Verso il Consiglio Ue

Ddl Zan, Draghi: «L’Italia è uno Stato laico non confessionale, il Parlamento è libero di legiferare»

Le fasi di ripresa dalle crisi recenti, ha detto il premier, hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne

di Nicoletta Cottone

Ddl Zan, Draghi: “Siamo un paese laico, il Parlamento è libero di legiferare”

7' di lettura

Ripresa economica, pandemia, vaccini, migrazioni. E argomenti di politica estera, come i rapporti con Turchia e Russia e le crisi in Etiopia e nel Sahel. Sono i temi in agenda illustrati dal premier Mario Draghi alla Camera in mattinata e poi al Senato nel pomeriggio, nel corso delle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno. L'interlocuzione con il Parlamento, ha ricordato il premier «è essenziale per meglio definire la posizione del nostro Paese su temi di grande rilevanza per la vita dei nostri cittadini e delle nostre istituzioni». Al termine delle dichiarazioni di voto la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza con 211 sì e 18 no. Anche l’Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza, con 202 voti favorevoli, 24 contrari, 9 astenuti. Respinte tutte le altre risoluzioni.

L’Italia riparte

La situazione economica europea e italiana è in forte miglioramento, ha detto il premier Draghi. «Secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2021 e nel 2022 l'Italia crescerà rispettivamente del 4,2% e del 4,4%, come l'Ue nel suo complesso. Molti degli indicatori che abbiamo a disposizione ci indicano che la ripresa sarà ancora più sostenuta». Draghi ha sottolineato che gli ultimi dati sulla fiducia di imprese e consumatori, riferiti al mese di maggio, sono «in marcato aumento». Si registra per le imprese, una forte accelerazione rispetto alla tendenza positiva degli ultimi mesi, «ed è il dato più alto da febbraio 2018. Anche il commercio estero è ripartito». Le esportazioni «sono cresciute notevolmente non solo rispetto all'anno scorso – quando il loro livello era stato eccezionalmente basso – ma anche rispetto a due anni fa, segnando un +7,4%».
Sempre ad aprile, l'indice della produzione industriale è aumentato dell'1,8% rispetto a marzo. «La fiducia, insomma, sta tornando», ha detto Draghi.

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Ddl Zan: l’Italia è un paese laico

«Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è libero di discutere e legiferare», ha detto il premier Mario Draghi rispondendo alla domanda posta dal senatore Alessandro Alfieri del Pd sul ddl Zan e sulla mossa del Vaticano che ha chiesto di rimodulare la legge contro l’omotrasnfobia. «Il nostro ordinamento - ha precisato il premier - contiene tutte le garanzie per verificare che le nostre leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa». Draghi aveva annunciato che avrebbe espresso il suo parere sul ddl Zan nel corso della conferenza stampa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Cinecittà, rispondendo a una domanda. «È una domanda importante - aveva detto Draghi - domani (il 23 giugno, ndr) sarò tutto il giorno in Parlamento, me lo chiederanno sicuramente e risponderò in modo più strutturato di quanto potrei fare oggi». E al Senato il problema è stato posto dal senatore Alessandro Alfieri, che è intervenuto a nome del Pd in Senato dopo le comunicazioni del premier Mario Draghi a palazzo Madama. «Auspichiamo, rispetto alle ultime evoluzioni, che si guardi al Parlamento. Il Parlamento lavorerà ascoltando, dialogando, con rispetto delle norme nazionali e internazionali ma ci ispireremo ai principi della laicità, Libera Chiesa in libero Stato», ha detto Alessandro Alfieri. E Draghi ha risposto.

Draghi al Senato per le comunicazioni sul Consiglio europeo

La crescita alta consentirà ridurre rapporto debito/pil

«Raggiungere tassi di crescita notevolmente più alti di quelli degli ultimi decenni - ha sottolineato il premier - ci permetterà anche di ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è aumentato di molto durante la pandemia. E ci consentirà di creare nuovi lavori, fondamentali per affrontare le transizioni, come quella digitale e quella ambientale».

Tenere alta la domanda e creare nuovi lavori

Nella pandemia «abbiamo protetto i posti di lavoro e l’occupazione, aiutato le imprese a superare le situazioni di crisi di liquidità, ora dobbiamo tenere alta la domanda», ha poi detto Draghi nel suo intervento in Senato in vista del Consiglio europeo. «É fondamentale mantenere a livello europeo una politica di bilancio espansiva nei prossimi mesi. Durante la pandemia, abbiamo impiegato risorse ingenti per proteggere la capacità produttiva della nostra economia. Ora dobbiamo assicurarci che la domanda aggregata sia in grado di soddisfare questi livelli di offerta. Raggiungere tassi di crescita notevolmente più alti di quelli degli ultimi decenni ci permetterà anche di ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è aumentato di molto durante la pandemia. E ci consentirà di creare nuovi lavori, fondamentali per affrontare le transizioni, come quella digitale e quella ambientale».

L’atmosfera è cambiata, anche per l’arrivo Biden

«Il G7, il vertice Nato, vari incontri bilaterali” dimostrano “che l’atmosfera generale è cambiata. Le economie vanno bene, in alcuni casi benissimo, l’epidemia sembra essersi attenuata. E il passaggio da Trump a Biden è il terzo motivo di sollievo. L’opera di ricostruzione è basata sul negoziato, sul multilateralismo, se volete sul compromesso. Questa è l’atmosfera generale», ha detto il premier Mario Draghi nella replica al Senato.

I rischi sul fronte epidemiologico

Il premier ha parlato dei rischi che comporta la situazione epidemiologica che, «sebbene in forte miglioramento, deve essere monitorata con attenzione» ha detto Draghi puntando l’obiettivo sulla necessità di «tenere sotto controllo l'emergere e il diffondersi di nuove e pericolose varianti, che possono rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti». Nel suo intervento il premier Draghi ha sottolineato i rischi legati alle varianti, e in particolare alla cosiddetta “variante Delta”, che «ci impongono di procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità». Ha ricordato alcuni numeri : la scorsa settimana in tutta l’Ue abbiamo registrato circa 90mila casi e ci sono stati 2.600 decessi dovuti al Covid-19, mentre due mesi fa, i casi erano circa un milione a settimana e i decessi settimanali erano sei volte quelli attuali. «Questo miglioramento è merito della campagna vaccinale che procede in modo spedito». Nell’Unione europea più di metà della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose di vaccino, in Italia la quota è quasi del 60% e circa il 30% della popolazione adulta ha completato l’intero ciclo di vaccinazione.

Il pericolo inflazione

Il secondo potenziale pericolo, ha sottolineato il presidente dei Consiglio dei ministri, «è l'inflazione, che nell'area euro ha raggiunto il 2% a maggio dopo l'1,6% ad aprile». C'è largo consenso che, a oggi, «questo aumento sia temporaneo perché legato a un recupero della domanda, a strozzature dell'offerta e a effetti contabili». Draghi ha sottolineato come l'inflazione cosiddetta “core”, che esclude le componenti più variabili come l'energia, rimane molto bassa nella zona euro, anche se è in crescita negli Stati Uniti. Ma l’attenzione deve restare alta, «affinché le aspettative di inflazione restino ancorate al target di medio termine.E dobbiamo monitorare il rischio di una divergenza tra l'economia della zona euro e quella statunitense, e le implicazioni che questa avrebbe per la politica monetaria della Bce e della Federal Reserve».

Nessun pericolo che il patto di stabilità resti uguale

«Sul patto di stabilità e crescita non ci sono pericoli che possa essere ripresentato nella stessa formula di prima. La discussione è solo all’inizio, credo che andrà avanti fino a tutto il 2022, solo nel 2023 arriveremo a una proposta condivisa da tutti», ha detto il premier Mario Draghi, nella replica alla Camera.

Il rapporto debito-pil salito di 15,8 punti in Italia

Un ulteriore rischio è legato al debito. «Nel corso del 2020, il rapporto debito-Pil nell'Ue è salito di 16,7 punti percentuali; in Spagna di 25,7, in Francia di 18,5 e in Italia, di 15,8 punti. Nel 2020, i governi europei hanno utilizzato in maniera corposa le garanzie statali, per un totale di 450 miliardi di euro nei soli quattro Paesi più grandi dell'Unione», ha detto Draghi. Il premier ha sottolineato come una politica di bilancio espansiva sia « essenziale per preservare ritmi di crescita sostenuti che, a loro volta, permetteranno di ridurre l'indebitamento.Tuttavia, è importante che tutti i governi si impegnino a tornare a una politica di bilancio prudente, una volta che la crescita sarà di nuovo sostenibile». Serve a rassicurare gli investitori, prevenire eventuali rialzi dei tassi d'interesse, e dunque favorire gli attuali programmi di investimenti.

Penalizzati meno abbienti, donne e giovani

L'ultimo rischio, ha detto il premier, riguarda la coesione sociale e la sostenibilità ambientale. «Le fasi di ripresa dalle crisi recenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne.Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica, che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese.Questa volta dobbiamo agire diversamente». Servono, ha detto, «politiche attive del lavoro efficaci, per aiutare chi ha bisogno di formazione per trovare un nuovo impiego». Il Consiglio europeo discuterà di come garantire una crescita durevole e sostenibile, anche grazie alle risorse del Next Generation Eu.



Sul Recovery Plan cammino impegnativo, occhi Ue sono sull’Italia

Ha parlato del Recovery plan. «Come ho avuto modo di dire ieri alla presidente von der Leyen, l’approvazione da parte della Commissione è infatti soltanto il primo passo. Nei prossimi mesi ci aspetta un cammino impegnativo, per avviare i progetti di investimento previsti e per portare avanti l'agenda di riforme. Gli occhi dell'Europa sono sull'Italia», ha sottolineato Draghi. «Il nostro - ha rimarcato Draghi - è il programma più di sostanza, più grande», «pari a 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 30 miliardi del fondo complementare. Il successo del programma Next Generation Eu dipende in larga parte da noi», ha avvertito il premier.

Migranti, serve un’azione più incisiva sui rimpatri

«Vogliamo che il Consiglio promuova un’azione più incisiva sui rimpatri - ha sottolinato Draghi -, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari. Più in generale, serve una maggiore considerazione dal punto di vista politico e finanziario delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale e occidentale. Oggi è privilegiata soprattutto la rotta orientale, sul piano giuridico e finanziario».

Bisogna gestire anche l’immigrazione legale

«Bisogna gestire anche l’immigrazione legale», ha sottolineato Draghi nella replica alla Camera. «I flussi legali non basta importarli, bisogna integrarli, altrimenti facciamo un danno innanzitutto a noi stessi perché la mancanza di integrazione significa produzione di esseri ostili. E se non integriamo - ha detto il premier - produciamo potenzialmente dei nemici»

Russia: «Mantenere i principi chiave che governano rapporti con Ue»

«Per quanto riguarda la Russia, si farà riferimento alle conclusioni del Consiglio europeo straordinario di maggio e si ribadirà l'impegno ai principi chiave che governano la relazione tra Ue e Russia», ha affermato Draghi, nelle comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo.

Stabilizzazione del Sahel è una priorità per l’Italia

«Nelle conclusioni del Consiglio Europeo sono previsti riferimenti alle crisi nel Sahel e in Etiopia. La stabilizzazione del Sahel rappresenta una priorità per l’Italia. Negli ultimi anni abbiamo ampliato il nostro impegno nella regione, sia sul piano politico, sia su quello della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza nel campo della sicurezza. A riprova dell’attenzione italiana ed europea alla stabilità della regione del Sahel, è opportuno ricordare la nomina, il 21 giugno, dell’On. Emanuela Claudia Del Re come Rappresentante Speciale dell’Ue per il Sahel».

Per la Libia occorre uno specifico impegno Ue sotto l’egida delle Nazioni Unite

Nelle comunicazioni al Parlamento il premier ha sottolineato che «occorre uno specifico impegno dell’Unione europea per la stabilità in Libia, auspicabilmente sotto gli auspici delle Nazioni Unite».

Etiopia, serve il cessate fuoco immediato nel Tigray

Il premier ha parlato anche dell’Etiopia. «Per quanto riguarda la grave crisi umanitaria nel Tigray, l’Italia continua a fare appello per un immediato cessate il fuoco, il pieno accesso umanitario, la fine degli spostamenti forzati. Chiediamo inoltre indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani, e l’avvio di un percorso di riconciliazione nazionale. Lo facciamo nel solco dei tradizionali rapporti di amicizia e collaborazione bilaterale e del pieno sostegno al processo di riforme e allo sviluppo del Paese».

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