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Draghi: «Il rallentamento economico è più lungo del previsto»

Il governatore della Bce ha espresso nuova preoccupazione per la situazione congiunturale dell’Unione europea. Per alleggerire il compito dell’istituto monetario nel rilanciare l’economia, l’economista ha chiesto ai paesi di mettere mano ai bilanci

di Beda Romano


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Ultima audizione di Mario Draghi al Parlamento Ue (Epa)

2' di lettura

BRUXELLES – Nella sua ultima audizione prima della fine del mandato, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha espresso nuova preoccupazione per il rallentamento economico, confermato dai più recenti indici previsionali. Per alleggerire il compito dell’istituto monetario nel rilanciare l’economia, l’economista ha chiesto ai paesi di mettere mano ai bilanci, salvo quando devono fare i conti con debiti elevati.

Questi ultimi governi devono invece perseguire «politiche prudenti». Parlando dinanzi alla commissione affari monetari del Parlamento europeo, il banchiere centrale ha affermato che l’attuale rallentamento economico «si sta protraendo più del previsto», tanto che dati recenti non mostrano «segnali convincenti di un rimbalzo dell’attività economica» nel futuro a breve termine. In questo senso, ha spiegato l’economista ,«le prospettive di crescita restano a rischio di ribasso». Ha confermato che la politica monetaria rimarrà molto accomodante nel futuro prevedibile.
«Paesi che hanno un relativamente importante settore manifatturiero sono più vulnerabili di altri dinanzi a un rallentamento del ciclo economico – ha fatto notare Mario Draghi -. La Germania, per esempio, rappresenta il 28% del prodotto interno lordo della zona euro, ma nel contempo rappresenta il 39% del valore aggiunto dell'industria della zona euro. Non per altro, proprio la Germania è tra i paesi maggiormente colpiti dalla freneta economica».

Il presidente dell’istituto monetario ha ribadito che il consiglio direttivo è pronto «a ridurre ulteriormente i tassi d’interessi, se necessario». Le decisioni del consiglio direttivo, prese a maggioranza, sono state sorprendentemente criticate da alcuni governatori nazionali (si veda Il Sole/24 Ore del 14 settembre). Come a Francoforte due settimane fa, il banchiere centrale ha messo l’accento sulla necessità di rilanciare l’economia anche attraverso misure di bilancio. «I governi con margini di bilancio dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo» per contrastare il rallentamento, ha detto Mario Draghi. «Governi nei paesi con debiti pubblici elevati dovrebbero perseguire politiche prudenti e rispettare gli obiettivi di deficit strutturale». Lo sguardo corre a Roma. In una lettera del premier Giuseppe Conte e dall’allora ministro dell’Economia Giovanni Tria, l’Italia si è impegnata «in un miglioramento del disavanzo strutturale» (si veda Il Sole 24 Ore del 4 luglio).

Infine, nella sua audizione, l’utima prima della fine del suo mandato prevista il 31 ottobre, il banchiere centrale è tornato sulla necessità di completare il riassetto istituzionale della zona euro. «Ignorare la necessità di correggere le rimanenti debolezze istituzionali dell’unione monetaria – ha avvertito – provocherebbe seri danni alle misure già adottate». I ministri delle Finanze stanno negoziando con evidenti difficoltà la nascita di un bilancio della zona euro.

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