Nei sotterranei della scienza

Draghi ai laboratori del Gran Sasso: «Visita nello straordinario. La ricerca sia al centro della crescita dell’Italia»

Accompagnato dal Nobel per la fisica Parisi il premier ha ricordato che nel Pnrr ci sono oltre 30 miliardi per istruzione e ricerca e ha chiesto attenzione per il merito e per le donne

di Nicoletta Cottone

Draghi: "Lavoro per un'Italia affidabile, tutti dobbiamo batterci"

5' di lettura

«Una visita nello straordinario, un posto incredibile. Complimenti veramente a tutti quelli che ci lavorano e anche complimenti a chi lo costruì tanti anni fa. Se non ci si viene non si immagina che cosa è». É stato il primo commento del premier Mario Draghi, dopo la visita ai Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare. Una eccellenza nazionale, laboratori che il mondo ci invidia. Il premier, giunto in elicottero, è stato accompagnato dal professor Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi. Draghi ha ricordato incontrando la comunità scientifica dei laboratori, che gli esperimenti che si svolgono lì «vi rendono un punto di riferimento per la comunità scientifica mondiale». Draghi in serata sarà a Parigi, all’Eliseo, per una cena di lavoro con il presidente francese Macron.

Nella visita Draghi è stato accompagnato anche dal direttore dei Laboratori nazionali del Gran Sasso Ezio Previtali, dal presidente dell'Infn Antonio Zoccoli e da ricercatori e ricercatrici dei laboratori. Draghi ha incontrato poi la comunità scientifica dei laboratori e le autorità nella Sala Conferenze “E. Fermi”, all’esterno dei laboratori, alla presenza anche di Lucia Votano, che ha diretto i Laboratori del Gran Sasso dal 2009 al 2012.

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Nel Pnrr 30 miliardi a progetti di istruzione e ricerca

«La ricerca deve essere al centro della crescita dell'Italia», ha sottolineato il premier. «Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza - ha detto Draghi - investiamo oltre 30 miliardi in istruzione e ricerca. Finanziamo fino a 30 progetti per infrastrutture innovative di rilevanza europea. Nei prossimi 4 anni, destiniamo 6,9 miliardi di euro alla ricerca di base e applicata. A dicembre abbiamo pubblicato bandi, che si sono chiusi questa settimana, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro.Finanzieranno cinque Centri nazionali, gli Ecosistemi dell’innovazione territoriali e le infrastrutture di ricerca e di innovazione.Il nostro obiettivo è favorire il progresso scientifico e coinvolgere le nostre migliori competenze».

Puntare sulle donne

«Realizzare il pieno potenziale della ricerca vuol dire puntare su chi è stato spesso ai margini di questo mondo: le donne. Per troppo tempo le posizioni di vertice nella ricerca scientifica sono state appannaggio degli uomini», ha ricordato Mario Draghi. «Oggi sono molte di più le ricercatrici italiane che si affermano ai massimi livelli. Penso a Lucia Votàno - che è qui con noi - la prima donna a dirigere i Laboratori del Gran Sasso. E a Fabìola Gianotti, direttrice del Cern e coordinatrice del progetto che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs. Un numero sempre maggiore di scienziate guida progetti che spingono in avanti le frontiere della ricerca. Questi Laboratori, dove otto su 14 responsabili di progetto sono donne, costituiscono un esempio per tutti».

Promuovere la cultura del merito

Il premier ha anche sottolineato l’importanza di «promuovere la cultura del merito, con la consapevolezza che i risultati possono non essere immediati. Perché, come ci ricorda il professor Parisi, “il lavoro migliore di una vita di ricerca può saltare fuori per caso” e le sue applicazioni “apparire in campi assolutamente imprevisti”».

Senza ricerca non c’è innovazione, senza innovazione non c’è progresso

Draghi ha ricordato come la pandemia abbia «riproposto la centralità della scienza per le nostre vite e per la nostra società. È il silenzioso lavoro dello scienziato a fare la differenza tra la morte e la vita, tra la disperazione e la speranza. Vale per lo sviluppo di vaccini e di medicinali, come per la lotta al cambiamento climatico. Senza ricerca non può esserci innovazione, e senza innovazione non può esserci progresso». Il premier ha ricordato «che per troppi anni, l’Italia non ha saputo accompagnare i suoi scienziati con la convinzione che meritano. Molti di loro sono partiti - non per scelta ma per costrizione. Troppo pochi sono arrivati a portare qui le loro competenze, la loro passione. Colmare questi ritardi richiede coraggio, determinazione, ma - come ha ricordato oggi il professor Parisi - soprattutto necessita di continuità. Tocca a noi tutti prenderci cura della scienza, come la scienza si è presa cura di noi».

Ancora poche ragazze scelgono gli studi scientifici

«Sono però ancora troppo poche le ragazze - ha detto il premier - che scelgono studi scientifici.Tra le giovani immatricolate nelle università italiane, solo una su cinque sceglie le cosiddette materie “Stem” - scienza, tecnologia, ingegneria e matematica - la metà circa degli uomini. Si tratta di diseguaglianze che partono da lontano, addirittura dall'infanzia. Lo ha ricordato nel 2010 un'altra grande scienziata, Margherita Hack, parlando dell’importanza di aver avuto genitori che non le avevano trasmesso comportamenti legati a stereotipi di genere».

Il lavoro pionieristico di Parisi

Il premier si è detto «particolarmente felice di aver visitato i Laboratori con Giorgio Parisi, che ringrazio», ha detto il premier, ricordando che «in mezzo secolo di carriera, il professor Parisi ha rappresentato le virtù della scienza: il genio della scoperta, la dedizione alla ricerca, la generosità verso gli allievi e verso la società. Il suo lavoro pionieristico ha aperto nuove vie nei campi della cromodinamica quantistica e dello studio dei sistemi disordinati complessi. Il Premio Nobel lo pone di diritto accanto ai grandi scienziati italiani, come Camillo Golgi, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Emilio Segrè, Giulio Natta, Renato Dulbecco, Carlo Rubbia, e Rita Levi-Montalcini, di cui quest'anno ricorrono i dieci anni dalla scomparsa. Testimonia la vivacità e la ricchezza del nostro mondo scientifico – e della fisica in particolare - che dobbiamo valorizzare più di quanto sia avvenuto in passato.

Il premier Mario Draghi durante la visita ai Laboratori del Gran Sasso (Epa/Palazzo Chigi)


Parisi a Draghi: «Fondamentale la regolarità delle risorse anche dopo Pnrr»

«Il Pnrr investe grandi risorse nella Ricerca ma cosa accadrà dopo? Quante saranno le risorse per la ricerca dopo il Pnrr? Questa risposta è fondamentale. La regolarità delle fonti di finanziamento è fondamentale per la ricerca», ha sottolineato il professore Giorgio Parisi. «Questo Governo ha deciso di usare il Pnrr per fare grandi progetti in Ricerca e Sviluppo, è importante che vengano selezionati i progetti migliori. É assolutamente importante che i bandi per i partenariati siano scritti con attenzione e con le necessarie misure anti trust. L’Italia ha sofferto di un’enorme emorragia di ricercatori italiani verso l’estero. In Italia per molto tempo si è contratto il numero di ricercatori e professori università. La tendenza si è invertita - ha concluso Parisi - restano però dei dubbi per quanto riguarda il futuro».

Lucia Votano: «Abbattere gli stereotipi culturali»

«Sono stata la direttrice dei Laboratori nazionali del Gran Sasso - ha sottolineato Lucia Votano, la fisica che ha diretto i Laboratori del Gran Sasso dal 2009 al 2012, che ha dedicato principalmente la sua ricerca alla fisica astroparticellare - ma dobbiamo continuare ad abbattere gli stereotipi culturali e rendere il nostro paese più accogliente per ricercatrici e ricercatori».

La ricerca nel cuore del Gran Sasso

I Laboratori nazionali del Gran Sasso sono considerati i centri di ricerca sotterranei più grandi e importanti del mondo. L’Istituto - eccellenza italiana e internazionale - svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. Utilizza tecnologie e strumenti di ricerca d’avanguardia che sviluppa sia nei propri laboratori sia in collaborazione con il mondo dell’industria. I laboratori vennero ideati nel 1979 dall’allora presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, il professor Antonino Zichichi e beneficiarono degli scavi in corso per la realizzazione del traforo autostradale sotto il massiccio del Gran Sasso. I lavori iniziarono nel 1982. Il centro di ricerca sotto le viscere del Gran Sasso diventò effettivamente operativo nel 1987.

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