Presidente del Consiglio

Draghi: a fine marzo stop allo stato d’emergenza. Nessuno scostamento di bilancio

«Grazie ai vaccini 80mila morti in meno nel 2021», dice il presidente del Consiglio in conferenza stampa

di Nicola Barone

Draghi ringrazia Governo Conte II: "Ha preso decisioni in situazione di straordinaria difficoltà"

3' di lettura

A fine marzo stop allo stato d’emergenza. Così il premier Mario Draghi al termine della riunione del Consiglio dei ministri che ha approvato la road-map per uscire dalle restrizioni Covid. Un percorso che passa per il superamento di buona parte degli strumenti individuati per controllare la pandemia. «Per quella data scioglieremo il Cts, il cui lavoro non è finito, continuerà con l’Istituto superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità», aggiunge Draghi. «Anche a nome del governo, ringrazio il professor Locatelli e il professor Brusaferro e tutti i membri presenti e passati del Comitato tecnico-scientifico. Se uno esamina la situazione di questi anni, il Cts ha dato un supporto straordinario a decisioni difficilissime prese da questo e dal precedente governo. Ha dato il supporto psicologico per dire che le decisioni erano prese con il supporto della scienza, non sulla base di sensazioni. Questo per chi prende decisioni è essenziale».

Con vaccini evitati 80mila decessi nel 2021

Un dato «importantissimo» è che «grazie a vaccini sono stati evitati quasi 80mila decessi in più in italia nel solo 2021», rimarca il premier sottolineando che il Green pass «è stato un grande successo». Nel prossimo futuro la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo «si trasforma e perseguirà» l’obiettivo della ordinarietà della vaccinazione che sarà «svolta dal ministero della Salute e dalle Regioni».

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Arrivati a obiettivo normalità

Intanto la situazione attuale, conseguita con grandi sacrifici da parte degli italiani di cui spesso all’estero si lamenta lo scarso senso civico, permette margini di sicurezza maggiori. «Come avevo anticipato alla fine dello scorso anno, l’obiettivo del governo era il ritorno alla normalità, a riconquistare la nostra socialità». E «credo che i provvedimenti approvati oggi riconoscano che questo è uno stato a cui siamo arrivati».

Ucraina, se serve sanzioni saranno rinforzate

Passando invece al quadro internazionale, l’istantanea scattata dal presidente del Consiglio rimane ancorata a sostanziale realismo in mancanza di un dialogo tra le parti. «Oggi tutti cerchiamo la pace, ma purtroppo il presidente Putin non vuole la pace». Nel frattempo le ricadute sulla popolazione e il tessuto produttivo interno si fanno tangibili. «Questa situazione ha dato origine a insufficienze nelle forniture di tante cose, benzina, gasolio, elettricità, gas, prodotti alimentari e le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia, molto stringenti, hanno indubbiamente anche conseguenze su di noi. Il governo tanto è convinto che queste sanzioni siano appropriate e possano essere rinforzate in futuro se lo richiede l’evoluzione della guerra, quanto è pronto e sta lavorando per aiutare imprese e famiglie». Allo stesso tempo, «l’invio di armi e l’applicazione di sanzioni dannose anche per noi, sono strumenti necessari che dobbiamo usare per difendere l’Ucraina e la nostra democrazia, la nostra libertà e i nostri valori fondanti».

Nessuno scostamento di bilancio

Resta il problema delle risorse immediatamente disponibili per gli interventi necessari. In vista del Consiglio dei ministri in agenda venerdì 18 per fronteggiare la situazione con misure ad hoc «è importante capire che c’è una necessità, bisogna affrontarla e bisogna prendere provvedimenti. Questa è la parte importante. E i provvedimenti devono essere adeguati. Si chiede uno scostamento, ma in realtà bisognerebbe chiedere se i provvedimenti presi sono adeguati. Come ci si arriva è un altro discorso». Domani in ogni caso, precisa Draghi, «non è previsto uno scostamento di bilancio». L’anticipazione del Def prima della fine del mese sarà poi l’occasione «per analizzare la situazione economica».

No ad allarmi ma se cose peggiorano logica razionamenti

In conto va messo ogni sviluppo del conflitto militare, anche se poco gradito e da scongiurare. «Se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare ad entrare in una logica di razionamenti», si limita a segnalare Draghi. Il premier ha premesso che non siamo in questa situazione, ma che bisogna «prepararci a questa evenienza». «Da qui a lanciare l’allarme», tuttavia, «ce ne corre».

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