dice il presidente del Consiglio, «abbiamo inoculato 105 dosi ogni 100 abitanti, come la Germania, più di Francia e Usa».

Per il premier «l’economia va bene, si sta riprendendo e l’Italia cresce a un ritmo anche superiore a quello di altri Paesi europei». Tuttavia la variante Delta «è anche più minacciosa di altre varianti», di qui l’esigenza di rimodulare le norme di controllo dell’epidemia.

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«Green pass è misura che dà serenità, non la toglie»

«L’estate è già serena per gli italiani è già serena e vogliamo che rimanga tale. Con il green pass gli italiani possono contare a esercitare le proprie attività e divertirsi con la garanzia di trovarsi con persone che non sono contagiose. È una misura che dà serenità, non la toglie», tiene a precisare il premier dopo le polemiche (interne alla stessa maggioranza) per un allargamento del suo utilizzo in chiave di contrasto al virus. I numeri raggiunti nella campagna vaccinale vengono evidenziati con soddisfazione. L’obiettivo che il generale Figliuolo si diede di somministrare almeno 60 milioni di vaccini entro il 20 luglio «è stato superato». Nel dettaglio, sottolinea Draghi, «circa due terzi degli italiani con più di 12 anni ha ricevuto prima dose, oltre la metà ha completato il ciclo vaccinale».

«Appello a non vaccinarsi è appello a morire»

«L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire». Senza giri di parole Mario Draghi in conferenza stampa, spinto da una domanda a pronunciarsi su alcune frasi di Matteo Salvini, puntualizza quella che è stata l’architrave della sua azione di governo nella lotta al Covid. Con ricadute da scongiurarsi, in una fase di recrudescenza della pandemia, anche sul versante non trascurabile dell’economia. «Senza vaccinazione», taglia corto qui Draghi, «si deve chiudere tutto di nuovo». Intanto accordo «pieno» nella riunione dell’esecutivo per risarcire le discoteche alle quali non si è potuto consentire l’apertura per ragioni sanitarie.

«Obbligo per i lavoratori? Ci stiamo pensando»

Quanto all’obbligo vaccinale per i lavoratori proposto da Confindustria il premier chiarisce che la valutazione è in corso e delle risposte potrebbero arrivare in tempi brevi. «Ci stiamo pensando, è una questione complessa e da discutere anche con i sindacati». Dal decreto approvato in Consiglio dei ministri sono rimaste fuori tre aree citate espressamente ovvero scuola, trasporti e lavoro. «Aspetti che verranno affrontati molto rapidamente, dalla settimana prossima», preannuncia il presidente del Consiglio.

«Faremo tutto per inizio scuola in presenza»

Con larga parte dei giovani non immunizzati e una quota di personale che ancora manca all’appello cresce nel frattempo la preoccupazione per la ripresa delle lezioni a settembre. «Tutto quello che si dovrà fare per assicurare l’obiettivo di tutti in presenza all’inizio della scuola sarà fatto», aggiunge il premier a riguardo. In una nuova lettera inviata alle Regioni il commissario per l’Emergenza ha spinto per dare priorità alle somministrazioni nei confronti degli studenti di età uguale o superiore ai 12 anni.

«Sulla giustizia aperti a miglioramenti tecnici»

In Consiglio dei ministri è stata poi chiesta l’autorizzazione a porre la questione di fiducia sulla riforma del processo penale. «C’è stato un testo approvato all’unanimità questo è un punto di partenza, siamo aperti a miglioramenti di carattere tecnico», assicura Draghi. «Anche le interlocuzioni con la magistratura e con altre parti ha arricchito la discussione. Da parte del governo c’è la massima disponibilità a sentir tutti». Il punto è però politico e chiama in causa la responsabilità dei partiti al di là delle diverse posizioni di bandiera. «Si arriva a chiedere la fiducia quando si ha la certezza che certe differenze sono incolmabili. Ma una riforma così deve essere condivisa, la fiducia serve a misurare la forma di consenso che una riforma ha. Questo può valere su provvedimenti relativamente meno importanti. Per questi provvedimenti così importanti, anche se passano con la fiducia, un cambiamento della coalizione porta a una cambiamento di una decisione presa con tanta difficoltà ma per garantire permanenza bisogna che le riforme siano condivise».

Esclusa mini-riforma del Fisco la prossima settimana

Infine un passaggio sull’altro terreno in cui è impegnato il governo negli ultimi giorni, la rimodulazione dell’impianto tributario che nelle grandi linee ha anticipato il responsabile dell’Economia, Daniele Franco (una riforma «ampia, organica e condivisa», puntando sul superamento dell’Irap e con una possibile revisione dell’Iva). Su ciò Draghi non vede all’orizzonte un intervento immediato. «Se la prossima settimana ci sarà la mini-riforma fiscale in Consiglio dei ministri? Lo escluderei».

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