Giorno del ricordo

Draghi: «I confini non siano causa di conflitti»

Un cammino di riconciliazione e l’omaggio a tutte le vittime di quegli anni, italiane e slave

di Nicoletta Cottone

Draghi: "Lavoro per un'Italia affidabile, tutti dobbiamo batterci"

3' di lettura

«Con il “Giorno del Ricordo” continuiamo questo cammino di riconciliazione e rendiamo omaggio a tutte le vittime di quegli anni, italiane e slave». Lo ha detto il premier Mario Draghi nel suo intervento al Senato in occasione della cerimonia per la Giornata del ricordo. «La ricorrenza di oggi deve essere anche un’occasione per rafforzare i legami con i nostri vicini. Dobbiamo guardarci l’un l’altro con benevolenza e con rispetto. Non fare dei confini una causa di conflitto. Ed evitare che gli errori del passato diventino motivo di divisione o di risentimento», ha detto il premier.

Il pericolo dei totalitarismi e della violenza politica

«Desidero prima di tutto ringraziare i rappresentanti delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati e dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - ha detto Draghi - per le loro parole di oggi e per i loro sforzi in tutti questi anni. Il “Giorno del Ricordo” – istituito nel 2004 - ci impone di fermarci e riflettere sulle terribili sofferenze vissute dagli italiani nell'Alto Adriatico intorno alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi commemoriamo le donne e gli uomini uccisi per mano dei partigiani jugoslavi e del regime comunista di Tito. E ricordiamo tutti coloro che furono costretti a lasciare la propria terra. Le loro storie sono un avvertimento quanto mai attuale del pericolo rappresentato dai totalitarismi e dalla violenza politica. Perché quelle divisioni, quell'odio, quei soprusi non trovino mai più spazio in Europa».

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Il cammino della riconciliazione

«Con il “giorno del Ricordo” - ha sottolineato Mario Draghi - continuiamo questo cammino di riconciliazione e rendiamo omaggio a tutte le vittime di quegli anni, italiane e slave. Lo stesso percorso che ha portato nel 2020 il presidente Mattarella a tenere per mano il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor a Basovizza. Un allineamento “di tutte le stelle”, come ha detto in quell'occasione il presidente sloveno. Per fare “patrimonio comune” del passato, nelle parole del presidente Mattarella».

Casellati: «Riflettere su una delle più grandi tragedie del Novecento»

Questo giorno «dedicato alle vittime delle foibe e al ricordo dell’esodo giuliano dalmata» ci riunisce «per riflettere su una delle più grandi tragedie del Novecento e per proseguire il comune cammino contro ogni forma di oblio, nella consapevolezza che la memoria è la prima pietra su cui costruire un autentico percorso di pace e riconciliazione». Lo ha detto la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, in un passaggio del suo intervento a Palazzo Madama alle celebrazione del Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle Foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.

Importante la testimonianza di sopravvissuti e discendenti

«Se oggi queste storie di sofferenza - ha sottolineato Casellati - sono divenute parte integrante della coscienza collettiva è grazie al percorso che, passo dopo passo, ci ha consentito di portare alla luce la verità. È un risultato che dobbiamo innanzitutto all'importante testimonianza di chi è sopravvissuto, dei loro discendenti e delle associazioni che voi rappresentate». Alla cerimonia è presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oltre al premier Mario Draghi, alla vice presidente della Corte costituzionale Daria De Pretis, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, al presidente della FederEsuli Giuseppe De Vergottini e alla vice presidente vicaria nazionale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Donatella Schűrzel.

Una memoria su cui costruire nuove prospetive di pace, solidarietà e sviluppo

«Il vostro impegno, animato non dal risentimento o dal rancore, ma dalla ferma volontà di rendere giustizia alla memoria di tante donne, uomini e bambini innocenti, ha consentito di trasformare il ricordo personale e familiare in memoria condivisa», ha sottolineato Casellati, ricordando come si tratti di «una memoria su cui costruire nuove prospettive di pace, solidarietà e sviluppo. Grazie anche all'avanzare del processo di integrazione europea, al crollo di muri, regimi e totalitarismi, all'affermazione sul piano globale di libertà, diritti e valori condivisi e ai sempre più solidi rapporti di collaborazione bilaterale tra l'Italia e i Paesi di confine».


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